L'INCHIESTA

Bagni chimici, inchesta chiusa passa a Roma

Tra gli indagati anche Guido Bertolaso

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Bagni chimici, inchesta chiusa passa a Roma
L’AQUILA. L’inchiesta sui bagni chimici Sebach posizionati nelle tendopoli dopo il sisma del 6 aprile passa a Roma.


L’indagine, saltata fuori grazie ad un dossier dell’associazione Libera, passa dunque da L’Aquila alla capitale per competenza territoriale. Si parla di una spesa di 34 milioni di euro, «quasi un quarto delle spese per il mantenimento delle tendopoli», ricorda il giornalista e responsabile territoriale di Libera, Angelo Venti che si occupò dell’inchiesta. «Bagni che arrivarono a sfiorare le 4.000 unità con 4 espurghi al giorno: praticamente ogni sfollato poteva produrre fino a 100 litri al giorno di deiezioni».
In questa inchiesta risultano indagati l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso (abuso d’ufficio) , e altre quattro persone. Ieri l’avvocato Filippo Dinacci che difende Bertolaso non ha nascosto il proprio stupore per questa vicenda. «Io non ne so niente», ha spiegato, «e mi domando che cosa c'entri Bertolaso con le procedure di gara per i bagni chimici nelle tendopoli. Non sono mai stato avvisato nè dalla procura dell'Aquila nè da quella di Roma, quindi, non sono al corrente dell'esistenza di questa inchiesta».
«L’indagine sui bagni chimici partì nell’estate del 2009», ricorda ancora Venti, «con l’acquisizione - da parte del capo della squadra mobile Salvatore Gava - dei documenti raccolti dal presidio di Libera già dall’aprile 2009.Bertolaso sarebbe responsabile, secondo le ipotesi, per il mancato controllo della documentazione presentata dalla Sebach, in particolare di un certificato senza data di scadenza. Un secondo filone di indagine riguarda la manutenzione e le pulizie dei bagni nella cui gestione si ravvisano gli estremi di una truffa».
La Protezione civile avrebbe ordinato 4.000 mila bagni, scesi poi a 3.200. Al prezzo di 79, 20 euro al giorno per ogni bagno, compresivi di iva e di ben 4 interventi di espurgo e pulizia giornalieri. Un servizio decisamente eccessivo.
«Con questi criteri», scrisse Venti a dicembre del 2010, «si dovevano raccogliere fino a 3.200 metri cubi di liquami al giorno, con la necessità di utilizzare migliaia di camion e gli inevitabili problemi di smaltimento: difficilmente i depuratori abruzzesi avrebbero potuto accogliere un così alto carico di liquami».

*L’INCHIESTA DI VENTI: «SOLDI NEL CESSO»