RICOSTRUZIONE

L’Aquila ricostruzione, volontario si appella al Friuli: «non lasciamo soli gli aquilani »

L’appello di un soccorritore che sta morendo

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L’Aquila ricostruzione, volontario si appella al Friuli: «non lasciamo soli gli aquilani »
L’AQUILA. Quando le istituzioni locali fanno spallucce non resta che sperare nella sensibilità di altri.

E’ il ragionamento che ha fatto Pierluigi Ricci, volontario della Protezione civile del Friuli -Venezia Giulia, figlio di Abruzzesi (Anversa degli Abruzzi), giunto tra i primi, la mattina del 06 aprile 2009, in soccorso delle popolazioni terremotate de L'Aquila. Dopo aver fatto ritorno nel capoluogo abruzzese, due anni dopo, ha trovato una città in fin di vita ed ha scritto un appello ai friulani già provati dal sisma del 1976, chiedendo di intervenire. «Non lasciamo sola una città che sta morendo», le parole di Ricci.
Questa estate, racconta il volontario, «a oltre due anni dal terremoto sono voluto tornare in quei luoghi. Nella periferia al posto delle tendopoli edifici semplici dormitori senza un’anima una vita comune senza punti di aggregazione per i giovani e per gli anziani. Parlando con la gente apprendo che ancora molte famiglie vivono negli alberghi della costa. Ma quello che più lo ha impressionato sono le condizioni del centro storico con strade senza vita ed edifici imbracati da gabbie di ferro attività commerciali chiuse. Le macerie sono agli angoli delle strade. Non un segnale tangibile di quella ricostruzione da tanti promessa. I finanziamenti per la ricostruzione mai spesi per non chiari impedimenti burocratici».
E ancora, in questi anni, secondo Ricci, i cittadini de L’Aquila sono più volte scesi in piazza e hanno inscenato forme di protesta, anche clamorose, come quando, armati di carriole e pale, hanno cominciato il lavoro di ripulitura delle macerie dalle strade, sostituendosi simbolicamente agli organi istituzionali che avevano fatto tante promesse, mai mantenute.
E infatti che la ricostruzione post sisma si sia trascinata a lungo non è un mistero così come la mancanza di comunicazione tra istituzioni e cittadini che invocano sempre più trasparenza. La rimozione delle macerie è partita solo dopo due anni dal sisma e durante la sua recente visita a L’Aquila il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha ricordato alle istituzioni che «bisogna migliorare la qualità delle informazioni; ci sono molte cose nascoste sotto le carte che non sono arrivate ai cittadini».