LA DEPOSIZIONE

Processo Grandi Rischi. Bertolaso, «grande amore per L'Aquila». Indagata anche la Stati

L’ex numero uno della Protezione civile questa mattina in aula

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Processo Grandi Rischi. Bertolaso, «grande amore per L'Aquila». Indagata anche la Stati
L’AQUILA. Quattro ore e mezzo di deposizione: tanto ha parlato questa mattina in aula nel corso del processo Grandi Rischi Guido Bertolaso

L’AQUILA. Quattro ore e mezzo di deposizione: tanto ha parlato questa mattina in aula nel corso del processo Grandi Rischi Guido Bertolaso

L'ex capo della Protezione civile è imputato di reato connesso (omicidio plurimo colposo), ha risposto a tutte le domande e ha sottolineato che il 30 marzo del 2009, allora capo della Protezione civile, convocò la Commissione Grandi Rischi «solo per informare la popolazione in seguito alla situazione di disagio e panico che si era creata dopo il lungo sciame sismico».
Sulla questione pende la ormai celebre intercettazione telefonica pubblicata da Repubblica.it che è costata all’ex numero uno della protezione civile l’iscrizione nel registro degli indagati.
«Quella riunione non fu un'operazione mediatica nell'accezione dispregiativa del termine», ha spiegato questa mattina, sostenendo che l’iniziativa fu presa per dare «la risposta piu' adeguata alla popolazione, per dare informazioni, visti gli allarmismi anche di persone incompetenti e, addirittura, la divulgazione di notizie incontrollate anche con auto che giravano con gli altoparlanti per le zone interessate dalle scosse».
Tornano alla telefonata intercettata con l’ex assessore Stati Bertolaso ha evidenziato di non aver mai sollecitato risposte rassicuranti ma di aver riferito alla rappresentante locale della protezione civile «opinioni da lui apprese da diversi esperti di sismologia sul fatto che piu' scosse non di grande entita' fanno sì che non ci sia una scossa catastrofica».
 Ai giornalisti che gli chiedevano se fosse soddisfatto dell'andamento della sua deposizione, Bertolaso ha replicato: «Questo sta ai giudici stabilirlo. Per quanto mi riguarda io ho sempre agito in maniera corretta e quindi non ho avuto difficoltà sia a intervenire a quella trasmissione (Ma anche no su la7 con Antonello Piroso, ndr), sia a deporre oggi.  Sono talmente tranquillo della correttezza del mio operato che, pur sapendo che andando a quella trasmissione avrei corso il rischio di essere indagato, come è successo, ci sono andato comunque».
La commissione Grandi rischi è accusata di aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani nella riunione del 31 marzo 2009 inducendo molte delle 309 vittime del sisma a restare a casa.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

IL COMUNICATO STAMPA DA METTERE AGLI ATTI
Sulla riunione organizzata per chiarire quello che stava accadendo in città Bertolaso ha ricordato di aver chiamato De Bernardinis: «gli dissi che alla luce delle ultime scosse era opportuno convocare la commissione. La decisione venne poi avvalorata da un comunicato stampa che uscì il 30 marzo della Protezione Civile della regione Abruzzo e venne rilanciata dall’agenzia Ansa.  Anche alla luce di alcune telefonate che sono state rese pubbliche ritengo che questo sia un documento fondamentale».
Bertolaso ha dunque letto il lancio di agenzia che non era stato messo ancora agli atti. Titolo della notizia: «non sono previste altre scosse a L’Aquila». L’ex numero uno della Protezione Civile ha poi letto il comunicato: «nell’aquilano, non sono previste altre scosse sismiche di alcune intensità. Lo rende noto la salo operativa permanente regionale evidenziando che tutte le informazioni di altro contenuto sono da ritenersi false e prive di fondamento».
Come spiegato via telefono anche alla Stati per Bertolaso quelle erano affermazioni molto gravi.
«Devi dire ai tuoi», spiegò l’ex capo della Protezione Civile all’ex assessore regionale, «di non fare comunicati che dicono che non faranno nuove scosse perché queste sono delle cazzate. Non si dicono mai queste cose quando si parla di terremoti. E’ uscita una agenzia che dice ‘non sono più previste altre scosse’ ma questa cosa non si dice mai Daniela, neppure sotto tortura». «Io non lo sapevo», si scusò Stati, «esco ora dalla giunta e mi scuso per loro».
«Quando devono fare dei comunicati», avverte Bertolaso, «dì che parlassero con il mio ufficio stampa che ormai ha la laurea honoris causa in informazione dell’emergenza, sanno come ci si comporta ed evitano boomerang. Perché se poi c’è una nuova scossa? Il terremoto è un terreno minato».
Da qui la decisione di fare l’incontro: «Questa riunione», continuò Bertolaso, «non è perché siamo preoccupati e spaventati ma perché vogliamo tranquillizzare la gente e facciamo parlare i massimi scienziati».

«ATTO DOVUTO»
Anche l’ex assessore regionale Daniela Stati è stata iscritta nel registro degli indagati nei giorni scorsi insieme a Bertolaso per la telefonata pubblicata nelle scorse settimane da Repubblica. E proprio lei lo conferma sostenendo che si tratti di «un atto dovuto». In una intervista al Tempo l’assessore spiega anche i contorni di quella riunione con gli esperti: «fu una riunione vera e non una finta. Io, che sono profana, vidi esperti, tecnici e scienziati analizzare carte e documenti prima di arrivare a una conclusione».
La Stati oggi non si rimprovera assolutamente nulla. «Tutto quello che ho fatto e detto in quei giorni lo rifarei e lo ridirei perché ho agito con serenità, trasparenza e per il bene di tutti. Al momento del terremoto io ero assessore da 20 giorni e certo non potevo sapere e conoscere tutto. L’allora presidente della Provincia Pezzopane e il sindaco Cialente, invece, avevano uno studio, commissionato e pagato profumatamente alla Abruzzo Engineering, sulla mappatura del territorio e degli edifici, pubblici e privati, che vi ricadevano, le loro condizioni. Lo studio era stato consegnato molto tempo prima e quindi entrambi dovevano sapere quali e quante erano le situazioni di rischio e difformità. Forse poteva essere utile».