Su L'Aquila ora c'è il rischio abusivismo

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Sulla ricostruzione sta per calare una nuova emergenza, quelle dei manufatti provvisori della durata di tre anni, tra cui molte "casette" di legno.*ALLARME PER LA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE DELL'UNIVERSITA' ED IL PATRIMONIO ARTISTICO...

L'AQUILA. Sulla ricostruzione sta per calare una nuova emergenza, quelle dei manufatti provvisori della durata di tre anni, tra cui molte "casette" di legno.

*ALLARME PER LA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE DELL'UNIVERSITA' ED IL PATRIMONIO ARTISTICO...

La loro costruzione è stata autorizzata dopo il sisma mediante una semplice comunicazione per far fronte all'emergenza abitativa.

Secondo una stima, nei comuni del "cratere" sarebbero circa 4 mila, di cui 3 mila solo nel comune dell'Aquila, le strutture provvisorie fatte realizzare da cittadini, imprenditori e anche amministratori pubblici per trovare una soluzione all'inagibilità di migliaia di edifici, principalmente abitazioni, danneggiati a causa del tragico terremoto del 6 aprile 2009.

Soluzioni abitative alternative, quindi, ai 183 edifici (per un totale di circa 4.600 appartamenti) del progetto C.a.s.e e ai 3.400 Map.

A un anno dalla scadenza dei termini, ossia a un anno dall'obbligo di smantellare i manufatti, salvo deroghe, nessuna delle istituzioni che fanno parte della governance del terremoto ha esaminato il problema che presto diventerà un caso e che riguarda direttamente proprio i manufatti provvisori.

Infatti, qualche cittadino si è già mosso, tanto che sui tavoli dei Comuni sono arrivate le primissime richieste di sanatoria per trasformare i manufatti temporanei in definitivi.

Ma quante possibilità ci sono che delle casette in legno non abbiano una durata definitiva ma che entro un paio d'anni, anche a causa di agenti atmosferici, siano non più abitabili?

I cittadini, però, oggi rivendicano il fatto di aver sborsato soldi dopo il sisma e di non aver pesato sullo Stato avendo rinunciato alle soluzioni abitative fornite dallo Stato.

Subito dopo il sisma, infatti, c'è stata la corsa all'acquisto di queste abitazioni e ognuno ha provveduto in proprio per evitare di essere sistemato in albergo o allontanarsi troppo dalla propria zona di residenza.

Però il fenomeno è complesso ed ha molte letture e fattispecie tra cui il non trascurabile rischio della speculazione e dell'abusivismo.

Per ora, alla scadenza dei tre anni, le proroghe sono previste solo per chi abita in una casa "E" non ancora agibile. E' certo, i8nfatti, che per la ricostruzione pesante, quella delle case praticamente distrutte dal sisma, non basteranno 12 mesi di lavori. E gli altri? Dovranno arrendersi alla scadenza o c'è qualche altra possibilità?

Sull'operazione di conoscenza del fenomeno pesa un'altra stima, quella secondo cui solo la metà delle "casette", quindi 2 mila realizzazioni, di cui 1.500 nel comune dell'Aquila, sarebbero "rintracciabili" perché note all'amministrazione in quanto gli uffici hanno ricevuto comunicazione. Gli altri 2 mila manufatti, di cui circa 1.500 nel capoluogo di regione, non sarebbero stati accompagnati dal modulo per la richiesta dell'installazione di manufatti temporanei e quindi non sono a conoscenza delle varie amministrazioni.

Per ora non possono essere considerate abusive perché non sono scaduti i termini dei tre anni, anche se alcune inchieste attivate da esposti hanno portato la procura della Repubblica a chiedere e ottenere il sequestro di alcuni alloggi per irregolarità urbanistiche.

Inoltre, sia il Comune dell'Aquila sia la stessa procura ha fatto ricorso a elicotteri e mezzi aerei per individuare i casi non segnalati, soprattutto su terreni che hanno una destinazione d'uso agricola.

I manufatti sono stati realizzati anche su terreni edificabili e sulle cosiddette aree bianche, quelle, cioé, con vincoli decaduti originariamente previsti dal piano regolatore.

Molto presto, dunque, la città deve essere pronta ad affrontare una nuova emergenza nell'emergenza.

31/03/2011 9.19

* TUTTI I NUMERI DELL'EMERGENZA ABITATIVA

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ALLARME PER LA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE DELL'UNIVERSITA'...

L'AQUILA. L'ospedale dell'Aquila «sta facendo un errore molto grave: non si sta rendendo conto che non può fare a meno dell'Università e che la stessa è una risorsa».

Lo ha detto in una conferenza stampa il professore di Ematologia dell'Università dell'Aquila, Guglielmo Mariani, che circa una settimana fa aveva presentato le sue dimissioni al Rettore, Ferdinando di Orio. «Senza letti dedicati per il ricovero - ha continuato Mariani - la scuola di specializzazione deve cessare, per legge. Ora alla medicina Interna e specialistica Universitaria sono rimasti 14 posti letto in dotazione a copertura della necessità didattiche di 390 studenti di medicina e di circa 50 specializzandi. In queste condizioni è impossibile insegnare».

Negli anni, i posti letto di Medicina Interna Universitaria II ed ematologia, sono passati da 25 a zero.

«Le conseguenze di tutto questo le pagheranno i pazienti - ha detto Mariani -. Vorrei far presente alla città che continua ad essere rapinata di risorse, di cultura e conoscenza e se non si troverà una soluzione ci sarà una diaspora di medici, specializzandi e pazienti verso altre città».

«Vorremo essere partecipi ai tavoli delle decisioni - ha aggiunto la preside della Facoltà di Medicina, Maria Grazia Cifone - e lavorare insieme alla Asl per il raggiungimento di obiettivi comuni».

«Hanno fatto passare questi tagli come necessità legate ai piani di rientro ed ai piani strategici Aziendali e Regionali, ma non è così semplice - ha concluso Mariani - Da parte nostra faremo delle proposte concrete alla Asl per risolvere questi problemi».

...E DEL PATRIMONIO ARTISTICO

La ricostruzione del patrimonio storico artistico ed architettonico abruzzese devastato dal terremoto «sia tra i temi principali dell'agenda del neo ministro dei beni culturali Giancarlo Galan».

Lo chiede la Uil di settore, che sottolinea la necessità, a due anni dal sisma del 6 aprile 2009, di «mettere mano da subito» alla questione delle risorse ma anche alla governance.

E lancia un appello perché cessi la gestione commissariale dei beni artistici abruzzesi: «Galan dica cosa vuole fare sia per la totale mancanza di fondi sia per la totale assenza del ministero, che ha lasciato soli e abbandonati al proprio destino di soprintendenti abruzzesi».

Il sindacato sottolinea che «le risorse sono assolutamente insufficienti» rispetto alla necessità complessiva, stimata in «oltre 3 miliardi e mezzo di euro».

E fa i conti, cominciando dalle risorse ordinarie (825mila euro per la Soprintendenza per i beni architettonici; 360mila alla Soprintendenza al patrimonio storico artistico) a cui si aggiunge la quota destinata all'Abruzzo dai fondi ordinari del Mibac (1 milione 565mila euro da aggiornare alla luce del recente decreto) oltre a 5 milioni 893mila stanziati per il 2011 da Arcus spa.

Bondi, fa notare il sindacato, «aveva promesso di destinare alla ricostruzione dei beni culturali abruzzesi l'1% dei fondi Arcus per 10 anni, ovvero circa 20/25 milioni di euro annui», promessa «che non si è concretizzata».

Con «l'aggravante - aggiunge- che ad oggi Arcus non ha nulla per il 2012 perché non ci sono finanziamenti destinati alle infrastrutture dalla legge obiettivo».

Altrettanto scottante per la Uil la questione della governance, affidata ad una gestione commissariale «con la totale spoliazione delle competenze delle Soprintendenze che a differenza di quanto si vuol far passare hanno personale e competenze sufficienti per poter affrontare tutte le fasi della ricostruzione».

Oggi, denuncia il sindacato, «il paradosso è che si sta scrivendo un'ulteriore ordinanza nella quale si prevede che l'ingegner Luciano Marchetti e la sua struttura, risulterebbero in qualità di Vice Commissario l'unico soggetto attuatore per il restauro nel cratere».

31/03/2011 9.31