1.020 giorni dal terremoto, parlamentari scrivono a Monti: «è tutto fermo»

Cialente: «abbandonati a noi stessi» e invita i giornalisti di tutta Italia

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Mario Monti

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L’AQUILA. A quasi 34 mesi dal sisma la situazione è seriamente critica.

L’AQUILA. A quasi 34 mesi dal sisma la situazione è seriamente critica.
La ricostruzione è ferma, il futuro incerto e per di più ci sono le elezioni comunali che stanno scuotendo la città. Qualcuno teme che ci sarà il rischio di fare propaganda sulle macerie e gli aquilani non lo sopporterebbero. Poi ci sono le mille cose che non vanno, gli iter sempre più lenti e le continue inchieste regionali (ultima quella che coinvolge il provveditore regionale che lavora anche per la ricostruzione) che non fanno bene.
Il più agguerrito in questi giorni è il sindaco Massimo Cialente che ha invitato i cittadini alla mobilitazione: «nulla è stato fatto per avviare la ricostruzione pesante, né tantomeno si è investito anche un solo centesimo per il rilancio economico e produttivo», denuncia ancora oggi, dopo la sfuriata di ieri. «La città dell’Aquila è in ginocchio, i cittadini vivono come sospesi nel vuoto, perdendo ogni giorno la speranza di poter tornare ad una vita normale, soprattutto coloro che, a distanza di quasi tre anni, vivono ancora negli alberghi o nelle caserme».
Cialente non risparmia (come ha sempre fatto) accuse alla struttura commissariale: «ha accumulato pesantissimi ritardi rispetto ai quali la risposta dell’attuale Governo è quella di tagliare i fondi per l’assistenza alla popolazione e per l’emergenza. Provvedimenti che colpiranno in particolare i soggetti più deboli, gli anziani. L’Aquila è il fallimento del sistema Paese».
Ma l’Italia non sa quello che sta accadendo nella città terremotata, l’attenzione dei media da tanti mesi ormai è scemata e anche per questo il primo cittadino chiama a raccolta, come già fatto nei mesi scorsi, i giornalisti di tutta la penisola il prossimo 7 febbraio.
Con una promessa: riportarli nel centro storico per «vedere direttamente il nostro dramma».
Proprio in queste ore i deputati del Pd Giovanni Lolli, Vittoria D’Incecco, Tommaso Ginoble, e i senatori Giovanni Legnini, Luigi Lusi, Franco Marini e Lanfranco Tenaglia hanno inviato una lettera al premier Mario Monti con la richiesta di essere ricevuti «al più presto». Anche loro mettono l’accento su una situazione molto critica che ha bisogno di essere presa di petto e risolta quanto prima. Perché qui i mesi passano ma la città è ancora un groviglio di impalcature miste a speranze.  «La ricostruzione è praticamente ferma», denunciano i parlamentari abruzzesi. «Ferma la ricostruzione delle abitazioni e dei beni culturali,  totalmente assente qualsiasi misura a favore del lavoro e delle attività economiche».
I parlamentari ammettono di conoscere i mille problemi nei quali è invischiato il governo tecnico, pronto a varare il decreto Salva Italia ma si chiede maggiore attenzione per il cratere perché «anche la ricostruzione aquilana è una priorità». In più i i deputati e i senatori contestano le ordinanze firmate proprio dal governo Monti negli ultimi giorni. Anche perché sono stati firmati provvedimenti «non concordati in nessun modo con il sindaco dell’Aquila e con gli amministratori degli altri Comuni. E’ la prima volta che viene seguito un metodo e un iter simile, cosa tanto più grave perché accentua quello che per noi è esattamente il problema che blocca la ricostruzione».