«Casalesi nel Sangro nel 2006». Acerbo:«Pastore via da Commissione antimafia»

Alessandro Biancardi

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«Casalesi nel Sangro nel 2006». Acerbo:«Pastore via da Commissione antimafia»
L'AQUILA. La camorra e i Casalesi erano sbarcati in Abruzzo, precisamente nell'Alto Sangro, già dal 2006, tre anni prima del terremoto e della corsa agli appalti della ricostruzione aquilana.
Risale, infatti, ad allora l'acquisto di tre appartamenti che Luigi Pagano e Angelo Zaccariello avevano intestato a parenti e mogli, anche loro tra gli indagati dell'inchiesta "Untouchables" della Guardia di Finanza sugli affari illeciti legati agli appalti partiti dopo la catastrofe del 6 aprile.
L'inchiesta ha portato giovedì a sei arresti e 52 denunce.
Nell'ambito dell'operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sono inoltre state sequestrate 21 società, 118 immobili ed altri beni e valori ad essi riferibili, per un ammontare complessivo di 100 milioni di euro.
Gli arrestati, secondo le risultanze delle indagini condotte dai finanzieri del Gico del Nucleo Polizia Tributaria di Roma, sono ritenuti 'espressioni economiche' del clan dei Casalesi, operanti nel Casertano, ma con propaggini anche in altre Regioni d'Italia e in particolare nel Lazio, in Abruzzo e in Toscana.
Ma i movimenti in terra d'Abruzzo, come detto, erano partiti già tre anni prima.
E proprio quegli immobili acquistati in ''tempi non sospetti'' figurano oggi tra quelli posti sotto sequestro dalle Fiamme Gialle.
Il primo, residenza abituale di Luigi Pagano, si trova in via Vittorio Veneto a Castel Di Sangro, in pieno centro storico di fronte al Comune, e si affaccia sulla piazza principale del paese.
Gli altri due, di proprietà della moglie di Zaccariello, si trovano nella zona alta del paese, in una lottizzazione realizzata una ventina d'anni fa oggetto di inchieste giudiziarie per abuso edilizio e fallimenti che ne avrebbero favorito l'acquisizione da parte di personaggi legati alla camorra.
Secondo la Guardia di Finanza, che sta ancora indagando sulle infiltrazioni malavitose in Alto
Sangro, gli appartamenti e le case del capoluogo sangrino finiti nelle mani della camorra potrebbero essere molti di più.
Si cercano eventuali prestanome e imprenditori locali che avrebbero favorito lo sbarco dei Casalesi, riciclando denaro sporco con l'acquisto di case e immobili.
Una ulteriore dimostrazione, questa, che l'Abruzzo, ritenuta per anni un'isola felice, è in realtà considerata come una buona zona per fare investimenti o riciclare tesori importanti, come quello dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino.
Una realtà, questa, di cui si è parlato sempre poco e che, soprattutto la politica, ha sempre preferito minimizzare.
Lo stesso ex prefetto Gabrielli aveva messo la mano sul fuoco sulla regolarità degli appalti e se invece qualcuno ha provato a chiedere carte e documenti, fare domande, espresso dubbi e paure è stato querelato.
E in questi giorni, dopo il maxi blitz contro i Casalesi, il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, tira fuori dal cilindro vecchie dichiarazioni del senatore del Pdl, Andrea Pastore, membro della commissione antimafia.
Era lo scorso 12 giugno quando, in piena bufera su continue inchieste e notizie che parlavano di tentativi di infiltrazione camorristica, mafiosa e 'ndranghetista nella città distrutta dal sisma, Pastore chiuse in fredda la questione: «è tutto un polverone», disse, «si sparano titoli in prima pagina – sottolineò parlando ancora dei vari allarmi lanciati, secondo lui a sproposito, - e questo allontana chiaramente dal territorio aquilano le imprese serie, le imprese pulite e allontana anche l'interessamento, del tutto legittimo, di chi volesse dare una mano alla ricostruzione aquilana».
«Quanto scoperto dagli inquirenti oggi», commenta Acerbo(Rc), «costituisce la migliore risposta alle corbellerie di Pastore».
Il senatore, ricorda ancora Acerbo, «preannunciò una sua lettera al presidente della commissione antimafia Pisanu per chiedere che si ponesse fine a queste voci. Dall'alto della poltrona su cui sonnecchia in attesa degli ordini di Berlusconi il senatore sentenziava che “Certamente non è così, non c'è nessun elemento”».
L'esponente di Rc chiede adesso che Pastore «chieda scusa agli abruzzesi e agli aquilani e dovrebbe esaminare seriamente l'ipotesi di sue dimissioni da componente della commissione antimafia considerata la manifesta incompetenza di cui ha dato prova».

Intanto l'ex presidente della Provincia dell'Aquila, oggi assessore comunale alla Ricostruzione partecipata, Stefania Pezzopane, chiede di potenziare l'Osservatorio, a suo tempo promosso dalla Prefettura, per vigilare su legalità e trasparenza nel processo di ricostruzione.
«La camorra voleva mettere le mani sulla ricostruzione, un tentativo per ora scongiurato dall'intervento encomiabile della Guardia di Finanza. Tuttavia questo inquietante segnale va colto in tutto il suo potenziale pericolo. Occorre pertanto potenziare il sistema di controllo che il prefetto Gabrielli aveva messo in campo a suo tempo per scopi di prevenzione e vigilanza».
Pezzopane chiede inoltre di agevolare le imprese locali «che devono avere nella propria professionalità, serietà e competenza un elemento, in se stesso, di forza e di tutela, affinché non cadano nelle trame della malavita organizzata o si trovino nelle condizioni di dover cercare“protezioni” politiche. Ancora una volta emerge quindi la necessità di una legge speciale che contenga gli strumenti idonei ad assicurare la massima trasparenza e legalità».
Altro allarme arriva dal sindacato di polizia Coisp che avverte che «il brillante lavoro dei colleghi finanzieri rischia di essere vanificato se a questo non seguiranno politiche di tutela e ripristino della legalita' nei territori piu' a rischio ma soprattutto se non si assumeranno decisioni forti verso quegli amministratori e quegli apparati che infrangono le regole del vivere comune e civile».
«I cittadini», spiega il segretario aquilano Coisp, Santino Li Calzi, «debbono rendersi conto che l'attività di Governo invece di essere coerente con quanto sbandierato in campagna elettorale, è sinora stata caratterizzata dalla volontà di punire le Forze dell'Ordine ed i Magistrati, colpevoli delle innumerevoli indagini che hanno portato alla luce cricche di signorotti dediti a trarre profitto dalla gestione della cosa pubblica».
Per i prossimi 4 anni le Forze dell'Ordine rimarranno con gli stessi stipendi di oggi con una perdita che il sindacato stima tra i 6/7000 euro ad oltre 10.000 euro e «con buone possibilità che le ore di lavoro straordinario e tutte le indennità dovute per corrispondere servizi particolari non vengano pagate, con buona pace di tutte le indagine».

24/07/2010 9.46

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