Scontri e manganellate, 3e32: «ora denunciateci tutti»

Alessandro Biancardi

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Scontri e manganellate, 3e32: «ora denunciateci tutti»
L'AQUILA. «Adesso denunciateci tutti». E' stato questo ieri il primo pensiero del comitato 3e32 alla notizia che la questura di Roma ha denunciato due persone per gli scontri del 7 luglio scorso. (Foto: Patrizio Migliarini)



A beccarsi la denuncia sono stati, per il momento, il promotore della manifestazione romana e uno dei partecipanti al corteo, «appartenente all'area degli antagonisti», dicono dalla questura della capitale.
Ma da L'Aquila le reazioni sono state diverse. Già nei giorni scorsi l'assemblea cittadina aveva inviato una lettera al ministro degli Interni Roberto Maroni per chiedere che venga fatta piena luce sull'accaduto e respingendo il tentativo di far credere che i manifestanti avessero in qualche modo provocato i carabinieri prima di ricevere le manganellate.
«Abbiamo sentito», avevano scritto gli aquilani, «il capo della Digos di Roma, il questore di Roma e anche il capo della Polizia, dott. Manganelli, evocare la presenza di elementi esterni a noi estranei che avrebbero agito da agenti provocatori. La informiamo che di quel che è accaduto gli unici responsabili siamo noi, cittadini aquilani, madri, padri, figlie e figli. Di questo ci assumiamo tutti uniti piena e unica responsabilità. Tutto il resto sono delle assolute falsità».



Una posizione che è stata ribadita anche ieri, dopo aver scoperto che due persone sono state denunciate.
«I cittadini aquilani», hanno ribadito dal comitato 3e32, «hanno partecipato numerosissimi a quella manifestazione, partendo con oltre 40 pullman dalla città. Voler negare il fatto che erano i terremotati a chiedere diritti e ad urlare la propria rabbia è un'offesa nei confronti di chi, tra mille difficoltà, ha scelto di essere in piazza a Roma».
«Dopo averci espropriati del diritto ad essere protagonisti della ricostruzione della nostra città», hanno continuato, «ora si sta tentando in tutti i modi di nascondere l'evidenza del fatto che eravamo noi ad urlare sotto i palazzi del governo».
Il fatto che non ci fossero solo aquilani, significa, a parere del comitato, soltanto che «in tanti hanno aderito ai nostri appelli e alla nostra richiesta di solidarietà, hanno compreso e condiviso i nostri problemi e le nostre richieste: molte istituzioni locali non solo aquilane, movimenti, collettivi, associazioni di ogni città e territorio italiano. Questo perchè la questione aquilana non è non può essere considerata una questione locale. E' un tema nazionale e a chiunque ci abbia espresso una solidarietà concreta esprimiamo la nostra gratitudine e la nostra solidarietà».
Dal 3e32 arriva inoltre la protesta anche per «il continuo tentativo» di spostare l'attenzione da quelli che sono i reali problemi del cratere: «i media oggi dovrebbero parlare delle richieste legittime ed urgenti della popolazione aquilana, nessuna delle quali accolta dal governo. Le uniche risposte che abbiamo ricevuto sono state le manganellate, gli scudi levati dalle forze dell'ordine, i feriti e oggi le denunce».
«La segnalazione alla magistratura di due presunti ‘antagonisti' presenti alla manifestazione è la classica conferma di come sia stata allestita una strategia in piena regola per screditare gli aquilani», commenta Enrico Perilli, capogruppo di Rifondazione comunista.
«Alle due persone denunciate va la piena solidarietà, soprattutto perché sono state scelte come i capri espiatori di disordini che non hanno generato né loro né i 5.000 terremotati che hanno manifestato a Roma. Chiedo di fin d'ora che l'amministrazione comunale si faccia carico delle spese legali per la loro».
«Sono stati picchiati senza motivo cittadini inermi», insiste Perilli, «martoriati dal sisma e ancora alle prese con le gravi conseguenza di quest'ultimo. Questa è l'unica verità».

13/07/2010 9.35