Inchiesta Case, D'Alessandro(Pd):«Chiodi commissario si dimetta»

Alessandro Biancardi

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Inchiesta Case, D'Alessandro(Pd):«Chiodi commissario si dimetta»
ABRUZZO. Dopo le novità emerse sul ruolo del coordinatore nazionale del Pdl Dennis Verdini iscritto nel registro degli indagati per il famoso Progetto C.a.s.e. il Pd chiede chiarezza. * CONSORZIO FEDERICO II: «PER NOI NESSUNA RACCOMANDAZIONE» * CNA: «VERITÀ SU ZONA FRANCA E TASSE»
Se le notizie di ieri non hanno sortito repliche, la minoranza in consiglio regionale, però, pretende risposte, al più presto. Perchè se già di per sé una inchiesta giudiziaria crea solitamente malumori, sapere che si sta indagando sui momenti immediatamente successiva alla tragedia aquilana e ai suoi 308 morti è ancor più fastidioso.
Il capogruppo del Partito Democratico, Camillo D'Alessandro, sulle intercettazioni che hanno chiamato in causa il presidente Chiodi, già il 18 febbraio scorso rivolse cinque pubbliche domande al governatore. Tre di queste riguardavano proprio il rapporto con Verdini, l'imprenditore Fusi ed il presidente Chiodi.
Secondo le accuse che emergono dall'inchiesta il parlamentare Denis Verdini avrebbe «sponsorizzato» la Btp del suo amico di vecchia data, Fusi, «affinché - si legge nelle carte - vengano assegnati i lavori di ricostruzione al consorzio Federico II», composto dalla Btp e da tre imprese aquilane.
Così Verdini chiamò Chiodi («che è un amico») e gli passò Fusi al telefono. In quel giorno infuocato di polemiche per le intercettazioni rese pubbliche il presidente della Regione Gianni Chiodi rispose che «un caffè non si nega e nessuno» ma assicurò che alla telefonata non seguì in realtà alcun incontro.
«Da notizie di stampa – incalza oggi D'Alessandro -appare chiaro che l'onorevole Verdini si è occupato della vicenda e che poi quel Consorzio a L'Aquila gli appalti se li è aggiudicati».
D'Alessandro ammette che alle risposte di Chiodi alle sue domande di allora, «né credo e né ho elementi per affermare il contrario. Né posso credere che abbia incontrato o sentito successivamente l'imprenditore Fusi perché Chiodi ebbe ad affermare in quella occasione: “Mi chiuderò in un bunker e mi rifiuterò di incontrare gli imprenditori, altrimenti come niente finisco nel tritacarne”». Ma alla luce dell'iscrizione nel registro degli indagati di Verdini il capogruppo pone altre 3 domande al presidente della Regione nonché commissario per la ricostruzione aquilana. Domanda numero 1: «presidente Lei affermò il 18 febbraio le testuali parole “nel momento in cui venissero accertate le illegalità non esiterei a muovermi…anche facendo costituire parte civile la regione Abruzzo”. Le chiedo la Regione si costituirà parte civile eventualmente anche contro l'On. Verdini, coordinatore del suo partito,qualora fossero riscontrate illegalità?». Domanda numero 2: «Verdini, successivamente alla telefonata intercettata, le ha chiesto altri interessamenti per il Consorzio Federico II a L'Aquila o per altre imprese? In caso affermativo quali ?». Terza e ultima domanda: «lei non ritiene, alla luce del coinvolgimento del coordinatore nazionale del suo partito, di lasciare l'incarico commissariale sulla ricostruzione favorendo la scelta di una figura terza non raggiungibile ed influenzabile dalla politica ?»

11/06/2010 8.49

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CONSORZIO FEDERICO II: «PER NOI NESSUNA RACCOMANDAZIONE»

PESCARA. «Sono false le affermazioni ed i fatti pubblicati secondo i quali la Btp e il Federico II farebbero parte della cricca dell'Aquila».
Così il costruttore aquilano Ettore Barattelli, presidente del Consorzio Federico II, per la prima volta esce pubblicamente allo scoperto per controbattere «le falsità che vengono fuori periodicamente, soprattutto in relazione alla presunte raccomandazione del coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, sia sulla Btp sia sul Consorzio per lavori per la ricostruzione dell'Aquila».
«Se le raccomandazioni fossero state vere, sarebbe dovuto risultare ben altro visto considerando che il grosso degli appalti di Protezione civile sono stati sul progetto Case, con circa 800 milioni di euro, al quale né il Consorzio Federico II né la Btp hanno partecipato».
Secondo il consigliere di amministrazione della cassa di risparmio della provincia dell'Aquila e vice presidente dell'associazione costruttori della provincia dell'Aquila., «si continua a portare avanti una tesi falsa per dimostrare a tutti i costi che all'Aquila c'é una cricca che ci vede protagonisti».
«A questo punto devo pensare che esiste una strategia ben precisa di escludere le imprese locali dalla ricostruzione di questa città, altrimenti non mi riesco a spiegare le motivazioni di questo accanimento nei nostri confronti».
Nel sottolineare che il consiìorzio al 31 dicembre 2009 ha fatturato circa un milione e mezzo di euro, Barattelli, che fa parte di una storica famiglia di costruttori aquilani, sottolinea che «viene riaffermata una tesi dopo le dichiarazioni del presidente Berlusconi secondo il quale la cricca all'Aquila non c'é».
«Puntualmente - ha continuato - esce di nuovo fuori che Verdini ha raccomandato per gli appalti aquilani gli imprenditori e la Btp che fanno parte del nostro consorzio, il Federico II. Come più volte dimostrato in questa vicenda, la Btp che è la sesta azienda italiana con 600 milioni di euro di fatturato, quindi un colosso delle costruzioni in Italia, ha vinto in associazione di impresa con una quota del 16% , capogruppo la Cmb di Martinisicuro e poi Vittorini Emilio Costruzioni dell'Aquila, l'appalto di circa 7 milioni di euro per la realizzazione della scuola media Carducci. L'appalto è arrivato dopo aver perso otto gare e di questo posso esibire i documenti». A tale proposito, Barattelli spiega che «da tre mesi ho inviato una lettera al procuratore Rossini per chiedere di essere ascoltato e produrre documenti che dimostrino quanto sto dicendo».
«Non so che pensare, forse, sto pagando lo scotto di aver difeso la categoria dagli attacchi post terremoto quando in molti dissero che all'Aquila - conclude - i costruttori avevano costruito case di cartone e case di sabbia».
Gli imprenditori aquilani del consorzio i Fratelli Ettore&Carlo Barattelli Srl, Vittorini Emidio costruzioni Srl e Marinelli ed Equizi srl, non sono indagati.
11/06/10 11.22

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CNA: «VERITÀ SU ZONA FRANCA E TASSE»

L'AQUILA. Lupo e Stringini: unità del mondo delle imprese e delle istituzioni nella trattativa con il governo 
Zona franca urbana e dilazione delle tasse: occorre cambiare decisamente passo, se davvero si vuole promuovere la rinascita del territorio aquilano.
Lo affermano, in una nota congiunta, i presidenti della Cna regionale, Italo Lupo, e della Cna aquilana, Giorgio Stringini, secondo i quali «la sensazione che si va diffondendo tra le forze imprenditoriali è che molti degli annunci fatti in questi mesi per il rilancio delle attività produttive, si trasformino a mano a mano in una progressiva “ritirata” dagli impegni assunti».
«E' il caso della Zona franca urbana – affermano – che istituita dopo alcuni mesi dal sisma, e indicata dal sistema produttivo locale come leva essenziale per una ripresa delle attività, «sembra adesso fortemente ridimensionata dalle previsioni dell'articolo 43 del decreto anticrisi varato dal ministro Tremonti, che istituisce le “zone a burocrazia zero”».
A detta di Lupo e Stringini, che raccolgono le perplessità manifestate in queste settimane da diverse parti politiche, si tratta di un meccanismo che prevede, di fatto, la sostituzione dei benefici tipici delle “Zfu” (come il credito d'imposta o gli sgravi contributivi) con la concessione di contributi in conto capitale, oltretutto a beneficio esclusivo di nuove iniziative imprenditoriali.
Una misura che appare meno adatta, in un'economia da ricostruire, ad assolvere funzioni di attrazione di nuovi investimenti e imprese, come invece la zona franca è in grado di garantire.
A detta dei due presidenti, occorre poi estendere ad altre categorie sociali – oltre i lavoratori autonomi e imprese con volume d'affari non superiore a 200mila euro – l'ulteriore dilazione nel pagamento di tasse e tributi arretrati, prossimi alla scadenza della moratoria decisa all'indomani del sisma.
«La mobilitazione di tutto il mondo produttivo aquilano attorno a questo obiettivo, che resta quello di diluire in dieci anni la restituzione del 40% del valore dei tributi, come avvenuto nei casi analoghi di Marche e Umbria, è un valore importante. Ma la stessa tensione deve essere fatta propria delle principali istituzioni elettive - Regione, Provincia, Comune – in modo da garantire unità d'intenti nelle richieste al governo nazionale, in queste ore che saranno davvero decisive per un buon esito della battaglia».
11/06/10 11.25