Contributi e tributi Inps, il dramma delle aziende del cratere

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Le aziende dell'area del cratere hanno solo due settimane per regolare la loro posizione per i contributi previdenziali non versati nel 2009. Intanto l'Ance chiede l'intervento di Regione e Comune e si fa sempre più aspra la guerra * TASSE, DEL CORVO: «HO PARLATO CON LETTA». LOLLI (PD) «ZONA FRANCA KO»


Mercoledì 16 giugno - giorno di mobilitazione per promuovere una piattaforma alternativa alle disposizioni dettate dalla manovra correttiva sulle agevolazioni fiscali per le zone colpite dal terremoto - scadrà la prima delle 60 rate con cui dovranno essere restituiti contributi e tributi Inps e Inail non versati nel periodo aprile-novembre 2009.
Un provvedimento che riguarda artigiani, commercianti, imprese della ricostruzione, lavoratori autonomi agricoli, nonché liberi professionisti e committenti, secondo quanto riportato da una comunicazione Inps del 29 gennaio scorso.
«Le aziende sono in forte difficoltà - spiega la consulente del lavoro Miria D'Amico -, per regolare la posizione dei loro dipendenti. In caso contrario si rischia di finire inadempienti».
Una situazione che può avere ripercussioni soprattutto sul settore edile e dell'indotto poiché «imprese che sono impegnate nella ricostruzione leggera e che ancora non vengono pagate - spiega la consulente - e tutte le altre che ancora attendono l'incasso dell'indennizzo per i danni subiti dal sisma sono tenute comunque a versare subito i loro contributi e delle persone che hanno dovuto assumere regolarmente, per prendere o mantenere gli appalti».
C'é anche un problema tecnico: la circolare dell'Inps fa riferimento a una futura comunicazione sulle modalità di versamento, comunicazione che però non è mai arrivata.
«Quando il 16 giugno la città scenderà in piazza a manifestare - prosegue D'Amico facendo riferimento alla mobilitazione generale del capoluogo - potrebbe già essere troppo tardi».

Intanto l'Ance preme su Regione e Comune per lo snellimento delle procedure negli interventi di ricostruzione post-terremoto 2009 e chiede appropriate decisioni innovative per facilitare i rapporti tra gli Enti, imprese e cittadini, come ridurre tempi e costi per portare a compimento le relative complesse procedure amministrative.
L'associazione dei Costruttori ha rappresentato la particolare situazione al Commissario straordinario per il terremoto Chiodi, al vice Commissario Cialente, al Responsabile della Struttura di Missione Fontana e al Prefetto Iurato rilevando che «le attuali procedure nei pagamenti continuano a condizionare negativamente tutto il sistema tecnico-finanziario che si muove intorno alla ricostruzione post-terremoto 2009».
Sostanzialmente i costruttori sollecitano innovazioni che riducano le complesse procedure amministrative, nella convinzione che semplificare significa creare le condizioni di sviluppo e di occupazione.
Ciò spiega perche' le Imprese continuano a risentire della eccessiva burocratizzazione che vincola il gia' complesso iter dei pagamenti dei lavori riguardanti sia la messa in sicurezza e sia la ricostruzione post-terremoto.
Tanto accade perché si continuano ad applicare procedure che, tra l'altro, portano a far esaminare, anche più volte, ogni singola pratica da due e piu' strutture di controllo incaricate dal Comune, le quali strutture spesse volte finiscono pure col contraddirsi.
Questi percorsi burocratici provocano quindi malcontento tra le imprese e tra gli stessi proprietari degli immobili a causa di procedure amministrative imposte prima per l'avvio dei cantieri e poi, a lavori ultimati, per ottenere i "visti" comunali che consentono l'utilizzo a saldo del finanziamento agevolato (magari già disponibile in banca da mesi) e, quindi, il rientro a casa delle famiglie.
I costruttori, che sono ormai ai limiti della esasperazione per i mancati incassi dei lavori eseguiti, chiedono chiarezza sulla effettiva disponibilità dei fondi che, comunque, vanno trasferiti con urgenza dallo Stato alla struttura del Commissario Chiodi e al Responsabile della Struttura di Missione.

LA GUERRA PER LA RICOSTRUZIONE VA AVANTI

Si allarga dalle imprese alle professioni la "guerra" in corso nel capoluogo e nella zona del cratere per la ricostruzione dei condomini danneggiati dal terremoto, che rappresenta un grande affare che ha un forte richiamo nazionale.
Dopo l'attacco di un imprenditore aquilano, che ha denunciato l'occhio di riguardo che ci sarebbe nei confronti delle ditte di fuori nella scelta per i lavori, e dopo le conferme arrivate dai costruttori, dagli ingegneri e dagli amministratori di condominio, anche i geometri ammettono l'esistenza del problema.
Tutto ciò con un'importante aggiunta: la concorrenza dei "forestieri" colpisce anche loro, cioé i tecnici.
A fare il punto è il presidente del Collegio dei geometri della provincia dell'Aquila, Giampiero Sansone:
«Dal resto d'Italia - spiega - vengono tecnici che affermano di avere esperienza specifica per aver curato già la ricostruzione nei terremoti dell'Irpinia o dell'Umbria. A parte che si tratta di terremoti del tutto diversi dal nostro, ma anche fosse, aver lavorato in quelle zone non costituisce certo una medaglia al valore! Ogni professionista, se serio, è capace di ben progettare un intervento di ricostruzione. Non c'é bisogno di battesimi particolari».
Quanto alle imprese, «so che molti cantieri sono affidate a società provenienti da fuori L'Aquila. In un certo senso - continua Sansone - questo è normale, perché il capoluogo abruzzese ora è il cantiere più grande d'Europa. Ma come ho detto non c'é concorrenza solo per le imprese, ma anche per i professionisti: geometri, ingegneri e architetti».
Con la mole di lavori da fare nei prossimi anni, spazio ce n'é e ce ne sarà per tutti, ma per Sansone l'aquilanità nella scelta dovrebbe avere una priorità.
«Da aquilano - spiega - vorrei che i soldi della ricostruzione rimanessero in città, invece assieme alle ditte andranno via anch'essi. Di utile sul territorio ne resterà poco o niente».

09/06/2010 9.47

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TASSE, DEL CORVO: «HO PARLATO CON LETTA». LOLLI (PD) «ZONA FRANCA KO»

L'AQUILA. «Sulle tasse ho la mia idea che ho riportato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta».
A parlare è il presidente della Provincia Antonio Del Corvo (Pdl), secondo il quale il problema non è ricominciare a pagare le tasse: «se chi deve pagare le tasse lavora le stesse scattano, altrimenti no. Il problema di continuare a pagarle è quindi relativo. La vera difficoltà è come rimborsare le tasse sospese dopo il sisma del 2009».
«Le due questioni – sostiene il presidente - vanno affrontate in momenti diversi, non possono partire insieme. Su questo mi sono confrontato con Letta e credo che abbia recepito il problema. Il criterio da adottare é quello usato nelle altre regioni colpite dal terremoto. Cioé, abbattimento delle tasse da versare del 40% e rientro delle stesse entro 10 anni. Il sottosegretario Letta mi ha assicurato che il governo ci avrebbe lavorato in sede di Commissione. Sono fiducioso che ciò avverrà»
Intanto il deputato del Pd, Giovanni Lolli lancia l'allarme per «un ennesimo colpo alla possibilità della ripresa del territorio colpito dal terremoto».
Lolli cita l'articolo 43 della manovra finanziaria in discussione al Senato che «prevede il totale snaturamento della Zona Franca Urbana».
«Cambia il nome e conseguentemente lo scopo della norma, non più Zona Franca - spiega - ma zona 'a burocrazia zero'. Non ci sono più sgravi fiscali e sgravi contributivi per 5 anni, come era previsto dalla legge voluta da Romano Prodi, ma solo un iter facilitato dal punto di vista procedurale per chi vuole aprire una nuova attività. La norma precisa che le risorse stanziate, nel caso di l'Aquila 45 milioni di euro in tutto, sono nelle disponibilità del sindaco per elargirle ad eventuali aperture di nuove attività. Quindi, per capirci, non si prevede più un vantaggio fiscale automatico per più anni ma un aiuto discrezionale nelle competenze del sindaco fino ad esaurimento dei 45 milioni di euro stanziati».
Lolli ha annunciato che in Senato il Pd presenterà emendamenti volti a chiedere che questa semplificazione burocratica «sia aggiuntiva e non sostitutiva della Zona Franca».
«Ma al di la' di queste nostre richieste - prosegue Lolli - l'amara considerazione e' che sulla nostra testa arriva oramai una tegola al giorno. Adesso è arrivato il momento di levare una fortissima protesta unitaria oltre ogni schieramento politico. Solo con la lotta si può invertire una tendenza a lasciarci soli a godere i miracoli' prodotti dal Governo e dalla Protezione Civile. Invito tutti gli aquilani e tutti i terremotati del cratere a partecipare compatti alla manifestazione del 16 Giugno indetta dai comitati. Sarà l'occasione più importante che abbiamo per dimostrare a tutta Italia che non ci siamo rassegnati».

09/06/2010 9.48