Un affitto per "le casette di Berlusconi"? La paura degli sfollati

Alessandro Biancardi

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Un affitto per "le casette di Berlusconi"? La paura degli sfollati
L'AQUILA. Una voce incontrollata si sta diffondendo in questi giorni tra gli abitanti dei moduli del progetto Case. A settembre i cittadini potrebbero cominciare a pagare l'affitto. * CROLLO CONVITTO NAZIONALE, ACCOLTE 5 PARTI CIVILI * D'ERCOLE CONTRO REPORT: DISINFORMAZIONE ANTICLERICALE
Possibile? Dal Comune non c'è risposta in merito e al momento si può solo aspettare per vedere cosa accadrà. Gli appartamenti del progetto C.a.s.e sono in totale 4.500, spalmati in 185 diversi edifici.
Questi ospitano circa 15.000 persone con una casa classificata E, F o in zona Rossa.
2.200 sono invece le ''villette'' Map (Moduli Abitativi Provvisori) sparse nei vari Comuni colpiti dal sisma.
Tutte le abitazioni sono state fornite in comodato d'uso gratuito, gli inquilini hanno firmato un contratto nel quale vi hanno trovato anche l'elenco di tutte le cose che erano presenti nell'abitazione al momento dell'ingresso: dalle lenzuola ai cuscini, tutto il necessario per la cucina (pentole, piatti, posate, bicchieri), il ferro da stiro, elettrodomestici, tv al plasma e tanto altro ancora.
Al momento dell'uscita definitiva dall'abitazione bisognerà riconsegnare tutto come è stato trovato e sono comprese delle penali se nel frattempo si è rotto qualcosa.
Le spese per la fornitura delle utenze domestiche (acqua, energia elettrica, gas, telefoni fissi) e la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, sono a carico dell'assegnatario.
Da qualche giorno tra gli ospiti delle case del Governo comincia però a circolare insistentemente una voce, ovvero che a 18 mesi dalla consegna dovranno cominciare a pagare l'affitto.
Questo vorrebbe dire che chi non ha più una casa (e non sarà riuscito a recuperare nemmeno quella crollata), non solo dovrà ricominciare a pagare le tasse ma anche un affitto.
«Non sappiamo ancora nulla con certezza», ci spiega Samantha Di Persio, che dopo il sisma ha scritto il libro Ju Terramutu e che al momento vive in una di queste abitazioni.
«Quando la gestione passerà da Fintecna al Comune», continua Di Persio, «come farà il Comune a gestire 20 frazioni? Su questo punto il Comune non sa ancora rispondere ma a settembre gli aquilani potrebbero cominciare a dover pagare gli affitti delle case, oltre al mutuo delle case crollate. A chi conviene tutto questo? Nella trasmissione Reality di La7 alla domanda se pagheremo un affitto, Cialente ha risposto che non lo sa, devono ancora decidere...»
Non sembra un timore campato in aria perché con la gestione al Comune passeranno una serie di oneri, molto costosi come la manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili per costi che attualmente le casse pubbliche non possono di certo sopportare.
Nel contratto firmato dagli inquilini c'è scritto che l'assegnazione ha la durata di un anno a decorrere dalla stipula ed è rinnovabile sino alla permanenza dei requisiti, «fatte salve le decisioni del Comune dell'Aquila circa le modalità successive».
«Al punto F del contratto di comodato», fa notare Di Persio, «si legge che in caso di ritardo del rilascio dell'immobile da parte dell'affittuario verrà applicata una penale di 40 euro al giorno. Chi non ha più una casa e non sa dove andare», continua Di Persio, «dovrà pagare 1.200 euro al mese anche per una casa di soli 40 metri quadri. Come si chiama questa se non speculazione?»
Se gli affitti potrebbero non arrivare mai, e la gente lo spera ardentemente, c'è però una certezza: quella di essere stati sempre tenuti fuori da ogni tipo di decisione.
«Perchè il sindaco ha tenuto lontano i cittadini all'inizio dalle scelte?», si domanda Di Persio.
«In democrazia esiste il dialogo fra gli Enti locali e lo Stato. Perchè questo dialogo non c'è stato? Perchè adesso si chiedono i sacrifici agli stessi aquilani? Ad un certo punto dovremo pagare tutte le tasse per intero, sui mutui alcune banche hanno applicato gli interessi sugli interessi (a causa di un decreto poco chiaro). L'aiuto quale sarebbe stato? Alcuni cittadini si sono mossi da subito, erano preoccupati, sono stati definiti esasperati, esaltati, ingrati. Io non credo siano dei profeti, ma persone che hanno osservato e ragionato».
Probabilmente si troverà una soluzione mediata anche con il Governo che di certo non può permettersi –seppure in tempi di grande crisi- di sciupare l'immagine creatasi in un anno e mezzo di ricostruzione più mediatica che reale.
Rimane il fatto che i cittadini aquilani non hanno potuto scegliere le logiche che hanno governato la ricostruzione. A causa di queste logiche dopo quattordici mesi stentano ancora i lavori per la ristrutturazione del centro storico e delle abitazioni private.

Alessandra Lotti 08/06/2010 8.33



Report Popolazione Assistita 08_06


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CROLLO CONVITTO NAZIONALE, ACCOLTE 5 PARTI CIVILI

L'AQUILA. Sono cinque le costituzioni di parte civile accolte nell'udienza preliminare di ieri per il crollo del Convitto nazionale dell'Aquila, per il quale la Procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio per due indagati.
Si tratta della famiglia di Luigi Cellini, uno dei tre giovani morti, Cittadinanzattiva, Codacons, e due periti a nome di due feriti.
La prossima udienza preliminare davanti al gup del tribunale dell'Aquila si terrà il prossimo 19 luglio. L'aggiornamento si e' reso necessario per dare luogo alla richiesta di un legale di una delle tre vittime che ha presentato la citazione in giudizio per il ministero dell'Istruzione, il Convitto nazionale e la Provincia dell'Aquila, proprietaria dell'immobile per l'assunzione di responsabilita' in sede civile.
Per questo filone gli indagati sono due e le ipotesi di reato contestate sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni.
Nel corso dell'udienza preliminare e' stata ammessa la costituzione di un'altra parte offesa: quella di un ragazzo che a seguito del crollo del Convitto rimase gravemente ferito mentre l'avvocato Antonio Milo del Foro di Avezzano, ha avanzato un risarcimaneto di due milioni di euro agli Enti che sono stati citati in giudizio, per la morte di Luigi Cellini.
Sull'udienza pesava l'istanza di rimessione del processo ad altro giudice con il trasferimento al tribunale di Campobasso, perche' all'Aquila non ci sarebbero le condizioni di serenita' per lo svolgimento del procedimento: la richiesta indirizzata alla corte di Cassazione e' stata presentata al Gup da uno dei due indagati, il rettore del convitto, Livio Bearzi, che l'ha motivata collegandola ad alcune dichiarazioni del procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini.
La prima udienza si era svolta il 17 maggio per essere rinviata ad oggi per vizi di forma nella notifica di alcuni atti.
E si aggrava la posizione dei due indagati del filone di questa inchiesta. Nel corso dell'udienza preliminare il pm, Fabio Picuti, ha chiesto l'ampliamento del capo di imputazione di lesioni in lesioni gravi, per via dell'aggiunta del ferimento del giovane Luigi Cardarelli, compagno di stanza di Luigi Cellini, uno dei tre giovani morti, che ha subito lo schiacciamento e la frattura degli arti ed un trauma cranico.

LA RINUNCIA AL RISARCIMENTO DEL DANNO

Le famiglie di Ondreiy Nouzovsky e Marta Zelena, entrambi originari della Repubblica Ceca, deceduti rispettivamente a 17 e a 16 anni nel crollo della casa dello studente, hanno fatto, invece, una scelta precisa: non costituirsi parte civile, rinunciare al risarcimento danni e non partecipare alle udienze perché sarebbe un dolore troppo grande.
La storia dei due ragazzi che erano arrivati all'Aquila per una vacanza premio una settimana prima del tragico terremoto del 6 aprile 2009, e la decisione dei familiari sono rivelate dalla professoressa Elena Chiodi, che ha conosciuto Ondreiy grazie all'amicizia con suo figlio Stefano e ha vissuto in prima persona la tragedia del terremoto e della morte del ragazzo ceco.
L'insegnante ha partecipato alle due udienze ed è intenzionata a seguire tutto il processo.
«Ondreiy e Marta - ricorda - sono venuti in Italia appena una settimana prima del sisma, una sfortuna incredibile. Avevano vinto un viaggio premio in patria e qui erano stati inseriti nella terza liceo scientifico tecnologico che frequenta mio figlio, ospitata all'Istituto tecnico industriale a Colle Sapone. Purtroppo, alloggiavano al Convitto».
La professoressa ha confermato che «i genitori non vogliono seguire il processo, ho provato a convincerli per l'ultima volta qualche giorno fa, ma mi hanno spiegato che per loro sarebbe un dolore troppo grande».
«Non hanno preso un avvocato e non sono interessati a quello che succede nelle aule dei tribunali» - ha continuato la Chiodi che ha conosciuto i genitori delle vittime prima a distanza e poi di persona, quando sono venuti nel capoluogo lo scorso aprile, in occasione del primo anniversario del sisma. «Per loro - spiega ancora - è un po' come chiudere un cerchio. Il contatto invece è nato pochi mesi dopo la tragedia, quando ero ancora sfollata e ho cominciato a sentir parlare di processo per i crolli: mi ero accorta che nessuno si muoveva a tutela di questi ragazzi. Tramite varie email e telefonate ci siamo messi in contatto finché non sono venuti di persona, un anno dopo».
La battaglia giudiziaria è appena all'inizio, e le due famiglie dell'Est con tutta probabilità non vi prenderanno parte. L'amica aquilana invece non demorde.

08/06/2010 9.22
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D'ERCOLE CONTRO REPORT: DISINFORMAZIONE ANTICLERICALE

Monsignor D'Ercole si scaglia contro la trasmissione televisiva Report dalle pagine del suo blog, in un post dal titolo 'Televisione, quante bugie!' senza però fare mai il nome di Gabanelli&Co.
Ma il riferimento è chiaro visto che proprio D'Ercole è compraso tra gli intervistati di una puntata andata in onda due domeniche fa sul bilancio del Vaticano e i conti della Chiesa.
L'arcivescovo, spedito dal Vaticano a L'Aquila dopo il sisma del 6 aprile, contesta una delle trasmissioni più apprezzate nel panorama televisivo per le inchieste accurate e documentate con una condanna che appare spietata e parla di «programmi che si spacciano per programmi di informazione» e che poi «diffondono menzogne» mettendo in piedi una «disinformazione anticlericale».
D'Ercole si mostra totalmente deluso da quanto emerso e «montato» e parla di «giornalisti che non fanno altro che fare disinformazione per raggiungere obiettivi ben precisi, primo fra tutti quello di screditare l'operato della Chiesa» e usa espressioni del tipo «mi hanno fatto dire» e «mi hanno fatto sembrare impacciato».
«Di 45 minuti di intervista fatta al sottoscritto hanno inserito solo qualche breve passaggio stravolgendo il senso delle cose dette», spiega D'Ercole.
«E' stato detto che i 35 milioni di € raccolti in tutte le parrocchie d'Italia la domenica in albis 2009 non dovevano essere gestiti dalla Curia. Innanzitutto preciso che la nostra Curia non sta gestendo direttamente quel denaro che la Cei, cioè la Conferenza Episcopale Italiana, ha voluto affidare alla Caritas nazionale per la gestione. La Curia condivide con la Caritas i progetti di realizzare e poi la Caritas li finanzia. E poi mi chiedo se non è la Chiesa a gestire i soldi dei fedeli chi dovrebbe gestirli? I fedeli che quella domenica del 2009 hanno aderito alla Colletta in nostro favore, sono persone che amano la Chiesa, si fidano di essa e proprio per questo hanno scelto di farle gestire il frutto della loro generosità».
«Mi hanno fatto dire», continua poi l'arcivescovo, «anche che con i 35 milioni di euro dei fedeli italiani la diocesi avrebbe comprato dei terreni per costruire oratori. Se fosse davvero così, ormai la diocesi sarebbe proprietaria di più di due terzi della città. Le cose invece stanno diversamente: con quei fondi la Caritas nazionale sta costruendo oratori, centri per anziani e sta anche acquistando terreni per poter fare le costruzioni progettate. Non chiese, però, ma solo costruzioni per realizzare progetti che possano aiutare la ricostruzione sociale della nostra città. Finora ne sono state realizzate ancora pochi perché aspettiamo le necessarie autorizzazioni del Comune».
Riguardo alla Residenza Universitaria San Carlo, «mi hanno fatto sembrare impacciato nelle risposte, anche questa una buona strumentalizzazione», scrive D'Ercole
«Veramente infamante, infine, quanto affermato nei confronti dell'Arcivescovo monsignor Molinari non ha mai abbandonato al sua città. I primi giorni ha dormito in tenda come tutti (e non una tenda della Protezione Civile ma in una tenda messa a disposizione della Caritas). In seguito, solo ed esclusivamente per la notte, ha trovato ricovero presso il convento di Carsoli. Ogni giorno, però, di primo mattino già si trovava all'Aquila per riandarsene la sera dopo aver svolto fedelmente, come sempre d'altronde, il proprio ministero tra la sua gente terremotata».
«Ho deciso di rilasciare l'intervista a quella trasmissione», prosegue l'arcivescovo, «perché la nostra Chiesa non ha nulla da nascondere e pensando che fosse una trasmissione seria. Ora concorderete con me che, invece, non c'è assolutamente da fidarsi di trasmissioni e giornalisti che non fanno altro che fare disinformazione per raggiungere obiettivi ben precisi, primo fra tutti quello di screditare l'operato della Chiesa. Un ultimo esempio sulla serietà di certa informazione: hanno detto che la mia residenza è nel capannone della Curia quando invece tutti sanno che, quando ho rilasciato l'intervista, dormivo presso la Scuola della Guardia di Finanza insieme a tanti altri aquilani»



08/06/10 9.56