La stampa nazionale a L'Aquila.Bertolaso:«i soldi ci sono, datevi da fare»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Direttori e vicedirettori di testate nazionali e locali hanno visitato ieri mattina il centro storico della città devastata dal terremoto, raccogliendo così l'invito del primo cittadino di riaccendere i riflettori su L'Aquila. * MA GIOVEDÌ I CENSURATI DALLA TELEVISIONE A ROMA
E così Bianca Berlinguer (Tg3), Corradino Mineo (Rainews24), Gregorio Botta (la Repubblica), Giovanni Maria Bellu (L'Unità), Paolo Corallo (Ansa), Alessandro Barbano (Il Messaggero) a quattordici mesi dal terremoto hanno visitato il centro storico della città tra gli operai ancora al lavoro sui puntellamenti, tra le macerie ferme al palo dopo i crolli del sisma.
Con loro anche un centinaio di giornalisti di varie testate, fotografi e cameraman.
Durante il passaggio ai Quattro Cantoni c'è stata la contestazione da parte di un gruppo di cittadini all'indirizzo del Tg1, Tg2 e reti Mediaset, accusate, appunto, di aver oscurato il corteo di protesta della scorsa settimana.
I cittadini che si sono incontrati con la visita dei giornalisti hanno più volte sollecitato ai rappresentanti delle testate nazionali radio-televisive e dei giornali di continuare a raccontare la realtà di una ricostruzione che non parte e alle istituzioni di accelerare le procedure per rientrare nelle abitazioni e per progettare la ricostruzione del centro storico.
A scortare la visita dei giornalisti nei luoghi simbolo della tragedia, il sindaco Massimo Cialente, il vice sindaco Giampaolo Arduini e vari assessori comunali.
La delegazione ha visitato la cattedrale di San Massimo, ancora piena di macerie, piazza della Prefettura, piazza San Pietro, piazza dei Gesuiti.
I giornalisti dando ascolto alle parole del capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso di visitare quanto è stato fatto di buono, hanno effettuato un soprallupogo anche nell'insediaento del progetto Case di Sant'Antonio.
«Se si vuole che questa citta' rimanga come Pompei, lo si dica», ha detto il primo cittadino. Parlando della mobilitazione della scorsa settimana, quando in strada sono scesi quasi 20 mila aquilani il primo cittadino ha spiegato che proprio «gazie a quella mobilitazione si e' salvata la popolazione. Ora e' necessaria la ricostruzione se vogliamo salvare anche la citta'. E in questa fase - ha aggiunto - la Protezione Civile non c'entra niente. Non c'e' nessuna polemica con loro». Cialente ha piu' volte sottolineato che «la citta' e' in ritardo di tre mesi e mezzo e la questione e' sempre la stessa: occorrono soldi, tanti e presto. Facendo un calcolo spannometrico - ha detto ancora Cialente - per il solo centro storico occorrono nove miliardi di euro».
Il corteo e' stato fatto passare anche davanti agli esercizi commerciali chiusi: oltre mille quelli che hanno subito gravi danni a seguito del sisma.
«E ogni bottega - ha sottolineato il primo cittadino - e' il reddito di una famiglia. E invece, non solo non ci sono soldi per la ricostruzione, ma ai cittadini aquilani si chiede di tornare a pagare tasse e contributi, compresi gli arretrati dell'anno passato. E' stato calcolato - ha aggiunto Cialente - che solo per pagare quanto dovuto all'Inps, il mese prossimo di una busta paga di 2.000 euro al lavoratore ne resterebbero 200».
E nella giornata dedicata alla rinascita della città si è fatto sentire anche Bertolaso.
«Fare i lavori è facile a dirsi ma molto più complicato a farsi», ha detto il capo della Protezione Civile, e dunque «bisogna rimboccarsi le maniche» senza tirare in ballo la mancanza di fondi, che è un «alibi».
«Abbiamo fatto un lavoro incredibile nei primi dieci mesi - dice il capo della Protezione Civile - abbiamo passato le consegne quando ce lo hanno chiesto e siamo disponibili a dare una mano al presidente Chiodi e al sindaco Cialente per andare avanti nella ricostruzione».
Ma nessuno deve «tirare fuori l' alibi dei soldi che mancano e delle procedure che non ci sono, perché c'é un decreto legge, ci sono 9 miliardi stanziati che vanno spesi, attivando le procedure e aprendo i cantieri».
Se tutto ciò viene fatto, dice, «non ho dubbi che il ministro dell'Economia faccia arrivare i soldi che servono».
Quello che serve, ripete dunque Bertolaso, è lavorare.
Il capo della Protezione Civile non ci sta a sentire che non si sia fatto nulla. «E' una falsità clamorosa, basta andare in giro per L'Aquila per rendersi conto che proprio a causa dei danni nel centro storico ci siamo preoccupati di trovare un'alternativa a quelli che altrimenti sarebbero rimasti nei container o nelle tende per anni. Cosa si voleva fare? Far vedere il centro storico, che comunque ha bisogno come minimo di 10 anni per essere ricostruito, oppure dare a tutti quelli che non avevano più casa, un alloggio antisismico, sicuro, economico?».
E comunque, dice ancora Bertolaso, «tutto intorno al centro storico molta gente sta tornando: vi sono miriadi di cantieri in corso e per quanto riguarda la situazione delle case classificate A, B e C (quelle con danni minori, ndr) nell'arco di uno o due anni possono essere risolte».

23/06/2010 8.55

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MA GIOVEDÌ I CENSURATI DALLA TELEVISIONE A ROMA


L'AQUILA. Si definiscono «marginalizzati nel paese», «vittime della propaganda più ancora che dal terremoto».
Così domani, giovedì 24 giugno, il comitato 3e32 sarà a Roma, accanto al Consiglio comunale straordinario sotto Palazzo Madama (ore 10) e poi sotto la sede Rai di Viale Mazzini (ore 12.30)
Sono già pervenute altre adesioni alla mobilitazione: Valigia blu, Cittadinanzattiva nazionale e Sede Regionale Abruzzo.
La partenza degli autobus da L'Aquila per Roma è prevista alle 7 dal Campo Sportivo Centi Colella.
«Mercoledì scorso», ricordano dal comitato, «più di 20 mila tra cittadini (15 mila per la questura, ndr), forze sociali, istituzioni rappresentative di tutto il territorio del cratere e di tutte le forze politiche, hanno attraversato la città, sfilando per chilometri sotto il sole e bloccando l'autostrada per più di un'ora».
Hanno lanciato un grido di allarme e delle richieste precise a un governo che, dicono senza troppi dubbi, «dopo un presenzialismo ossessivo, sembra aver dimenticato il territorio».
Per numero di partecipanti, non si ricorda una manifestazione del genere da molti anni. E per presenza di istituzioni e unità del territorio, da mai.
«Ci sono molti modi per oscurare una notizia», commentano oggi dal 3e32.
«Si può non cancellarla totalmente, e tuttavia deformare, svilire, marginalizzare. Fino al punto che un fatto, una situazione, una realtà scompaiono nella loro verità, nella loro stessa essenza. E' accaduto per la manifestazione del 16 giugno a L'Aquila, accade da oltre un anno per tutto quello che riguarda la realtà del nostro territorio».
La sera del 16 giugno due telegiornali nazionali su tre non danno la notizia della manifestazione: «sono il Tg1 e Tg2», spiegano dal comitato, «i primi Tg del cosiddetto servizio pubblico, e due delle tre testate televisive Mediaset (Rete 4 e Italia 1), se vogliamo considerare come notizia data il rapido resoconto che ne fa il Tg5, senza immagini. Il Tg3 (che va in onda a manifestazione ancora in corso) non la cita tra i titoli, ma la riporta tra le altre del giornale. La7, Sky e Linea notte ne danno conto correttamente. Ma una buona parte del “lavoro sporco” è fatta».
Dopo averla cancellata in prima battuta, rilevano ancora dal 3e32, «si passa a minimizzare la notizia, svuotandola man mano di senso».
Il giorno dopo il Tg1 dedica alla manifestazione due piccoli servizi, alle 6.30 e alle 7.00.
Il Tg2 alle 13.00 e alle 17.00.
«Ancora strategia di marginalizzazione: la notizia viene data, per non dar luogo a troppe recriminazioni, ma in orari di minore ascolto rispetto a quelli della sera, con servizi brevissimi, tanto che a molti, pur interessati, sono sfuggiti. Un flash. Nessun approfondimento sui contenuti. Nessuna successiva ripresa. Mentre, per esempio, la polemica sulla Nutella rimbalza (e si amplifica) su tutti i mezzi di informazione».
Anche la carta stampata, secondo i manifestanti, opera in molti casi scelte editoriali «difficilmente comprensibili».
«Se da una parte la manifestazione ottiene alcune prime pagine (Il Fatto, Il Manifesto, L'Unità), i maggiori quotidiani italiani, La Repubblica e Il Corriere, dedicano ai 20 mila aquilani solo un breve articolo».
«La Stampa invece regala una rara perla di giornalismo: 7 righe per dare i numeri dicendo che "Cinquemila aquilani bloccano l'autostrada" e che hanno manifestato "circa diecimila persone per la questura, la metà secondo gli organizzatori!»
Il Tg2, il 19 giugno si difende dalla contestazione partita su Facebook, che ha “attaccato” sul social network le pagine dei due telegiornali Rai e intasato la loro posta elettronica: «52 secondi in tutto per dire che l'informazione era stata data e per mostrare nuovamente il servizio (25 secondi)».
«E così chi protestava per motivi magari sacrosanti, nel più civile, partecipato dei modi, viene fatto passare per un incontentabile, un cialtrone e pure un bugiardo. Il cerchio è chiuso».
Più ampio, invece, analizzano ancora dal 3e32, lo spazio per la «propaganda»: «Rai Uno e Canale Cinque si rimettono al lavoro: propaganda prezzolata in entrambi i casi, nel primo a spese dei contribuenti. Ecco allora l'ampio servizio del Tg1 sul corposo assegno di Laura Pausini per ristrutturare una scuola del centro storico.
Ecco Matrix, Canale 5, che mostra in diretta le Amiche per l'Abruzzo e la loro generosità per la città terremotata. Tutto bello, politically correct. Salvo censurare in diretta Gianna Nannini che denunciava la censura».
«Vogliamo il rispetto della nostra dignità, non elemosine o privilegi», contestano dal comitato.
«Chiediamo al governo di essere trattati come uno stato che voglia dirsi civile tratta i suoi cittadini. Chiediamo di non essere governati coi ricatti delle ordinanze una tantum, ma con una legge organica, come si è fatto in situazioni analoghe nella storia del nostro paese. Chiediamo che il Parlamento ci garantisca in questo e lo chiederemo con forza ai partiti. Si facciano da parte, se non son in grado di garantire uno standard minimamente accettabile all'informazione pagata dai contribuenti».

23/06/2010 9.17

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