Le carriole su Washinghton Post. Crollo commesse imprese locali

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Sbarcano oltreoceano le carriole dell'Aquila e per il Washington Post sono "people of the wheelbarrows" coloro che hanno dato vita alla protesta per sollecitare la rimozione delle macerie dal centro storico martoriato dal terremoto di un anno fa.

Sul quotidiano statunitense a tracciare un bilancio della ricostruzione è un articolo di Laura Benedetti, docente di Italiano alla Georgetown University, che si sofferma anche sulla mobilitazione di piazza.
In un primo momento, racconta la professoressa originaria de L'Aquila, sembrava che molti aquilani accettassero passivamente la nuova vita da terremotati, «ma a febbraio qualcosa è cambiato». L'analisi parte dalla prima volta in cui, il 14 febbraio, è stata varcata la "zona rossa".
Poi l'esame della protesta delle carriole, le problematiche sulla ricostruzione, l'inchiesta su G8 e grandi eventi e l'indignazione per gli «imprenditori che ridevano».
Infine le carriole, la catena umana e il lavoro per recuperare «otto secoli di storia che ci stanno guardando. Le nostre rovine piangono, noi stiamo piangendo».
E un cenno alla Pasqua: «per il popolo delle carriole la resurrezione non può aspettare».
Intanto oggi il presidente del consiglio comunale dell'Aquila, Carlo Benedetti ha denunciato le «grandi difficoltà» a fare svolgere le sedute del consiglio in città «in quanto non esistono al momento strutture disponibili che possano garantire gli standard di sicurezza richiesti».
La seduta di oggi, ancora una volta, è stata infatti convocata ad Assergi, nella sede dei Laboratori dell'Infn, sotto il massiccio del Gran Sasso, e la scelta non è stata esente da critiche da parte di alcuni cittadini.
«Da parte nostra stiamo facendo tutto il possibile - ha spiegato Benedetti - per tornare a fare le sedute in città. D'altra parte non abbiamo neanche facoltà di utilizzare l'aula del consiglio regionale in quanto, dopo l'occupazione della struttura da parte dei commercianti di Piazza Duomo, i consiglieri regionali ci hanno lasciato intendere che quest'aula non è più a nostra disposizione».
Il presidente Benedetti giudica anche poco praticabile la possibilità di continuare a svolgere sedute nelle sedi dell'auditorium Carispaq e dell'Ance in quanto queste organizzazioni hanno una vivace attività istituzionale.
Alcuni cittadini hanno infine proposto la possibilità di fare ospitare il consiglio nelle aule multimediali dei plessi scolastici cittadini disponibili.
Le 107 imprese cooperative aquilane aderenti a Confcooperative che ad un anno dal sisma hanno perso il 50% delle commesse chiedono invece di riservare il 5% dell'importo dei bandi pubblici alle cooperative, istituire un fondo di garanzia ed una struttura per il microcredito per le imprese, favorendo la costituzione di un progetto di sviluppo e di rilancio del tessuto cooperativo aquilano, che dal terremoto ha registrato una diminuzione media del 50% nel numero delle commesse.
Ad un anno dal sisma le cooperative non vogliono essere messe ai margini del mercato della ricostruzione. Chiedono piuttosto di poter ripartire dal lavoro, attraverso strumenti di tutela delle realtà locali, che salvaguardino anche l'inserimento dei giovani e dei soggetti più svantaggiati.
Occasioni di occupazione, anche in relazione alle nuove aree del Progetto C.A.S.E., sono molteplici: dalla manutenzione del verde, affidata adesso ad una grossa realtà nazionale, alla organizzazione di asili nido e servizi per i disabili.
Altri progetti che le imprese cooperative aquilane possono attivare sono relativi alla selezione delle macerie, attraverso la costituzione di nuove cooperative, sociali soprattutto, da impiegare nei centri storici de L'Aquila e dei Comuni limitrofi, che hanno bisogno di queste competenze.
C'è il settore delle pulizie, storico per le cooperazioni aquilane, adesso ferme a causa del crollo e della inagibilità dei palazzi del centro storico.
Altri progetti riguardano il trasporto degli anziani, dai nuovi quartieri ai centri di aggregazione, che stanno sorgendo nelle diverse aree della città.
Le cooperative aquilane, infine, potrebbero essere impiegare nella selezione e nella ricostruzione degli archivi storici, il cui patrimonio va riordinato e recuperato, anche attraverso la digitalizzazione, ed infine custodito, all'interno di capannoni industriali.
«Sono state due le criticità forti seguite all'emergenza – ha spiegato il vice presidente di Confcooperative, Carlo Mitra - è mancato un piano per il rilancio delle piccole e medie imprese, e non è stato previsto alcun supporto alla Pubblica Amministrazione locale. Per scommettere sul futuro gli Aquilani devono tornare ad essere protagonisti della propria comunità. Bisogna ripartire dai nuovi quartieri costruendo in queste aree servizi per la comunità, e la cooperazione aquilana è pronta a fare la sua parte».
«E' impossibile pensare ad una vera ricostruzione del sistema sociale ed economico aquilano senza ripartire dal lavoro – ha sottolineato il presidente di Confcooperative Abruzzo Giampiero Ledda – le cooperative erano protagoniste del tessuto economico aquilano prima del terremoto e devono tornare ad esserlo con un ruolo attivo durante la fase della ricostruzione».

A testimonianza delle difficili condizioni in cui ancora si trovano ad operare le cooperative aquilane Confcooperative L'Aquila ha illustrato i dati emersi dal
monitoraggio realizzato tra le imprese cooperative del territorio nel I trimestre 2010.
Tra i settori più in difficoltà c'è la cooperazione sociale che, nell'ultimo anno, ha visto diminuire in modo determinante sia il numero dei soci lavoratori, che quello di dipendenti e collaboratori, e registra ancora un numero elevatissimo di cassaintegrati.
Diminuito drasticamente anche il volume d'affari, in seguito al calo della domanda di oltre il 50%. Questo stesso genere di problemi affligge anche gli altri settori, dalla produzione all'edilizia fino al turismo.
Tutte le cooperative segnalano infatti grandi difficoltà nel reperimento di personale specializzato e di commesse, a causa di problemi nell'accesso agli affidamenti diretti e alle gare, spesso con requisiti considerati troppo elevati. A questo quadro si sommano poi la carenza di liquidità e la difficoltà di accesso al credito e ai finanziamenti, e la conseguente impossibilità di effettuare investimenti.
Unico settore a reggere è quello della cooperazione agricola che, essendo radicato principalmente nella Marsica, ha subito solo marginalmente le conseguenze del sisma.

12/04/2010 16.36