Sicurezza sismica, geologi: «dopo un anno non è cambiato nulla»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

8403

L'AQUILA. «E' troppo presto per dire che all'Aquila si potrà ricostruire praticamente ovunque». * 3E32: «IL MIRACOLO AQUILANO E' FALLITO» * 83ENNE TERREMOTATA OCCUPA UNA STANZA DELLA CASERMA
Lo sostengono i presidenti degli ordini dei Geologi delle maggiori regioni italiane che ieri, all'indomani dell'anniversario del sisma, si sono riuniti all'Aquila per affrontare i problemi di fondo del territorio, aperti dal sisma che ha devastato l'Abruzzo un anno fa.
«Il lavoro sulla microzonazione divulgato nei mesi scorsi dalla Protezione civile è senza dubbio encomiabile - spiega Nicola Tullo, presidente dell'ordine abruzzese - ma fa riferimento a dei dati parziali, quelli disponibili fino al momento della pubblicazione, elaborati anche piuttosto in fretta».
Prima di fare affermazioni su dove è opportuno o meno ricostruire, secondo Tullo, bisogna rivedere quella microzonazione sulla base centinaia di indagini che si stanno conducendo.
Dal terremoto in poi, L'Aquila è diventato uno dei punti più studiati in Europa dal punto di vista delle indagini geognostiche ma sono ancora tante le cose da fare.
In Abruzzo, ha spiegato il presidente dell'ordine, come del resto in tutta Italia, le istituzioni da sempre hanno investito pochissimo nella conoscenza del territorio e ancor meno nella prevenzione, ed anche quando si è investito in conoscenza le risultanze sono state spesso disattese.
E L'Aquila ne è un esempio: visto che si sono costruiti, grazie anche all'assenza di leggi specifiche, insediamenti in prossimità di faglie che si conoscevano ed in zone altamente vulnerabili alle sollecitazioni sismiche, come si conosceva peraltro la vulnerabilità sismica di numerosi edifici crollati.
«In tante decisioni prese in passato molte istituzioni non hanno ritenuto utile sentire i geologi», ha detto ancora Tullo. «Con il senno di poi - spiega - è facile da parte nostra dichiarare tante cose, ma credo che non nessuno in quel momento potesse affermare che non ci sarebbe stata la scossa più grande. Un geologo - sottolinea - queste affermazioni non le fa mai, perché sa che non sempre funziona il discorso dello scarico dell'energia attraverso tante piccole scosse. Comunque la commissione lavora in maniera autonoma».
Ma c'é preoccupazione, da parte del presidente nazionale dell'ordine dei geologi, Pietro De Paola, di fronte alle indicazioni contenute nelle ordinanze e nelle linee guida della ricostruzione che «costituiscono di fatto un bavaglio tecnico alla nostra professione».
«La geologia - ha spiegato De Paola al convegno dei presidenti dell'ordine - è fatta di prevenzione, ma ha bisogno di vincolare l'uso del suolo e questo non piace a nessuno. Di fatto, anche le direttive sulla ricostruzione sminuiscono la figura del geologo, i cui pareri possono, in alcuni casi, anche essere ignorati dai progettisti come riportato, ad esempio, nelle linee guida di modalità di indagine per fabbricati redatte da Reluis».
Per il presidente De Paola, è importante «mettere la geologia in condizioni di fare da supporto ad altre discipline».
Così il presidente chiede «maggiori investimenti, statali e regionali, per la conoscenza del territorio e per la prevenzione dei rischi idrogeologici e sismici, per evitare di rincorrere sempre i terremoti».
Un'attenzione è stata maggiore richiesta soprattutto per i territorio regionale dove manca ancora un'adeguata struttura geologica e sismica, oltre a una struttura tecnica specializzata per affrontare la prevenzione la messa in sicurezza.
«Non siamo adeguatamente rappresentati alla Regione – ha spiegato ancora Tullo - la protezione civile regionale non ha nessun geologo in organico e questo spiega perché, in passato, nessuno ha potuto fare nulla quando questo territorio è stato declassato da zona sismica 1 a zona sismica 2».

08/04/2010 9.57
[pagebreak]
3E32: «IL MIRACOLO AQUILANO E' FALLITO»


L'AQUILA. La ricostruzione non è partita, l'informazione sul terremoto è addomesticata, la Protezione Civile non ha saputo difenderci prima del sisma.
Viene bocciato su tutta la linea questo lungo anno 'terremotato', da parte del Comitato 3.32 che si è formato poche ore dopo il sisma.
Un anno lungo, faticoso, senza sosta, fatto di battaglie infinite e oggi il bilancio è tutt'altro che positivo. «Il “miracolo aquilano”, creato ad arte da un'informazione addomesticata, è definitivamente crollato», dicono dal Comitato.
«L'assenza del premier dalla sua passerella mediatica preferita, in occasione delle celebrazioni del primo anniversario dal terremoto è del tutto sintomatica. Come lo è la difesa all'angolo a cui abbiamo visto costretto Bertolaso. Che non sa come spiegare che la protezione Civile non ci ha protetto prima che ci crollasse addosso la catastrofe, che non sa come giustificare il lavoro di una commissione grandi rischi che il 31 marzo è riuscita in mezz'ora a  decidere che non c'era pericolo».
Il 3.32 mette in fila una lunga serie di episodi negativi che hanno caratterizzato questi ultimi 12 mesi: la gestione degli appalti condotta dalla Protezione Civile che è finita sotto inchiesta. Una inchiesta «che i mezzi d'informazione hanno presto dimenticato», e poi il tentativo di trasformare l'organo deputato a fronteggiare le calamità naturali in una Spa, le medaglie a pagamento per i Vigili del Fuoco («veri eroi di questa tragedia») e i loro contratti scaduti e i mezzi di soccorso vecchi anche di trent'anni.
«Bertolaso sarà presto rimpiazzato dal prefetto Gabrielli», aggiungono dopo le indiscrezioni trapelate nelle ultime ore. «Un controllore che sostituisce un controllato. Un grande poliziotto a dirigere la protezione Civile. Che evidentemente è innanzitutto Comando e Controllo. Un uomo che dà lezioni di legalità dopo aver negato un elementare diritto costituzionale, quello di assemblea nei campi, smentendo quanto aveva in precedenza promesso. E che persegue le carriole, mentre all'Aquila ladri e sciacalli girano indisturbati da mesi».
E poi la ferita più grande, per il 3.32, quella ricostruzione che stenta a ripartire così come la crisi economica e sociale.
«Troppi disoccupati lasciati a se stessi, troppi cassintegrati che tra poco perderanno anche il loro magro sussidio, troppi artigiani e commercianti che dopo i tre mesi a 800 euro non sanno più come ripartire».
Critiche anche per la partecipazione la notte del lutto anche del sindaco di Roma, Gianni Alemanno e la neo presidente della Regione Renata Polverini: «che cosa c'entrano col dolore aquilano questi personaggi? E davvero il presidente del consiglio pensava che in nome del lutto,  i cittadini sarebbero stati in silenzio mentre tutti facevano propaganda invece che vera commemorazione?»
Dubbi e critiche arrivano anche da Pio Rapagnà del comitato Mia Casa che da mesi si batte per la messa in sicurezza delle case Ater.
Per Rapagnà non c'è solo il dramma del terremoto da fronteggiare ma anche «il dramma politico»: «i nostri politici ci stanno rappresentando? Ci hanno rappresentato per questo lungo anno trascorso nel dramma, nello sfollamento, nell'amarezza? Hanno rappresentato la
nostra voglia di ricostruzione, delle case popolari e della città tutta? No, non ci hanno rappresentato. Non hanno dimostrato di avere la nostra stessa voglia, la nostra medesima determinazione, la nostra incrollabile volontà».
08/04/10 10.14
[pagebreak]
83ENNE TERREMOTATA OCCUPA UNA STANZA DELLA CASERMA

L'AQUILA. A 83 anni, dopo mesi da sfollata, da sola in una stanza d'albergo sulla costa abruzzese, ha occupato abusivamente da alcuni giorni la stanza 12 D della caserma Campomizzi dell'Aquila, perché «nessuno in questi mesi - afferma - è riuscito a garantirle un alloggio in città».
In un'ala della Caserma attualmente alloggiano 130 sfollati; nel resto dell'edificio c'é il 33/esimo Reggimento artiglieria terrestre Aqui.
L'anziana, Anita Ciulini, dice di avere preso questa decisione in nome «di tutti quegli anziani che sono ancora sfollati sulla costa o nei comuni dell'entroterra abruzzese».
La signora Anita ha in mano una borsetta con la quale si è presentata in caserma, scegliendo una camera.
«Non volevo restare da sola a Montesilvano - spiega - per me era importante ritrovare la mia città dove ho vissuto tutta la vita e lavorato in una tabaccheria».
Sogna di tornare ad abitare nella casa di via Tre Marie, nel cuore della zona rossa.
«Lì ci sono i quadri del mio caro marito Tullio Subrizi - racconta - voglio ritrovarli, insieme alle mie cose».
Ma il suo è un messaggio per tutti quegli anziani che sono fuori e che non hanno la possibilità di rientrare.
«Molti anziani sono già morti da sfollati - spiegano gli altri aquilani ospitati nella caserma - sradicati e disorientati. Questa città li sta mettendo da parte ignorando i loro diritti».
E arrivano anche denunce di disagi da cittadini per gli assegni di autonoma sistemazione.
Un gruppo di terremotati ha protestato per la mancata corresponsione di tre mensilità.
Lo stesso gruppo ha denunciato le lunghe file che sono costretti a sopportare, sia al Comune, sia alla tesoreria del Comune presso la Carispaq, per avere informazioni «molte volte negative nel senso che i soldi non ci sono».
«Per molti di noi questi fondi - ha spiegato il gruppo di cittadini - sono vitali nel senso che in un momento così negativo e difficile, serve ogni sostegno».
Secondo quanto si è appreso da fonti del Comune dell'Aquila, l'ultima rata di autonoma sistemazione è relativa al mese di gennaio ed è stata liquidata con fondi comunali.
Il contributo dell'autonoma sistemazione gode di una copertura finanziaria garantita da fondi di Stato.
Intanto sono state diverse le questioni affrontate ieri durante l'incontro tenutosi a Palazzo Silone tra il Commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, il vicecommissario Massimo Cialente, il coordinatore della Struttura tecnica di missione Gaetano Fontana e i sindaci del cratere.
Questi ultimi hanno espresso le problematiche più urgenti riguardanti l'emergenza e la ricostruzione ponendo in evidenza le difficoltà che si trovano ad affrontare ogni giorno e ponendo alla struttura commissariale domande precise e tecniche.
Il commissario Chiodi, sui contributi per la ricostruzione degli edifici dei privati, ha ricordato «la presenza del fondo di 2 miliardi di euro della Cassa depositi e prestiti con lo strumento del contributo agevolato: i sindaci dovrebbero il più possibile incentivare l'utilizzo di questo tipo di finanziamento».
L'architetto Fontana ha annunciato che i sindaci del cratere potranno avere un'assistenza tecnica per i piani di ricostruzione fornita dalla Struttura tecnica di missione con l'Università.
Fontana ha aggiunto che «i primi cittadini avranno presto a disposizione un sorta di testo unico, sintesi ragionata di tutte le disposizioni legislative, come strumento di lavoro di riferimento».
Il vicecommissario Cialente ha ricordato che in alcuni comuni, tra cui L'Aquila, esiste ancora un'emergenza abitativa e, proprio a questo proposito, tutti i sindaci sono invitati a comunicare al più presto alla struttura commissariale le eventuali soluzioni alloggiative (MAP) residue in ogni Comune al fine di realizzarne una attenta ricognizione.
08/04/10 10.20.17