Comitato vittime terremoto: «i morti si potevano evitare»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3813

L'AQUILA. «Le perizie del Tribunale parlano da sole. Molte morti, se fossero state rispettate le leggi, si potevano evitare».


E' questo il commento di Antonietta Centofanti, presidente del Comitato delle famiglie delle vittime della Casa dello studente, in merito alle accuse formulate dalla Procura dell'Aquila nei tre avvisi di garanzia emessi per il crollo del condominio di via D'Annunzio, avvenuto con il sisma del 2009, dove sono morte 13 persone.
Le ipotesi di reato sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni.
Gli indagati sono Fabrizio Cimino, 49 anni, ingegnere, dell'Aquila, progettista della ristrutturazione dell'edificio di via D'Annunzio, avvenuta nel 2002; Fernando Malaragni, 61 anni, dell'Aquila, esecutore dei lavori di ristrutturazione; e Filippo Impacciatore, 71 anni, costruttore dell'edificio, originario di Chieti ma da tempo residente a Caracas (Venezuela).
Nell'indagine penale vengono citate anche tre persone morte: si tratta di Salvatore Cimino (direttore dei lavori), Paolino Cimino (ingegnere progettista), e Pierino Altizi (titolare dell'impresa che ha costruito.
I provvedimenti sono stati notificati agli eredi ma pur contenendo le stesse accuse formulate nei confronti dei tre indagati del quarto filone della maxi inchiesta sul terremoto, gli stessi sono finalizzati alla sola azione civile legata all'eventuale risarcimento danni che potrebbe essere chiesto dai familiari delle vittime e dai feriti.
I gravi elementi emersi dalla perizia nel quarto filone della maxi inchiesta sul terremoto, tra cui l'utilizzo di materiale costruttivo scadente e calcestruzzo di scarsa qualità, fanno discutere molto e determinano posizioni diverse.
Dura la posizione di Centofanti, che nel crollo della Casa dello studente ha perso un nipote: «Non si tratta di perizie di parte, ma del Tribunale. E se i periti affermano cose del genere, credo si sia fatto tutto con il giusto equilibrio».
Centofanti ribadisce che «chi ha sbagliato è giusto che paghi. E' un dovere che ognuno paghi per colpe gravi che hanno causato molte morti, soprattutto dei più giovani, dalla Casa dello studente ai condomini privati. Non si può avere pietà per chi non rispetta le regole. I colpevoli devono essere condannati. Questo non è giustizialismo, ma dovere civico - prosegue -. Noi ci batteremo perché questo avvenga. Siamo vicini alla Procura, che sta facendo un lavoro straordinario nonostante i pochi mezzi a disposizione. E chi ha sbagliato - conclude la presidente del Comitato - non deve essere coinvolto nella ricostruzione».
Sull'argomento si esprime anche il presidente dell'Ordine degli Ingegneri della provincia dell'Aquila, Paolo De Santis: «qui in città non è una prassi violare le leggi sulle costruzioni e utilizzare materiali scadenti, altrimenti avremmo avuto una città rasa al suolo. Se però le accuse della Procura sui singoli casi dovessero essere confermate, allora sarà oggettivo che qualcuno ha sbagliato, ma le responsabilità sono dei singoli».
Secondo l'ingegnere De Santis, «le categorie professionali e dei costruttori non c'entrano, altrimenti avremmo avuto una città in macerie con 50.000 morti. E se non è successo, vuol dire che il cemento armato e le costruzioni in generale sono di nuova qualità rispetto ai parametri degli anni '60, '70 e 80».

22/03/2010 9.32