Carriole ancora in piazza, contestato il vescovo D'Ercole

Alessandro Biancardi

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 Carriole ancora in piazza, contestato il vescovo D'Ercole
L'AQUILA. Il popolo delle carriole è tornato ieri mattina al lavoro nel centro storico. * SCONTRO GIULIANI E FEDERICO. PROTESTE A BARISCIANO

Nessuno scontro, questa volta: sabato Cialente aveva firmato una ordinanza per l'apertura del blocco ai Quattro Cantoni: è stato così possibile accedere liberamente a Piazzo Palazzo negli orari stabiliti (10-13-30)
«Abbiamo accolto le richieste dei cittadini - ha dichiarato Cialente - perchè possano manifestare serenamente il loro attaccamento a L'Aquila e la voglia di tornare al piu' presto a riviverla».
Così gli aquilani si sono ripresi la loro città per rivendicare ancora una volta la voglia di riaprire al più presto il centro storico, ma anche di partecipare attivamente alle scelte sulla ricostruzione e alla rimozione delle macerie.
Per la terza domenica di fila, sono tornati gli scarriolanti a piazza Palazzo, per smistare inerti, coppi e materiale riciclabile, sotto la protezione della statua di Sallustio che gli aquilani ribattezzano "San-Lustio" il santo protettore della piazza.
E qui, tra la sorpresa e la contestazione generale, è sbucato a sorpresa tra le persone al lavoro tra le macerie anche il vescovo ausiliare della città, monsignor Giovanni D'Ercole.
Il vescovo ha preso la pala e ha iniziato a levare terriccio dal grande mucchio che si accumula sotto la statua.
Così è cominciata la contestazione da parte della gente che lo ha accusato: «sei venuto per le telecamere, vuoi solo farti vedere».
Del resto, i comitati cittadini avevano scritto in settimana una lettera per scoraggiare qualsiasi tentativo di strumentalizzazione, soprattutto da parte di chi, anche in vista delle imminenti elezioni, inizia a vedere le carriole come ottimo veicolo di comunicazione.
«Va benissimo che il vescovo venga a darci una mano a spalare – ha spiegato Federico Bologna del Comitato '3e32' - perché non sarebbe giusto precludere a nessuno l'accesso alla manifestazione. Tuttavia - prosegue - abbiamo invitato i politici a tenersi fuori dalla manifestazione e spesso i vescovi, in questo periodo, sono più politici dei politici».
Ma le contestazioni non hanno affatto scoraggiato monsignor D'Ercole che ha continuato a scavare, commentando poi: «sono venuto per dare sostegno a questa gente, non per le telecamere. Comprendo le critiche e rabbia di queste persone e la loro voglia di portare avanti questa giusta causa».
Non sono mancati trattori, esibizioni, allestimenti di associazioni, trampoli e writers.
C'è stato spazio anche per spunti e momenti di riflessione sulla gestione della ricostruzione post sisma, sull'inchiesta relativa al G8 della Maddalena, ma anche sull'evoluzione dell'inchiesta giudiziaria legata ai crolli, in relazione al ddl sul processo breve.
Critico il comitato 3 e32 secondo cui «la Protezione Civile ha ostacolato la partecipazione dei cittadini alla ricostruzione, vietando le assemblee e il volantinaggio nelle tendopoli e favorendo lo spopolamento del territorio».
«La rimozione, la separazione e il riciclaggio delle macerie – hanno spiegato ancora - possono diventare una concreta possibilità di rilancio economico e occupazionale per la città, creando lavoro per le 16mila persone attualmente disoccupate o in cassa integrazione».
In città sono arrivati anche i trattori, rimasti però al di fuori della zona rossa.
Due ore e mezza di strada, da Bellante e lo staff di Agriservice è giunto per dare man forte ai terremotati, anche con i mezzi per rimuovere prima e meglio le macerie.
«E' tradizione dalle nostre parti - ha spiegato Roberto Rosati, presidente del consorzio Agriservice - che quando un agricoltore si trova in difficoltà, magari perché il raccolto é andato male o c'é stato un incendio del fienile, gli altri si mettano insieme per aiutarlo».
Ma i trattori sono rimasti bloccati alla villa Comunale, ai margini della zona rossa, perché mancava l'autorizzazione e lo staff di Agriservice ha potuto dare il proprio aiuto alla causa delle carriole solo con pale e secchi.

15/03/2010 8.06
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SCONTRO GIULIANI E FEDERICO. PROTESTE A BARISCIANO


SULMONA. Acceso incontro sabato mattina tra il sindaco di Sulmona, Fabio Federico, e Giampaolo Giuliani, lo studioso della sismologia correlata al radon, al centro di polemiche per le sue previsioni su alcune scosse di terremoto.
L'incontro è avvenuto lungo il corso cittadino a quasi un anno da quando Giuliani annunciò al sindaco un imminente terremoto a Sulmona.
Giuliani ha ribadito di non aver dato mai l'allarme, ma di essersi limitato a chiedere informazioni sul terremoto della mattina e a chieder due o tre ore di tempo per verificare tramite le sue telestazioni se il sisma avrebbe avuto un seguito in Valle Peligna.
Invece, per Federico Giuliani lanciò un vero e proprio allarme e lui fu costretto a rientrare precipitosamente da Roma dove stava partecipando alla manifestazione di fondazione del Pdl, dopo che i vigili urbani gli avevano parlato una devastante scossa prevista nel pomeriggio di domenica 29 marzo annunciata poco prima con una telefonata da Giuliani.
Dopo l'acceso confronto con il sindaco, Giuliani ha commentato con soddisfazione l'annuncio da parte di studiosi dell'Ingv e dell'Università di Roma Tre circa una correlazione tra l'emissione di radon e gli eventi sismici.
«Questa cosa non fa altro che confermare quello che vado dicendo dal 2003 - ha sostenuto - e cioé che il radon può essere un precursore sismico, questo conferma che le mie ricerche sono avanti rispetto alle loro di almeno 8 anni».
Per quanto riguarda la possibilità di imminenti eventi sismici in Valle Peligna, lo studioso ha detto che «al momento non si evincono nemmeno scosse strumentali che possano far pensare ad un incremento di sismicità della zona. Due delle nostre tre stazione di rilevamento sono state posizionate proprio per verificare un incremento dell'attività sismica della faglia di Sulmona e della parte Est dell'Aquila. In caso di eventi molto forti potrebbero darci tempestive indicazioni in merito».
Ma proprio sabato l'Ingv ha smentito in parte quanto dichiarato il giorno precedente su radon e previsione terremoti dopo la pubblicazione dello studio su Geophysical Research Letters riguardo a esperimenti di laboratorio mirati alla comprensione dei processi preparatori dei terremoti e all'eventuale ruolo del "precursore".
«I risultati finora raggiunti in questo campo, compreso l'articolo di Grl in questione, ci hanno permesso di comprendere meglio molti dei segreti del nostro pianeta ma finora non hanno assolutamente alcuna possibilità di applicazione pratica per la previsione deterministica dei terremoti», aggiunge l'Ingv sottolineando che «tale possibilità non esisteva nel recente passato, all'epoca del terremoto de L'Aquila, non esiste nel presente e possiamo affermare che non esisterà nel futuro a breve e medio termine».
«L'Ingv - conclude la nota - continuerà con impegno la ricerca in questo campo, comunicando come ha sempre fatto i risultati alla comunità scientifica con le modalità in uso (pubblicazione su riviste scientifiche) anche a costo di fraintendimenti e distorsioni mediatiche».

LAVORI E PROTESTE

Intanto si pensa anche alla ricostruzione e si scopre che si aggirerebbe attorno al milione di euro la somma necessaria per mettere in sicurezza la zona interessata dal fenomeno franoso di via Persichetti e che ha causato la chiusura di via XX Settembre.
E' quanto emerge da fonti della Protezione civile e dell'Ufficio per la Ricostruzione.
I fondi servono per intervenire nella parete al di sotto del ponte di Belvedere che all'apice si collega con via Persichetti, una traversa di via XX settembre.
Il reperimento della somma non é agevole, quindi alla luce del processo per l'individuazione della somma e successivamente per l'affidamento dei lavori, si prospettano tempi non brevi per la riapertura di via XX Settembre.
Secondo quanto si è appreso il fenomeno franoso è stato causato dalle forti piogge invernali.
A Barisciano continuano le proteste per i termosifoni scollegati, acqua e luce che mancano, barriere architettoniche all'ingresso, bagni e sanitari sporchi.
Tutto questo all'indomani dell'inaugurazione del nuovo villaggio Map, con 70 casette prefabbricate (moduli abitativi provvisori), sono decine i residenti che protestano per le condizioni nelle quali hanno trovato l'abitazione loro assegnata.
«Abbiamo ricevuto le chiavi oggi - commenta Daniela Pasquali, che è anche consigliere comunale di minoranza - e appena entrati abbiamo avuto questa sorpresa».
Alcuni residenti lamentano di aver trovato bagni già utilizzati dagli operai del cantiere e mai puliti. «Non possiamo neanche tirare lo scarico - raccontano -, non c'é acqua. Tutta un'altra cosa rispetto all'unico modulo aperto all'inaugurazione, presente Bertolaso».
Al capo della Protezione Civile, ricevuto ieri dalle autorità locali, «é stata fatta trovare una casetta pulita, perfettamente funzionante, con tanto di caffé caldo - racconta ancora Pasquali -. Bertolaso ha chiesto se negli altri alloggi fosse tutto a posto e i nostri amministratori, in piena campagna elettorale, hanno avuto il coraggio di rispondere di sì».
Proteste anche a Camarda per la proposta di individuare uno dei siti di stoccaggio delle macerie nella zona di Cesarano: si sono così scatena le ire dei residenti dell'area: «l'individuazione del sito di Cesarano - scrive il presidente della Circoscrizione 9, Antonio Scipioni - fatta a tavolino sulla base di mere deduzioni tecniche, rischia di compromettere una delle ultime porzioni di territorio della frazione di Camarda nelle quali poter garantire agli abitanti un minimo di continuità nella loro, spesso atavica, attività agricola».

15/03/2010 8.05