Case Ater dopo il sisma, la rabbia di Rapagnà: «tutto immobile»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Dopo il nulla di fatto in Consiglio regionale sui problemi degli alloggi Ater inagibili dopo il sisma Pio Rapagnà si sfoga.


L'ex parlamentare, oggi segretario dell'associazione Mia Casa, si appella agli organi superiori di controllo, «alla Corte dei Conti, alla Suprema Corte Costituzionale e, per la seconda volta, al presidente della Repubblica».
«Con grande amarezza e indignazione morale», dice, «a questo punto, non possono più stare a guardare: è necessario ed urgente un loro richiamo solenne e autorevole su quanto, prima e dopo il 6 aprile, si è verificato e si sta verificando nelle principali Istituzioni della Regione Abruzzo».
Secondo Rapagnà il Consiglio regionale, il presidente della Giunta, gli assessori regionali alla Politica della Casa e alla Protezione Civile, ma anche l'Ater ed i Comuni classificati ad alto rischio sismico «stanno seriamente e colpevolmente sottovalutando il problema della immediata messa in sicurezza e consolidamento degli alloggi pubblici costruiti in zone sismicamente»
La responsabilità di provvedere alla sicurezza «di circa il 60% degli alloggi pubblici regionali e comunali e alla protezione della incolumità delle famiglie», ricorda infatti Rapagnà, «è in capo alla Regione Abruzzo ed ai Comuni interessati».
«E' inconcepibile», tuona l'ex parlamentare, «che lo stesso Consiglio regionale, quale massima Isituzione legislativa, di indirizzo e di controllo, in piena emergenza post-terremoto ed in presenza di seri rischi sismici, non abbia trovato il tempo in questi 11 mesi per interessarsi del problema della Edilizia Residenziale Pubblica, della sua ricostruzione e messa in sicurezza. E' semplicemente scandaloso e inaccettabile», continua, «che il Consiglio regionale decida di sciogliersi e di andare per un mese intero in “vacanza elettorale e Pasquale” proprio nel momento più delicato della ricostruzione e della preoccupazione».
Rapagnà si domanda se in questo comportamento si possa ravvisare una qualche forma di «omissione di atti legislativi» e di atteggiamento «anticostituzionale»: «si rendano conto i Consiglieri regionali, che essi nei fatti si stanno comportando come i famigerati “generali felloni” che, di fronte al nemico, abbandonano il posto di comando e fuggono: essi in 11 mesi non hanno prodotto alcun provvedimento legislativo».


13/03/2010 9.37