Ricostruzione. Verdini ammette le spintarelle, Chiodi non spiega agli abruzzesi

Alessandro Biancardi

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Ricostruzione. Verdini ammette le spintarelle, Chiodi non spiega agli abruzzesi
FIRENZE. Che cosa c’è di male ad aiutare un amico? Non credeva di fare una cosa contraria alla legge Verdini, esponente di spicco del Pdl e Forzista della prima ora, si candida alle consultazioni regionali del 1995 poi diventa deputato. * ROSSINI GELA TUTTI: «A L'AQUILA LA MAFIA STA OPERANDO»
È stato vicepresidente del Consiglio regionale, membro della commissione Attività produttive e della commissione di Vigilanza.
Le sue parole però stanno agitando non poco la Regione Abruzzo poiché per ragioni geologiche questa terra ha incrociato, dopo anni di emarginazione, la politica che conta e l'imprenditoria amica per accaparrarsi i grandi appalti per la ricostruzione de L'Aquila ed il G8 voluto da Berlusconi.
Ora però Verdini, con il suo racconto reso agli inquirenti in cui avrebbe svelato di aver 'raccomandato' amici imprenditori, potrebbe mettere in seria difficoltà Chiodi che magari non poteva immaginare.
Il coordinatore del Pdl, scrive il gip, «ammette di aver raccomandato Riccardo Fusi, esponente della Btp, l'impresa che ha costituito il consorzio Federico II che poi ha avuto appalti a L'Aquila per 12 milioni di euro»
Quello stesso Riccardo Fusi che Verdini fece conoscere via telefono al presidente Chiodi il quale lo invitò per un caffè «che non si nega a nessuno». Lo stesso governatore, però, in una recente intervista al Riformista disse di non aver più incontrato Fusi. Fatto sta che qualche settimana dopo il consorzio si aggiudicò più di un appalto.
Con queste premesse pare davvero difficile credere a pura casualità, piuttosto sembra emergere dalle parole di Verdini una chiara volontà di agevolare la “cricca”.
Secondo il Gip, le dichiarazioni di Verdini «che lealmente non negano l'evidenza (come al contrario ha fatto Balducci nel corso dell'interrogatorio) volendone dare una lettura benevola, fanno comunque riflettere sulla scarsa consapevolezza da parte di soggetti che ricoprono cariche pubbliche e comunque ruoli pubblici molto rilevanti circa la negatività della raccomandazione specie quando queste riguardano posti di potere e, come nel caso di specie non di natura politica ma tecnica».
La situazione si fa pesante.
Verdini, lo stesso ruolo di sponsor, lo avrebbe avuto anche in altre occasioni, fuori Abruzzo.
«Da tutte le intercettazioni», scrive ancora il gip, il ruolo dell'esponente del Pdl «è stato decisivo per la nomina di De Santis e l'avvicinamento di Fusi (ex presidente della Btp, ndr) al Ministero. E del resto lo stesso Verdini, interrogato dal pm su sua richiesta il 15 febbraio 2010 non nega tali circostanze; solo che le ritiene, decontestualizzandole, un mero intervento per aiutare un amico».
Lo scrive sempre il Gip Rosario Lupo nell'ordinanza di Firenze.
Sempre secondo il giudice, che dedica ai rapporti fra l'imprenditore toscano Verdini e il coordinatore del Pdl un capitolo dell'ordinanza di custodia cautelare, «Verdini ammette che Fusi gli ha chiesto di intervenire sulla scuola Marescialli», un grande appalto di Firenze, e di aver messo l'imprenditore in contatto con il Ministro Matteoli anche se poi agli incontri con l'imprenditore parteciparono solo i capi struttura e non il titolare del dicastero.
«Verdini - prosegue il Gip - ammette anche di avere caldeggiato con il Ministro su richiesta di Fusi la nomina di De Santis a Provveditore dopodichè ha pregato Fusi di lasciarlo in pace con questa storia».
Secondo il Gip, Fusi e Verdini sono «legati da un rapporto amicale ma anche da interessi di natura economica», contrariamente da quanto affermato dallo stesso Verdini che, annota il Gip, ha dichiarato si avere agito «solo per motivi di amicizia, non avendo con Fusi nessun interesse economico in comune».

CHIODI TACE E NON RISPONDE MENTRE I DUBBI AUMENTANO

Verdini dunque ammette di aver aiutato Fusi ad avere un appalto in Abruzzo.
Ma come ha fatto ad agevolare l'amico imprenditore, precisamente? A chi si è rivolto?
Proprio a Giani Chiodi?
Ed in che modo Chiodi avrebbe aiutato Fusi ad ottenere l'appalto?
Il presidente della Regione dal canto suo ha replicato il 18 febbraio scorso dicendo che un caffè non si nega a nessuno specificando di non aver mai incontrato Fusi e di non sapere nemmeno se l'imprenditore avesse provato a mettersi in contatto con la sua segreteria.
Ora la posizione di Chiodi non è invidiabile poiché dopo l'inchiesta, e solo dopo l'inchiesta, la Protezione civile ha divulgato gli elenchi delle ditte che hanno ottenuto dei subappalti.
Ora a parte che l'elenco non sarebbe esaustivo, tra i nomi figurano quelli della ditta di Domenico Cifoni di Teramo che ha fornito televisori ed elettrodomestici per il G8, amico di vecchia data di Chiodi e del senatore Tancredi, e quello della Las Mobili dove secondo l'Espresso Chiodi sarebbe sindaco supplente. Dunque organico alla ditta.
Inoltre diverse voci parlano anche di altre ditte che avrebbero vinto appalti e che avrebbero rapporti con lo studio commercialista di cui Chiodi è titolare. Solo voci, magari calunnie che tuttavia crescono sempre più giorno dopo giorno alimentate dall'assordante silenzio del presidente della giunta.
Alberto Di Croce, per esempio, dell'Idv di Teramo ha per le mani un documento firmato dallo stesso Chiodi nel quale si chiarisce che nella Las Mobili Chiodi non è un sindaco supplente «ma è sindaco a tutti gli effetti, cioè effettivo».
«Lo dichiara lo stesso presidente in un documento a sua firma, il 14 ottobre 2009», spiega Di Croce.
Interessi dunque più che diretti. Solo un caso la chiamata diretta di quella ditta al grande banchetto del G8?
Di Croce da settimane sta riproponendo una serie di domande che finora nessun giornalista ha ritenuto opportuno riprendere o ha avuto l'occasione di porre al presidente Chiodi.
Lui però le ha lette ed ha deciso di non rispondere. Fino a quando? Non crede che in quanto massimo esponente dell'amministrazione locale non possa non rispondere?

LE DOMANDE DI DI CROCE A CHIODI

1) Lei, Presidente Chiodi, si è mai occupato direttamente o indirettamente di appalti della Protezione Civile a L'Aquila? Se sì, di quali?
2) Quante sono le ditte, che intrattengono rapporti di lavoro con il suo studio di commercialista a Teramo, che hanno partecipato ai lavori di emergenza a L'Aquila, dopo il terremoto?
3) Cosa sapeva Lei, presidente, dei traffici pubblici dei funzionari corrotti ed arrestati?
4) I funzionari dello Stato Balducci Co sono stati arrestati per i loro comportamenti corrotti, ma sono stati anche evidenziati atteggiamenti familistici propri di un malcostume italico, che hanno toccato anche Bertolaso; Lei ci deve dire se il suo comportamento di Governatore è stato condizionato dalla sua professione mai smessa di commercialista.
5) Vogliamo sapere se Lei ha interposto i suoi buoni uffici per aziende che hanno ottenuto appalti nel post-terremoto; se ci sono responsabilità penali verranno accertate dai magistrati, ma noi abbiamo il diritto di chiederLe – e glielo chiediamo – se nell'affollato intreccio di interessi pubblici, privati e familiari che hanno interessato l'emergenza aquilana, Lei abbia avuto un ruolo e quale.

Pare che questi siano punti fondamentali e imprescindibili: domande a cui il governatore Chiodi deve rispondere.
L'Abruzzo attende.

06/03/2010 9.28

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ROSSINI GELA TUTTI: «A L'AQUILA LA MAFIA STA OPERANDO»

L'AQUILA. «A L'Aquila in questo momento penso che la mafia stia operando». Frasi choc del procuratore capo Alfredo Rossini che vanno in un certo senso in controtendenza rispetto a quanto detto solo qualche giorno fa dal prefetto Gabrielli.
Il prefetto, infatti, si era detto certo che la situazione fosse sotto il pieno controllo del pool antimafia e aveva anche sciorinato numeri che dovevano di certo far dormire sonni tranquilli: «su 2000 aziende che lavorano dal dopo terremoto», aveva spiegato Gabrielli, «solo a tre è stato revocato il certificato antimafia».
Un messaggio positivo che però oggi cozza con le parole del procuratore e con quanto avevano confermato, sempre qualche giorno fa i Servizi Segreti parlando di «attenzione predatoria» della mafia sugli appalti del post-terremoto in Abruzzo.
Rossini appare, infatti, decisamente meno tranquillo commentando l'inchiesta sui comitati d'affari e sulle infiltrazioni malavitose nei grandi appalti partiti dopo il 6 aprile.
«Stiamo facendo indagini - ha proseguito Rossini - abbiamo avviato una collaborazione fin dall'inizio con la Prefettura perchè ha una struttura di polizia per fare le indagini, per accertare se ci sono precedenti mafiosi per dare o togliere la possibilità di lavorare alle ditte in odore di mafia. Questo scambio di informazioni - ha detto il Procuratore capo della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini - sono importanti sotto il profilo della prevenzione e per essere utilizzate perchè comunque dobbiamo accertare se ci sono reati per far condannare delle persone. Dobbiamo cercare anche di ottenere vantaggi immediati prima che si verifichino situazioni criminogene, quindi nel momento stesso in cui noi operiamo e abbiamo dei dati noi li forniamo alla Prefettura per impedire il compimento dei reati».

»IL FIATO SUL COLLO»

Sul rapporto della cittadinanza con la Procura e le forze di polizia, Rossini ha spiegato che gli aquilani «danno molta importanza a questo rapporto, sono persone che ci tengono alla loro città, tutto questo è noto e nelle loro manifestazioni seguono molto l'attività della Procura. Devo dire - ha proseguito Rossini - che noi sentiamo molto il loro fiato sul collo, nel senso positivo, perchè ogni volta che hanno fatto una manifestazione per parlare di quello che succedeva, hanno sempre dimostrato una grande considerazione di quello che stiamo facendo e dei tempi che noi stiamo impiegando nel portare avanti le varie inchieste. Stiamo andando molto veloci per quanto riguarda i siti - ha detto ancora Rossini - in cui ci sono stati i morti e molti crolli e abbiamo fatto molti passi in avanti, siamo molto soddisfatti e anche la gente è soddisfatta».
La stessa velocità, ha assicurato ancora il procuratore, «la stiamo utilizzando con risultati più problematici per le altre indagini utilizzando le strutture più avanzate della Polizia, del Ros della Guardia di Finanza e anche quelli che lavorano per la Prefettura. I risultati ci saranno di sicuro grazie ai dati che ci verranno anche da fuori che ci permetteranno di organizzarci per andare avanti».
Fondamentale in questa attività, ha spiegato ancora il magistrato, è la collaborazione con la Procura nazionale antimafia che permette di avere attraverso i dati conservati nella sua banca dati, le eventuali situazioni mafiose: «quando abbiamo questi dati possiamo rapidamente inserirli in questa grande struttura e attraverso questa arrivare a delle conclusioni per sapere se sotto il profilo processuale ci sono dei processi di mafia da fare, perchè l'infiltrazione mafiosa o la presenza di una persona con padre mafioso in una società di per sè è un punto per partire. Per poter lavorare per addebitare il reato di associazione di stampo mafioso - ha concluso Rossini - dobbiamo avere tutti gli elementi dell'associazione che non sono certamente la presenza di un figlio di un mafioso nella società».

»CONFIDO IN ESAME ATTI FIRENZE»

Rossini ha anche spiegato di confidare molto sugli elementi che emergeranno dall'esame degli atti inviati dalla Procura di Firenze relativi agli appalti sui grandi eventi, tra cui il G8 alla Maddalena per far decollare le indagini sui comitati di affare nella ricostruzione post terremoto e il G8 dell'Aquila, avviate dalla stessa Procura aquilana subito dopo il terremoto.
«Stiamo cercando di verificare eventuali responsabilità penali - spiega il procuratore capo -. Al momento non ci è sembrato di trovare, in questa prima fase, compreso il G8 dell'Aquila, elementi di illegalità, comunque stiamo indagando e continueremo a lavorare sulle nostre indagini post terremoto».
Rossini è tornato anche sulle laboriose fasi che hanno preceduto l'invio degli atti da Firenze, sui quali è corso l'approfondimento: «noi abbiamo usato il massimo rispetto sulle carte di Firenze e di Perugia, loro hanno fatto quello che dovevano fare, noi abbiamo sollevato la questione degli appalti all'Aquila e quindi abbiamo chiesto a Firenze l'invio degli atti nelle forme procedurali più corrette. In effetti, con molta correttezza attraverso richieste scritte, il procuratore di Firenze, Quattrocchi, ha mandato ciò che noi avevamo chiesto e adesso stiamo lavorando relativamente ai collegamenti con L'Aquila».
Tra gli elementi che si annunciano più interessanti ci sono i documenti, emersi dalle intercettazioni, legati ai lavori del Consorzio Federico II, costituito dalla Btp Spa - coinvolta nell'inchiesta della Procura di Firenze - e dalle tre imprese aquilane Ettore Barattelli, Giulio Vittorini e Marinucci-Equizi, a carica delle quali non c'é alcun provvedimento.
Il Consorzio avrebbe ottenuto appalti dalla Protezione Civile e dal Comune dell'Aquila per circa 12 milioni di euro.

06/03/2010 10.00