La vittoria delle carriole, il ministero si muove per smaltire le macerie

Alessandro Biancardi

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La vittoria delle carriole, il ministero si muove per smaltire le macerie
L'AQUILA. Se dopo undici mesi qualcosa si sta muovendo sul fronte della rimozione delle macerie sarà certo anche merito della 'rivolta delle carriole'. * LA SCHEDA: QUANTI SONO I RIFIUTI? * I FOTORACCONTI DELLA PROTESTA DELLE CARRIOLE
Domenica scorsa più di seimila aquilani sono scesi in strada con tute da lavoro, pale, secchi e carriole per rimuovere le macerie dal centro storico, ingolfato e immobile da quasi un anno.
Hanno fatto capire che se qualcosa non si fosse mosso sarebbero stati disposti a rimuovere con le proprie mani ogni centimetro quadrato di detriti.
Solo qualche giorno dopo è arrivato il fatidico annuncio: spediscono l'esercito a spalare le macerie. La conferma l'ha data anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Non può essere solo una coincidenza il fatto che dopo 11 mesi di immobilismo qualcosa si sia mosso proprio adesso.
Ieri, intanto, al ministero dell'Ambiente si è tenuta una riunione per decidere come intervenire.
Alla riunione hanno partecipato il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, il presidente della Regione e commissario per l'emergenza terremoto Gianni Chiodi, il sindaco e subcommissario Massimo Cialente, la presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane, il prefetto Franco Gabrielli ed il vicecapo della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis.
Tra le proposte sul tavolo quella di individuare tre macro-aree in cui stoccare i rifiuti derivati dal crollo degli edifici oltre che quelli prodotti successivamente dai lavori di messa in sicurezza.

«NIENTE APPALTI NELL'IMMEDIATO»


E probabilmente si sta cominciando ad intuire che questa emergenza, diversamente da quella abitativa o quella di primo soccorso, non sarà un affare economico per chi dovrà intervenire.
Almeno per una prima fase.
Il commissario Chiodi ha infatti chiesto che almeno per i primi interventi più urgenti di rimozione siano impiegati l'esercito ed i vigili del fuoco.
Solo in un secondo momento ci sarà l'espletamento della gara ad evidenza pubblica, ed anche in questo caso, si farà ricorso a «procedure accelerate».
Secondo le stime della Protezione civile le macerie dovrebbero essere attorno ai tre milioni di metri cubi.
Secondo alcuni calcoli degli amministratori locali per rimuoverle sarebbero necessari circa 1.400 viaggi di mezzi idonei al trasporto.

PRESTIGIACOMO: «TRE SITI PER LE MACERIE»

Soddisfatta per la riunione il ministro Stefania Prestigiacomo che ieri ha finalmente annunciato di aver capito la strategia da utilizzare.
Per lo smaltimento di quelle del cratere de L'Aquila sono stati decisi i siti: si tratta di tre aree e di una quarta macroarea di almeno 50 ettari, in questo momento al vaglio dei tecnici.
I siti individuati sono: l'ex Teges che dovrà essere ampliato entro i prossimi trenta giorni, l'apertura, previa gara, di altri due siti già individuati ed esaminati a Barisciano entro trenta giorni e a Bazzano entro sessanta giorni, e poi l'individuazione di almeno una ulteriore macroarea, tra i cinquanta e i trenta ettari, attualmente al vaglio dei tecnici.
Secondo il documento prodotto alla fine della riunione si è stabilito di «rimettere i poteri di individuazione dei siti per il temporaneo stoccaggio delle macerie al commissario delegato» a cui già il decreto conferiva tale facoltà.

CIALENTE: «MACERIE SIANO RIMOSSE DI NOTTE»

Il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente, ha già annunciato che nei capitolati chiederà che sia previsto che il trasporto delle macerie avvenga di notte.
Secondo il sindaco le questioni emerse dalla riunione sono due: la prima è che «la gestione passa all'unità commissariale come previsto dall'ordinanza» e la seconda che «é possibile individuare altri siti di stoccaggio di ampie dimensioni».
A questo proposito, ha concluso Cialente, «L'Aquila ha già consegnato altre otto ipotesi di aree» idonee per lo stoccaggio.

04/03/2010 9.27

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LA SCHEDA: QUANTI SONO I RIFIUTI?

Sul quantitativo di macerie non esistono dati ufficiali ma nei giorni scorsi Legambiente ha pubblicato un dossier per cercare di fare chiarezza su uno dei tanti misteri del post terremoto.
Una prima stima di Protezione civile e Vigili del fuoco parla di una forbice che solo per il comune de L'Aquila va da 1,5 a 3 milioni di metri cubi.
«Questo vorrebbe dire», spiegano dall'associazione ambientalista, «prendendo per buona l'ipotesi peggiore dei tre milioni di metri cubi, che nel capoluogo il sisma ha determinato una quantità complessiva di macerie (da crollo e da demolizione controllata) che si aggira intorno ai 4,5 milioni di tonnellate (considerando che ogni metro cubo corrisponde a 1,5 tonnellate)».
Circa un terzo del totale, vale a dire 1 milione di metri cubi, si trova sulle strade, mentre 2 milioni
sarebbero quelle accumulate all'interno delle case e nei cortili.
Di questi quantitativi farebbero parte i detriti derivanti dai circa 1.000 edifici da demolire soltanto a L'Aquila.
Le stime relative al capoluogo, sottolinea Legambiente, non ricomprendono invece i detriti derivanti dai lavori di ristrutturazione che saranno effettuati dai privati.
A queste cifre vanno aggiunte le macerie presenti negli altri comuni del cratere, ma fino ad oggi non esistono stime attendibili.
Il vero blocco sarebbe costituito da 1 milione di metri cubi .
Ad esasperare gli abitanti gli aquilani è soprattutto la presenza dei cumuli che impediscono la riapertura di molte vie del centro storico dove, accanto agli edifici crollati, si trovano anche numerose case dichiarate agibili dai tecnici, ma che non possono essere raggiunte e rioccupate dai proprietari.
«La ricostruzione», sottolinea Legambiente, «si può avviare subito: basta eliminare in via prioritaria il blocco delle macerie presenti nelle strade e nelle vie d'accesso agli edifici: un milione di metri cubi di calcinacci che impedisce ai cittadini (e alle ditte di ristrutturazione) di entrare nelle abitazioni.
Ad aggravare l'empasse, nel caso de L'Aquila, è il fatto che la zona rossa non ha tenuto distinte le aree che con piccoli interventi di rimozione e messa in sicurezza si potevano “restituire” subito agli abitanti rispetto a quelle più compromesse, per le quali tali interventi prevedono tempi più lunghi.
«Non è dunque vero», spiegano ancora dall'associazione ambientalista, «che la ristrutturazione degli edifici non può partire se non si rimuove l'esorbitante cifra di 3 milioni di metri cubi di macerie. È sufficiente spostarne circa un terzo e le strade del capoluogo saranno di nuovo praticabili: così, senza aspettare che “tutte” le macerie siano asportate, potranno partire i lavori sui circa 10 mila edifici danneggiati tra centro storico e frazioni».
Le sole variabili da tenere in conto sono rappresentate dalla presenza nella zona rossa del capoluogo di edifici e cumuli di macerie sotto sequestro (140 siti in tutto) per le inchieste della magistratura sui crolli “dolosi” e dal fatto che questi crolli hanno interessato anche materiale “sensibile” proveniente da edifici di pregio storico-architettonico.
Se nel primo caso occorre rispettare i tempi tecnici delle indagini auspicando che procedano con
speditezza, nel secondo la soluzione sta nell'affiancare agli addetti alla rimozione degli
esperti che individuino e sottraggano al ciclo dei rifiuti i reperti di valore.

IL DOSSIER INTEGRALE


Dossier Laquilamacerie Ilpunto[1]