Macerie, gli aquilani pronti alla protesta più importante

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Gli aquilani si ritroveranno domenica prossima (ore 10) nel centro storico della città. Saranno ancora lì per chiedere che la ricostruzione, quella vera, cominci al più presto. * LA GUERRA TRA 'POVERI', STUDENTI E CITTADINI SI CONTENDONO LA CASERMA
Ma saranno lì anche per portare via, simbolicamente, le macerie che da 10 mesi, ormai, sono diventate parte integrante dell'arredo urbano.
Ci si sta organizzando con secchi, carriole, pale. Anche domenica scorsa, durante la manifestazione delle chiavi nella zona rossa, gli aquilani lo hanno spiegato al sindaco Cialente: «ridateci il centro storico, le macerie le portiamo via noi».
In totale ci sono oltre 4 milioni di metri cubi di detriti da spostare: se non si provvederà a farlo la ricostruzione non potrà partire.
Ieri il commissario Chiodi ha spiegato di aver incaricato i propri uffici di predisporre una direttiva che si propone di approntare un «opportuno modello organizzativo» per l'espletamento del servizio e di individuare gli obiettivi per il riutilizzo dei materiali.
«Entro una settimana», ha garantito il governatore, la direttiva sarà pronta e su questo schema sarà elaborata la proposta di bando europeo per la individuazione di uno o piu' soggetti abilitati a provvedere al ciclo completo di rimozione, stoccaggio e selezione dei materiali per il loro riutilizzo, nel rispetto delle piu' aggiornate normative in materia ambientale.
La direttiva dovrà essere sottoposta anche alla valutazione e condivisione del Ministero dell'Ambiente al quale Chiodi ha chiesto di convocare un tavolo di coordinamento specifico da tenersi a Roma il 3 marzo prossimo.

IMPOSSIBILE TORNARE IN CENTRO IN TEMPI BREVI

Il senatore pescarese del Pdl ha invece escluso categoricamente il ritorno in tempi brevi nel centro storico e ha definito «irresponsabile chi fomenta speranze irrealizzabili».
«Comprendo la voglia di ritornare alla normalità da parte dei cittadini aquilani – ha detto Pastore, - ma non sarà certamente possibile rientrare nel centro storico dell'Aquila in tempi brevissimi. Il Governo si è già speso tantissimo per contrastare l'emergenza post-terremoto predisponendo il piano C.A.S.E. e assicurando a tutti i cittadini case confortevoli e dignitose. Interventi predisposti in tempi record rispetto a precedenti calamità avvenute in passato. E' comprensibile che gli abitanti del centro storico vogliano tornare al più presto nelle proprie abitazioni. Ci sono però tempi tecnici e procedure che vanno rispettati. Sono degli irresponsabili alcuni personaggi dell'opposizione che fomentano speranze irrealizzabili. Faremo di tutto per ripristinare i danni del sisma. Ma senza prendere in giro i cittadini».

LA STRUTTURA DI CONTROLLO

Intanto il vice presidente vicario della Regione Abruzzo, Giorgio De Matteis, ha chiesto la nascita di una struttura esterna per il monitoraggio che affianchi l'unità commissariale.
«Credo che sia opportuno - ha spiegato - vigilare anche nella ricostruzione privata dove ogni condominio dovrebbe segnalare, attraverso il suo amministratore, qual è l'impresa a cui sta affidando i lavori e la stessa impresa - ha detto ancora - sarebbe tenuta ad indicare se ha affidato lavori in subappalto».
Per De Matteis (Mpa), che ha annunciato il sostegno al candidato del Pdl alla provincia dell'Aquila, Antonio Del Corvo, le priorità al momento sono due, la ricostruzione e le attività produttive.
«Ci sono delle risorse disponibili di 300 milioni dalla finanziaria del 2009 - ha detto ancora - il commissario delegato può redistribuirli sulla base delle richieste certificate e formalizzate del Comune dell'Aquila, mi auguro che il sindaco Cialente si sia già mosso per la prima richiesta».

25/02/2010 10.27

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LA GUERRA TRA 'POVERI', STUDENTI E CITTADINI SI CONTENDONO LA CASERMA

L'AQUILA. Due striscioni sono appesi all'ingresso della caserma Campomizzi che ospita alcuni tra gli sfollati del post-terremoto: «la deportazione riparte dalla caserma Campomizzi» e «terremotati e sfrattati: Di Orio ci ospiti tu».
In questo modo alcuni tra i residenti, una cinquantina complessivamente, hanno voluto protestare pacificamente al momento dell'annuncio da parte dell'Azienda per il diritto allo studio, che oltre 400 alloggi della caserma saranno resi disponibili sin dalle prossime settimane agli studenti universitari. E la cosa comporterà un nuovo trasferimento delle persone che sono attualmente all'interno.
«Così dopo nove mesi di mare mi hanno fatto venire qui per sbattermi un'altra volta fuori, magari in montagna - spiega Mario Ianni, residente della caserma - visto che le soluzioni che mi prospettano riguardano Rocca di Mezzo o Pescasseroli».
C'é preoccupazione tra i più per un sistema che «rischia di scatenare una guerra fra i poveri - secondo Claudio Nobile, un altro residente - perché qui si chiede a delle persone anziane che vivevano in case del centro storico di tornare a viaggiare dalla costa, mentre gli studenti, la maggior parte dei quali proviene dalle altre province abruzzesi, non possono ora che ormai metà anno accademico se n'é andato, fare i pendolari per altri pochi mesi».
Ma «non è più tollerabile» secondo il rettore Di Orio «che le giuste esigenze degli studenti siano contrapposte con le altrettanto giuste esigenze dei cittadini aquilani, quasi che il bene degli uni possa rappresentare il male per gli altri».
Per il rettore si deve avere il coraggio «di riconoscere il fallimento del piano C.A.S.E. e delle politiche abitative del post-terremoto»

«Dispiace che anziani cittadini aquilani subiscano dei disagi, ma non è certo a causa degli studenti universitari», insiste Di Orio.

Il rettore ricorda di aver denunciato la mancanza di alloggi per gli studenti universitari già dai primi giorni dopo il sisma e, successivamente, «ho continuato a ribadire l'assoluta necessità di provvedere per tempo e in modo non provvisorio al problema della residenzialità universitaria. Queste nostre richieste sono state inascoltate dalla Protezione Civile, dalla Regione e dagli Enti preposti al diritto allo studio. Forse perché nessuno pensava che l'Ateneo aquilano potesse ancora avere tanti studenti».
Solo il 20 novembre 2009, ad anno accademico già iniziato, ci è stata offerta la disponibilità della Caserma Campomizzi.
In quella data è stato firmato un accordo dal Prefetto Gabrielli, dal Vice Capo della Protezione Civile De Bernardinis, dal Commissario Straordinario dell'ADSU D'Ascanio e dall'Università per destinare all'Azienda per il Diritto allo Studio le palazzine C, D, ed E, la mensa e la cucina della Caserma Campomizzi a partire dal 15 febbraio 2010.
«Ora, a tre mesi di distanza da questo accordo» continua il rettore Di Orio «improvvisamente si scopre che gli alloggi destinati agli studenti sono ancora occupati dai cittadini aquilani, per lo più anziani, che vedono notificarsi delle ordinanze di sgombero e che verosimilmente saranno spostati in sistemazioni alberghiere sulla costa».
«Se c'è stato un errore di programmazione, questo non può essere fatto pagare agli studenti universitari. Non è possibile condannare più di 8000 studenti ad un pendolarismo quotidiano anche di centinaia di chilometri e che, peraltro, crea notevoli disagi anche alla mobilità cittadina».

25/02/2010 10.27

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