Crolli in via D'Annunzio: «errori progettuali per il palazzo che si sbriciolò»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Nel crollo del condominio privato di via Gabriele D'Annunzio, che causò 13 morti, ci sono precise responsabilità umane secondo la magistratura dell'Aquila.


Per quello che sarà il quarto filone della maxi inchiesta sul terremoto, visto che gli avvisi di garanzia sono attesi per gli inizi di marzo, ci sono parecchie similitudini con la casa dello studente, uno dei simboli del drammatico sisma dello scorso 6 aprile.
A questa conclusione sono arrivati i consulenti nominati dalla Procura i quali hanno redatto la perizia sul crollo e l'hanno consegnata al procuratore, Alfredo Rossini, che si baserà sul documento per iscrivere sul registro degli indagati i presunti responsabili dei crolli.
Nel mirino della Procura ci sono tecnici, progettisti ed amministratori incaricati delle autorizzazioni e dei controlli: sotto accusa potrebbe finire l'intera filiera costruttiva del condominio.
La tesi dei consulenti sarebbe rafforzata dal fatto che il palazzo di via D'Annunzio, che si è letteralmente sbriciolato su se stesso, è l'unico nella zona ad avere subito i gravissimi danni: per questo - la convinzione è confermata dai risultati di rilievi ed analisi - sono convinti che alla base del crollo ci siano la violenza della scossa ma anche gli errori progettuali e nella costruzione e l'utilizzo di materiali di scarsa qualità.
Con l'apertura del quarto filone d'inchiesta si apre la lunga lista dei condomini privati nell'ex zona rossa, in particolare in via XX Settembre e strade collegate, dove ci sono state decine e decine di morti.
Intanto slittano i tempi per il deposito da parte della procura delle richieste di rinvio a giudizio al Gup o di archiviazione al Gip per il filone - il terzo della maxi inchiesta sul terremoto - sul crollo della facoltà di ingegneria dell'università dell'Aquila a Roio, dove non c'é stato nessun morto.
Nove gli indagati per disastro colposo.
La Procura era pronta alla definizione del caso ma i tempi si allungano perché alcuni indagati hanno chiesto di essere interrogati; ciò nel tentativo di convincere i pm aquilani a pronunciarsi per il proscioglimento.
Il procuratore capo, Alfredo Rossini, ha più volte detto di ritenere che se la scossa si fosse verificata di giorno avrebbe potuto provocare anche 2mila morti, dal momento che la zona del crollo era molto frequentata da studenti.
Finora sono stati aperti tre filoni con complessivi 26 indagati: si tratta della casa dello studente, 8 morti e 15 indagati, e del convitto nazionale, 3 morti e 2 indagati, sui la procura ha depositato al Gup le richieste di rinvio a giudizio con le ipotesi di reato di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni.

INCHIESTA G8: ATTI NON SONO ANCORA ARRIVATI

Gli atti dell'inchiesta della procura di Firenze sugli appalti per i grandi eventi, tra cui il G8 della Maddalena, invece, non sono ancora arrivati alla procura de L'Aquila.
«Non è arrivato ancora nulla, ma siamo sicuri del fatto che il procuratore di Firenze manterrà la parola data», ha spiegato Rossini, il quale ha ribadito che prosegue l'inchiesta sui comitati di affari, partita subito dopo il terremoto, per la quale è stato aperto un fascicolo lo scorso mese di agosto.
Ma è chiaro che con gli atti di Firenze potrebbe avere altri spunti di indagine.


24/02/2010 9.57