Ricostruzione, la Procura indaga sul consorzio Federico II

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Nel mirino dei Pm aquilani gli appalti sul terremoto dell'Aquila ottenuti dal consorzio "Federico II". * CHIODI: «ADESSO MI ARRIVA UN AVVISO DI GARANZIA...» * INCHIESTA FIRENZE, «POSSIBILI NUOVI ARRESTI IN SETTIMANA»
Il consorzio si è costituito poche settimane dopo il sisma dalle tre imprese aquilane Barattelli, Marinelli-Equizi e Giulio Vittorini, e dalla Btp Spa del presidente dimissionario Riccardo Fusi, coinvolto nell'inchiesta della Procura di Firenze sugli appalti del G8.
La Procura dell'Aquila, in attesa di ricevere gli atti dalla Procura di Firenze per i fatti legati al terremoto aquilano, indagherà sulle procedure che hanno portato all'affidamento dei lavori al "Federico II".
L'inchiesta sui comitati di affari attivata dalla Procura aquilana dall'agosto 2009 è destinata ad arricchirsi anche della parte relativa ai collegamenti con l'inchiesta della Procura fiorentina.
Gli appalti al consorzio sono stati affidati dalla Protezione Civile nazionale per la costruzione di un Musp (modulo ad uso scolastico provvisorio) e il recupero di alcuni alloggi di una caserma, e dal Comune per la messa in sicurezza del palazzo della Cassa di Risparmio della provincia dell'Aquila e dello storico palazzo Branconio, di proprietà della stessa Carispaq, sede della Giunta regionale abruzzese.
La somma si aggirerebbe sui 12 milioni di euro.
Come ha sottolineato il procuratore capo, Alfredo Rossini, nell'inchiesta sui comitati di affari la Procura può contare sulle indagini fatte finora e il materiale raccolto dai giornali.
Rossini confida molto anche sugli atti che la Procura di Firenze gli ha assicurato saranno inviati.
Al momento non c'é alcun provvedimento a carico dei rappresentanti delle tre imprese aquilane, citati nelle intercettazioni.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha parlato ieri di «una furia autodistruttrice che annulla i risultati, che travolge tutti gli sforzi che si fanno per migliorare il nostro paese, si cerca di far apparire una delle pagine più nobili della nostra storia recente come una storia di affari sporchi e di corruzione».
Il premier in una telefonata all'iniziativa di Rete Italia con Formigoni ha sottolineato ieri che quanto fatto in Abruzzo è «un risultato miracoloso - ha detto - per il quale siamo apprezzati in tutto il mondo: andate a vedere come sta chi ha perso la casa per l'uragano Katrina o chi ha perso casa per i terremoti in Giappone e Cina. Siamo orgogliosi di aver messo a disposizione in Abruzzo case sicure e eleganti. Bisogna far prevalere la ragione e il buonsenso, rispetto agli istinti più belluini di chi mette a repentaglio gli interessi del paese per calcoli politici meschini».
Per quanto riguarda l'inchiesta sui crolli avvenuti a seguito della scossa delle 3e32 la Procura ha annunciato che tra fine febbraio e inizio marzo emetterà gli avvisi di garanzia per il crollo del condominio privato di Via D'Annunzio, dove sono morte 14 persone.
Si tratta del quarto filone della maxi inchiesta sul terremoto.
Le indagini sono alla svolta finale: la Procura ha ricevuto la perizia dai consulenti tecnici e sta lavorando per individuare le persone che, con errori od omissioni, avrebbero avuto responsabilità nel crollo.
Con il palazzo di via D'Annunzio si apre la lunga lista dei condomini privati dove c'é stato il maggior numero di vittime.
Nelle prossime settimane la Procura dovrà depositare le richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione sul crollo della facoltà di Ingegneria dell'Università a Roio (9 indagati), terzo filone della maxi inchiesta, ed emettere gli avvisi di garanzia per l'ospedale regionale "San Salvatore", per i cui crolli e danneggiamenti l'indagine ha subito un rallentamento, a causa della difficoltà di reperire documenti, ora tutti individuati.

22/02/2010 8.43

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CHIODI: «ADESSO MI ARRIVA UN AVVISO DI GARANZIA...»

L'AQUILA. Una nuova inchiesta giudiziaria sulla regolarità dei lavori di ricostruzione della casa dello studente de L'Aquila rallenterebbe l'opera ed anche la ricostruzione post-sisma della città.

Lo scenario e' stato ipotizzato dal presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, nel corso del suo intervento alla tre giorni di Rete Italia a Riccione. Semplice ipotesi? Sentore nell'aria?
Parlando della collaborazione con il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, presente alla tavola rotonda, Chiodi ha sostenuto: «La prima opera realizzata a L'Aquila e' stata la casa dello studente, finanziata dalla Regione Lombardia».
La struttura, costata circa 7,5 milioni di euro, e' stata realizzata su un terreno della Curia vescovile locale, ceduto in comodato d'uso per trent'anni.
«Per tutto questo che abbiamo fatto insieme - ha aggiunto Chiodi - probabilmente prenderemo un avviso di garanzia perchè abbiamo dovuto fare prima, presto e bene. Vuol dire che d'ora in poi la ricostruzione sarà più lenta».
La procura dell'Aquila sta infatti indagando sulla realizzazione della residenza per i ragazzi.
Il contratto prevede la concessione in comodato del terreno per 30 anni, trascorsi i quali la Curia diventerà titolare dell'immobile.
La procura ha anche inviato una relazione alla Corte dei conti affinché verifichi un eventuale danno erariale.
Chiodi ha ricordato che il presidente della Lombardia «ci teneva il fiato sul collo» per costruire la Casa dello Studente che è stata «la prima opera pubblica che si è realizzata all'Aquila».
Le parole del governatore sull'arrivo di un avviso di garanzia hanno però generato sconcerto.
Fatto sta che poco dopo Chiodi ha dovuto precisare che stava scherzando e che la sua frase era stata «ironica».
«So che tra coloro che sono deputati a controllarmi ci saranno grandi magistrati e magistrati più dediti a una ricerca estrema della visibilità e del polverone, che poi non si traduce in fatti concreti», ha aggiunto.
Chiodi ha anche detto che per la ricostruzione del tribunale cittadino si sta usando «procedure accelerate».
«Se un giorno chi dovesse aggiudicarsi questo appalto dovesse rivelarsi persona che aveva scheletri nell'armadio, speriamo non vengano ad addebitarlo a me. E se poi la gara dovesse aggiudicarsela qualcuno con cui ho avuto l'occasione di prendere un caffé, non vorrei che questo significhi che io debba essere messo nel tritacarne. La gara è la gara, può vincerla chiunque».
Riferendosi ancora all'inchiesta della Procura di Firenze, Chiodi ha dichiarato all'Ansa: «Ero convinto che queste cose sarebbero accadute, perché come nella politica ci sono statisti e delinquenti, così tra i magistrati ci sono persone capaci che lavorano con grande serietà e coloro che fanno uscire intercettazioni pure se non c'é alcun motivo in relazione a una fattispecie di reato, così tra i giornalisti ci sono i grandi giornalisti e le persone dedite al malaffare».
Ma di sicuro al presidente non piace lo scenario che si sta delineando: «si danno rappresentazioni come se tutti fossero dediti al malaffare. Siccome questo non è vero, soprattutto non è vero a L'Aquila, sono tranquillo, continueremo a fare il nostro lavoro. Se qualcuno mi chiederà di incontrarlo per un caffé lo farò, l'importante è non falsificare le gare».

NULLA DI ANTIGIURIDICO

Chiodi si è detto convinto che fino a questo momento «non sia emerso ancora nulla dal punto di vista dell'antigiuridicità; è emerso un modo comportamentale, anche degli imprenditori che, come in tanti casi, cercano o pensano di poter raggiungere gli obiettivi attraverso scorciatoie. Queste scorciatoie non esistono o, se esistevano, non possono più esistere, però è anche vero che non si può fare di tutta l'erba un fascio».
«Ci si comincia a rendere conto», ha continuato Chiodi parlando con l'Ansa, «che c'é sì un gran polverone alzato, però bisognerà vedere appena questo polverone si abbassa, quali granelli rimarranno in aria. La cosa che mi preoccupa, al di là di questo comportamento che potremmo definire sul piano etico, non sul piano dell'antigiuridicità, è la strumentalizzazione che se ne fa, che è molto pericolosa e brutta, perché mira a far comparire situazioni diverse da quelle reali. Perciò adesso dico - ha concluso - aspettiamo di vedere se emergerà qualche comportamento antigiuridico».

I DUBBI DI RC E PD

«Il presidente commissario Chiodi non la conta giusta», ha commentato il consigliere regionale di Rifondazione Comunisra, Maurizio Acerbo.
«Mi dispiace per lui, ma il “fare prima, presto e bene” non ha nulla a che fare con la vicenda dell'accordo di programma per la nuova Casa dello Studente. Chiodi mette le mani avanti, con la battuta ironica sui magistrati, forse perché sa che ci sono guai in arrivo?»
«L'Adsu sarebbe stata tenuta alla assegnazione degli alloggi secondo i criteri di parità di accesso previsti dalla normativa vigente», ha continuato Acerbo.
«Invece con delibera n. 624 del 2 novembre 2009 la Giunta regionale ha deciso di affidare la gestione della casa dello studente alla Arcidiocesi dell'Aquila per un periodo di cinque anni. Grazie a Chiodi 120 posti letto vengono assegnati senza alcuna procedura di evidenza pubblica e secondo criteri del tutto discrezionali».
Per il segretario del Pd, Silvio Paolucci, «il presidente-commissario Chiodi non può mettere le mani avanti sulla ricostruzione. Terminata la fase delle inaugurazioni della gestione Bertolaso, Chiodi si è accorto che sulla sfida più importante, ovvero la ricostruzione economica e sociale, ha difficoltà ad esprimere il protagonismo che si richiede a lui nella nuova veste di pluri-commissario. Dica invece come intende fare perché ogni centesimo utilizzato per ricostruire L'Aquila venga speso all'insegna della trasparenza, della legalità, della partecipazione e con tempi accettabili».
Per Paolucci «il clima di questi giorni in Abruzzo è stato il prodotto della “corsa a denunciare” che ha contraddistinto la stagione in cui il Pdl era all'opposizione in tutta la Regione: molti dei suoi uomini in passato in varie istituzioni d'Abruzzo hanno giocato allo sfascio».

22/02/2010 9.38

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INCHIESTA FIRENZE, «POSSIBILI NUOVI ARRESTI IN SETTIMANA»

ROMA. Settimana 'calda' sul fronte dell'inchiesta sugli appalti in mezza Italia.
Mentre emergono infatti ogni giorno nuovi elementi sul "sistema gelatinoso" degli appalti per i Grandi Eventi che il 10 febbraio scorso ha portato in carcere i funzionari pubblici Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola e l'imprenditore Diego Anemone, l'inchiesta avviata dalla Procura di Firenze e poi trasferita a Perugia si appresta a vivere un'altra settimana intensa sia sul fronte fiorentino che su quello perugino, con possibili incroci che passano per Roma.
E non sono esclusi nuovi arresti.
A Firenze, a partire da martedì prossimo, cominceranno le udienze al tribunale del riesame sia sulle richieste presentate dai difensori degli arrestati, i quali hanno chiesto la revoca della misura cautelare della custodia in carcere o, in alternativa, una misura meno afflittiva; sia dai difensori di alcuni indagati, i quali hanno subito sequestri durante le perquisizioni eseguite dai carabinieri del Ros all'alba del 10 febbraio.
Tra questi vi è il Capo del Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, indagato eccellente dell'inchiesta, nei riguardi del quale è stato ipotizzato il reato di concorso in corruzione.
Bertolaso, «inondato - ha detto - di messaggi di solidarietà», è di nuovo intervenuto sulla vicenda, affermando che è «sotto gli occhi di tutti il tentativo di distruggere» la sua credibilità, «attribuendomi - ha detto - una serie di comportamenti che non mi appartengono e che non ho mai avuto».
Alcuni difensori, tuttavia, hanno già fatto sapere che rinunceranno al riesame, dal momento che il filone principale dell'inchiesta è stato trasferito a Perugia in seguito all'iscrizione del dimissionario procuratore aggiunto della Repubblica di Roma Achille Toro nel registro degli indagati, prima solo per rivelazione di segreto di ufficio, poi anche per concorso in corruzione e favoreggiamento personale.
Sarebbe stato proprio Toro, secondo i pm fiorentini - ma l'interessato ha fermamente respinto l'addebito - la "talpa" che, alcuni giorni prima degli arresti, avrebbe fatto filtrare, fino a raggiungere gli indagati, la notizia di possibili misure cautelari in arrivo, tanto da indurre la Procura fiorentina a sollecitare al gip di emettere con urgenza il provvedimento di custodia cautelare.
E' stato lo stesso procuratore di Roma, Giovanni Ferrara, a sottolineare che Toro era a conoscenza del punto a cui era arrivata l'indagine fiorentina.
«Non è che un capo dell'ufficio può tenere per sé le informazioni - dice Ferrara - E' ovvio che tutti gli elementi investigativi vanno riferiti» e condivisi sia con i «responsabili dei pool» sia con «i pm che indagano».
Sia l'accusa, sia la difesa - peraltro - sono consapevoli che le decisioni del riesame di Firenze potrebbero non avere efficacia alla luce dell'ordinanza di custodia cautelare (data per scontata) che si appresta ad emettere il gip di Perugia.
Tuttavia, alcuni difensori hanno preferito mantenere la richiesta di riesame - rinunciando all'ultimo momento - per una più ampia discovery dei documenti nelle mani dell'accusa.
Sempre a Firenze, inoltre, potrebbe prendere maggior forma l'inchiesta sugli appalti di alcune opere cittadine, prima tra tutte la scuola marescialli dei carabinieri, la cui competenza resta radicata nel capoluogo toscano.
E' tuttora pendente, infatti, una richiesta della Procura di misura cautelare per un numero imprecisato di indagati, e non è escluso che la decisione del gip possa arrivare in settimana.
A Perugia la data ultima entro la quale dovrà essere emessa l'ordinanza di custodia cautelare per l'inchiesta Grandi Eventi - confermati dal provvedimento della magistratura fiorentina - é il 28 febbraio, pena la scarcerazione degli arrestati.
Dopo la notifica, e già con gli interrogatori di garanzia, la difesa scoprirà definitivamente le sue carte: nel merito, con le argomentazioni a discolpa; e in diritto, soprattutto sul tema della connessione.
Alcuni difensori, infatti, vorrebbero nettamente separare la posizione dei loro assistiti da quella dell'ex procuratore aggiunto Toro.
Niente connessione, niente inchiesta a Perugia: e così, per molti, l'indagine prenderebbe la più gradita strada della procura di Roma.
Per raggiungere la quale alcuni difensori hanno già fatto sapere di non disdegnare neppure un passaggio in Cassazione. Sullo sfondo Guido Bertolaso, che attende di incontrare i pm per poter raccontare la sua verità.

22/02/2010 10.08