La carica dei 40mila. L'Espresso:inchiesta sulla città che «aspetta il miracolo»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Una inchiesta sulla situazione de L'Aquila a 10 mesi dal sisma è stata realizzata dal giornalista Primo Di Nicola del quotidiano L'Espresso e pubblicata in anteprima sul sito del settimanale.

I numeri dell'emergenza a quasi un anno dal sisma distruttivo, tutti i problemi ancora in piedi, le speranze e le difficoltà di un paese martoriato che stenta a rimettersi in piedi.
Di Nicola affronta per primo il problema della «carica dei 40 mila», ovvero gli sfollati che non sono riusciti ancora a tornare nelle lore case: «nonostante le promesse del premier», si legge nell'inchiesta, «che aveva assicurato una casa per tutti entro il 31 dicembre», in 6mila vivono negli hotel, 1.100 nelle caserme, 2.400 negli appartamenti lungo la costa «e soprattutto in autonoma sistemazione in case in affitto o altro (più di 31 mila)».
«Come mai così tanta gente non è riuscita ad avere un nuovo alloggio o a rientrare nelle proprie abitazioni?», domanda Di Nicola.
Una domanda non di secondo piano anche perchè come si spiega «assistere questa massa di sfollati costa tantissimo: un giorno in albergo vale fino 70 euro a persona, gli affitti arrivano a un massimo di 800 euro. Morale: dallo scorso aprile sono già stati spesi oltre 220 milioni per dare ospitalità agli aquilani».
E poi c'è il piano C.a.s.e., le abitazioni antisismiche realizzate dal Governo nel corso della scorsa estate le cui consegne si sono concluse pochi giorni fa.
«Le cifre», continua Di Nicola, «dicono chiaramente che rispetto ai 7.181 aventi diritto a uno degli alloggi del Progetto Case in quanto proprietari di abitazioni classificate E ed F (quelle distrutte e le altre inutilizzabili perché vicine ad altre pericolanti) la Protezione civile ne ha costruite solo 5.565, ben 1.616 in meno del necessario».
Ma anche chi ha una casa classificata B o C, quindi con interventi di manutenzioni necessari prima di poterci tornare a vivere è di fatto senza alloggio perchè anche la ricostruzione leggere stenta a ripartire.
«Gli interventi più leggeri», sottolinea il settimanale, «si stanno rivelando una via Crucis visto che ancora all'inizio di febbraio pochissimi lavori sono partiti. Colpa del caos normativo provocato dai decreti del governo in materia di ricostruzione che ha spinto la gran parte dei terremotati a temporeggiare».
Poi ci sono quelli che ormai sono stati ribattezzati 'terremotati invisibili' («quelli dei comuni fuori dal cosiddetto 'cratere' del sisma dimenticati persino dalle statistiche della Protezione civile), i problemi irrisolti della raccolta delle macerie («4 milioni di tonnellate di detriti sparsi per la città») e lo strano caso di Bazzano: «al di sotto delle nuove case che ospitano circa 2 mila terremotati è in costruzione un depuratore voluto da Adriano Goio, commissario governativo per l'emergenza ambientale del fiume Aterno, per pulire gli scarichi dell'abitato preesistente. A causa dei ritardi dell'Enel, il depuratore non è però funzionante per mancanza di energia. Ciononostante, il consorzio Forcase», scrive Di Nicola, «incaricato da Bertolaso di realizzare le abitazioni dei terremotati ha iniziato a scaricare senza preavviso nella condotta del depuratore. Morale: Goio ha chiuso con dei palloni l'accesso all'impianto e ha autorizzato il consorzio a scaricare la fogna direttamente nel fiume. Solo negli ultimi giorni Goio ha autorizzato la reimmissione della fogna nel depuratore, che però continua a non funzionare».

12/02/2010 8.48

[url=http://espresso.repubblica.it/dettaglio/laquila-aspetta-il-miracolo/2120844/]L'ARTICOLO DI PRIMO DI NICOLA[/url]
[url=http://espresso.repubblica.it/multimedia/22998011/]IL VIDEO[/url]


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