Le ombre della Maddalena investono la tragedia aquilana

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Adesso si faccia chiarezza anche sugli appalti abruzzesi. A chiederlo è l'Italia dei Valori che vuole una Commissione di inchiesta. * LA LUNGA GIORNATA DI BERTOLASO: «TUTTO UN EQUIVOCO» * LA RABBIA DEGLI AQUILANI: «NOI NON RIDEVAMO»





L'AQUILA. Adesso si faccia chiarezza anche sugli appalti abruzzesi. A chiederlo è l'Italia dei Valori che vuole una Commissione di inchiesta.

* LA LUNGA GIORNATA DI BERTOLASO: «TUTTO UN EQUIVOCO»


* LA RABBIA DEGLI AQUILANI: «NOI NON RIDEVAMO»

Dopo l'inchiesta della magistratura di Firenze che ha coinvolto alcuni personaggi legati alla Protezione Civile e ha scandagliato le modalità di assegnazioni degli appalti alla Maddalena in occasione del G8, L'Italia dei Valori abruzzese pretende l'istituzione di una Commissione di inchiesta del Consiglio Regionale, per ricostruire appalto per appalto, incarico per incarico, le modalità di gestione del miliardo di euro ed oltre già speso da Bertolaso a L'Aquila.
Dalla fitta ordinanza di custodia cautelare dei pm di Firenze, come già scritto ieri, non vengono contestati reati nell'ambito della ricostruzione aquilana, anche se alcune intercettazioni gettano pesanti ombre sul clima post sisma: imprenditori e costruttori già la mattina del 6 aprile pregustavano i ricchi affari che si sarebbero scatenati per la ricostruzione.

LA RINCORSA ALL'APPALTO

«Qui bisogna partire in quarta subito...non è che c'é un terremoto al giorno». Nelle carte dell'inchiesta di Firenze sugli appalti del G8 emerge anche il "cinismo", come lo definisce il gip, di personaggi che a pochi giorni dal terremoto dell'Aquila pensano solo a come speculare sugli appalti. Il primo riferimento, si afferma nell'ordinanza, è in una telefonata tra Angelo Balducci e Diego Anemone dell'11 aprile in cui si parla del futuro del figlio di Balducci e in cui Anemone «rinfaccia - scrive il gip - a Balducci che la vera ragione per cui ha partecipato alla riunione del pomeriggio per lavori post terremoto» sia proprio l'assunzione del figlio.
Balducci a sua volta, prosegue il gip, «vuole far pesare il fatto che si è fatto promotore per l'inserimento delle imprese Anemone per i lavori post terremoto».
Il contenuto della telefonata - «cioé dico tu ti rendi conto...ti rendi conto...cioé oggi...al posto mio chi si sarebbe mosso?...chi?...» - fa sottolineare al gip «il cinismo dei due che, a pochissimi giorni dal tragico sisma dell'Abruzzo, non esitano a programmare speculazioni in sede di ricostruzione». L'altro riferimento al terremoto è in una telefonata del 6 aprile - il giorno del sisma - tra l'imprenditore Francesco De Vito Piscicelli (coinvolto nell'inchiesta per esser stato il tramite tra una ditta fiorentina e Balducci e De Santis) e suo cognato Gagliardi.
«Che il terremoto abbia suscitato gli appetiti di tali personaggi privi di scrupoli - scrive il gip riferendosi agli arrestati - lo si ricava anche da altre conversazioni che danno un quadro veramente inquietante circa la realtà della gestione degli appalti pubblici in Italia».
Ecco il testo della telefonata:
Gagliardi: «oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito...non è che c'é un terremoto al giorno
Piscitelli: «..no...lo so (ride)»
G: «...così per dire per carità...poveracci»
P:.. «va buò ciao»
G: «...o no?»
P: «...eh certo...io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto»
G: «...io pure...va buò...ciao».
Piscicelli è colui che, scrive il gip, «con le macerie ancora calde» è «già pronto a buttarsi sul denaro per la ricostruzione del martoriato Abruzzo».

L'IDV E I DUBBI SUL POST SISMA

Anche queste intercettazioni hanno spinto l'Italia dei Valori a chiedere una commissione di controllo su tutti gli appalti post sisma. Possibile che il sistema corruttivo rintracciato dagli inquirenti per il summit sardo sia stato replicato anche dopo il 6 aprile in terra d'Abruzzo?
«Vogliamo che sia fatta piena luce sul “Sistema Bertolaso”», spiega Carlo Costantini, «sia per la parte relativa alla gestione dell'emergenza, che per la parte relativa ai primi interventi di ricostruzione. Per mesi - isolati, inascoltati e spesso aggrediti dai nostri stessi partner di coalizione, incluso il sindaco de L'Aquila – abbiamo chiesto trasparenza nella gestione degli appalti, abbiamo denunciato gli sprechi che si annidavano dietro la gestione di alcuni servizi (si pensi ai soli servizi igienici, nella fase dell'emergenza), abbiamo contestato i prezzi assurdi di realizzazione del Piano C.A.S.E. (2.800,00 al mq.) che hanno letteralmente arricchito i pochi costruttori pescati dal cilindro della Protezione Civile che hanno avuto la fortuna di realizzarli, abbiamo segnalato che anche gli arresti di Pescara del 23 novembre, relativi alla realizzazione della nuova sede ASL a L'Aquila, risultavano perfettamente integrabili e compatibili con il sistema ideato dalla Protezione Civile in Abruzzo».

G8 MADDALENA: «APPALTI IN DEROGA SENZA TRASPARENZA»

E le notizie che emergono dall'inchiesta dei pm toscani gettano accuse pesanti proprio su Bertolaso, l'uomo dell'emergenza.
Per quanto riguarda i lavori per il G8 alla Maddalena gli investigatori sono certi che il sottosegretario abbia ricevuto dazioni di denaro in cambio di appalti.
Il gip Rosario Lupo scrive nell'ordinanza: «e' emerso che lo stesso Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l'imprenditore Diego Anemone con il quale spesso si incontra di persona; in previsione di taluni di questi incontri Anemone si e' attivato alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono che abbia una certa fondatezza ritenere che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro al Bertolaso».
Il gip parla senza mezzi termini di «storia di ordinaria corruzione»: tangenti pagate con denaro, ville, auto di lusso ed escort in cambio di appalti milionari per il lavori del G8 poi del tutto inutili perchè il summit si è svolto a L'Aquila.
«I fatti sono gravissimi - scrive il gip - proprio per la sistematicità delle condotte illecite e dei rapporti illeciti di cointeressenza tra gli indagati e per le rilevantissime ripercussioni finanziarie ed economiche ai danni del bilancio dello stato rese possibili, tra l'altro, da una normativa ampiamente derogatoria delle ordinarie regole in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici che presuppone in chi la deve gestire e applicare ancora di piu' rispetto delle regole di trasparenza, fedeltà, imparzialità ed efficienza imposte da legge e Costituzione ai pubblici ufficiali componenti».
«La gravità appare - scrive ancora il Gip - se possibile , ancora maggiore se si pensa che il delitto oggi contestato e in relazione al quale si chiede la maggiormente afflittiva tra le misure cautelari, matura nell'ambito di un sistema non a caso definito "gelatinoso" non dagli investigatori ma da alcuni degli stessi protagonisti di tale inquietante vicenda di malaffare».

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LA LUNGA GIORNATA DI BERTOLASO: «TUTTO UN EQUIVOCO»

Ieri è stata una giornata lunga e difficile quella del capo della Protezione civile che nel giorni scorsi ha rassegnato le proprie dimissioni, non accettate dal presidente del consiglio.
Abituato a gestire le emergenze degli altri adesso deve parare i colpi del suo personalissimo terremoto. Il premier Silvio Berlusconi per tutto il giorno gli ha lanciato piccoli salvagenti. «Bertolaso non si tocca», «i giudici si vergognino», «la legge sulla Protezione Civile Spa va avanti», «siamo alla presenza di un imbarbarimento, di un avvelenamento della vita civile che è difficile da sopportare».
Ma a prima mattina, dopo aver letto i giornali, Bertolaso ha concordato con i suoi uomini, e con Gianni Letta che ha incontrato a palazzo Chigi, la linea di difesa. Bisogna parlare, bisogna spiegare come stanno le cose, è il suo ragionamento.
«Non possiamo restare zitti, non mi distruggeranno» ha detto ai suoi. Così ha incontrato i giornalisti e per la prima volta non indossava la maglietta della Protezione civile, una divisa che per lui è sempre stato un grande orgoglio.
Ha assicura che «è tutto un equivoco» e di aver sempre lavorato per il bene degli italiani. Sia in occasione del G8 che del terremoto aquilano.
«Mi sono state gettate addosso accuse infamanti e drammatiche, si parla di compensi in denaro e anche di favori sessuali: sono cose che assolutamente non esistono», ha spiegato.
«Io non c'entro con questa vicenda, si tratta di un grosso equivoco che, appena avrò la possibilità di confrontarmi con i magistrati, sarò in grado di chiarire».
Ha spiegato inoltre di non aver seguito «direttamente e personalmente» la vicenda degli appalti, sulla quale «sicuramente saranno stati commessi anche degli illeciti».
«Sono molto avvilito – ha ammesso - la mia grande preoccupazione è che gli italiani si possano sentire traditi da Guido Bertolaso, devo dimostrare che non ho tradito la loro fiducia. E' l'unica cosa che mi preme, oltre ovviamente ad essere creduto dalla mia famiglia per i miei comportamenti personali».
Per convincere gli italiani che «non li ho mai ingannati – ha aggiunto - sono disposto a dare la vita».
Bertolaso ha anche sottolineato di «non aver mai fatto parte di festini»; e ha spiegato che Francesca, la donna che secondo la procura fiorentina avrebbe avuto rapporti sessuali con lui al Salario Sport Village, è una massaggiatrice con cui faceva fisioterapia.
Il circolo, invece, «é uno dei centri sportivi più grossi di Roma, con 6 mila iscritti, e dentro c'é anche una struttura per la fisioterapia. E Francesca è una persona perbene, molto brava, cui ricorrevo per lo stress che, per il lavoro che faccio, ogni tanto mi colpisce».
Capitolo chiuso? Neanche per sogno, perché Bertolaso sa bene che la bufera è appena iniziata. Ed è per questo che alle accuse risponde, anche, con qualche frecciata.
«Non so se c'é un disegno vero per colpirmi - sono state le sue parole - tempo fa ho risposto di sì alla domanda se mi preoccupavo per la mia grande popolarità: poteva accadere che qualcuno potesse mettermi in tasca una bustina di cocaina. Mutatis Mutandis, è quello che è accaduto».
Nulla c'entrerebbe, invece, sempre secondo Bertolaso, l'approvazione martedì al Senato del decreto sulle emergenze, in cui è prevista la costituzione della Spa fortemente criticata dal centrosinistra.
«Sarebbe stata una coincidenza, e anche spiacevole - sottolinea il capo della Protezione Civile - se questa vicenda fosse uscita il giorno prima. Allora ci sarebbe stato da sospettare. Invece é uscita il giorno dopo, dunque credo sia una coincidenza fortuita».
E la Spa che fine farà, visto che Pd e Idv hanno chiesto il ritiro del decreto?
Alla domanda Bertolaso risponde come se non ci fosse stato il terremoto fiorentino: «la Spa è una struttura di servizio» che servirà «a garantire quella trasparenza ed efficacia degli interventi che noi vogliamo garantire a tutti gli italiani».

LE RISATE IL GIORNO DEL TERREMOTO

Sul cinismo di alcuni personaggi vicino a lui che la notte del terremoto si fregavano le mani per gli appalti milionari che ne sarebbero derivati Bertolaso si tira fuori.
«Piscicelli non è un mio amico, è una persona che non conosco. Ho letto queste affermazioni e trovo che di questa vicenda così tragica questa sia la cosa più orribile. Se mai incontrerò questa persona gli dirò in faccia quello che penso di lui».

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LA RABBIA DEGLI AQUILANI: «NOI NON RIDEVAMO»

L'AQUILA. Sono a migliaia i commenti di sdegno sui social network, alla luce delle intercettazioni della conversazione telefonica tra due imprenditori, poche ore dopo il sisma del 6 aprile scorso, intercettazione contenuta nelle carte dell'inchiesta sugli appalti della Protezione civile.
Sono bastate poche ore, nell'arco della giornata di ieri, perché il gruppo di Facebook "Quelli che a L'Aquila alle 3.32 non ridevano" superasse i 1000 iscritti (questa mattina sono oltre 2000), gran parte dei quali, a giudicare dai commenti, provenienti dalle aree terremotate dell'Aquila.
Il gruppo cita il passaggio, che ha destato maggior sdegno, della conversazione tra i due professionisti.
Tra le reazioni, la possibilità di una mobilitazione a piazza Duomo, la piazza principale dell'Aquila, nel cuore della zona rossa, per dopodomani, domenica 14 Febbraio.
Ed è dura anche la posizione del comitato "3e32" - uno dei più rappresentativi tra quelli sorti spontaneamente dopo il sisma.
«Ora sono tutti sorpresi - si legge in una nota del comitato - le intercettazioni d'altronde lo rendono esplicito. Noi il 15 Aprile scorso, 9 giorni dopo il sisma, stavamo gridando 'forti e gentili si', fessi no!' Solo 9 giorni dopo - si legge ancora - perché è tanto quello che ci abbiamo messo ad aprire bene gli occhi ed a riconnettere le prime due sinapsi dopo lo shock».
Il comitato ironizza sulla conversazione tra i due professionisti romani, all'indomani del terremoto: «Qui un giorno vale tanto - scrive il comitato - perché, come spiega bene Francesco Maria de Vito, "bisogna partire subito in quarta, non é che c'é un terremoto al giorno'».

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