Bertolaso scrive agli aquilani: «tiferò per la vostra città»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Una scossa di terremoto è stata avvertita dalla popolazione in provincia di Pescara ieri mattina intorno alle 9.13.


Le località prossime all'epicentro sono state: Manoppello, Serramonacesca e Lettomanoppello. Dalle verifiche effettuate dalla Sala situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile, non sono stati registrati danni a persone o cose.
Secondo i rilievi registrati dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia la magnitudo locale è stata di 2.7.
In serata, invece, la terra ha tremato in provincia dell'aquila.
La scossa, registrata alle 22.21, ha avuto l'epicentro tra le località di San Panfilo d'Ocre, Collimento e Fossa.
Le verifiche effettuate dalla Sala situazione Italia della Protezione civile, anche in quel caso, non hanno registrato danni a persone o cose.

Intanto ieri il capo della protezione civile, che ha già ufficialmente lasciato la sua poltrona al commissario per la ricostruzione, il presidente Gianni Chiodi, ha scritto ieri una lettera di congedo agli aquilani.

BERTOLASO SCRIVE AGLI AQUILANI


«Con oggi - scrive Bertolaso - lascio L'Aquila, la caserma di Coppito, quella che è stata casa mia dal 6 aprile scorso. Stare all'Aquila per me, per noi, ha rappresentato una scelta di vita, una sfida con noi stessi, un impegno da mantenere, una promessa che fai senza aver precisa cognizione di cosa comporti il mantenerla ma che non accetteresti mai di non onorare: aiutare le vittime di una catastrofe fino al momento in cui ti rendi conto che la tua cura, la tua dedizione ed attenzione, il tuo supporto non sono più indispensabili».
Il sottosegretario cita quindi le critiche «di chi ha visto, nel nostro agire, intenzioni di potere, una sorta di occupazione dell'Abruzzo, un prevaricare l'ordine democraticamente stabilito, oppure una ragione di vantaggio e visibilità politica e di parte».
Ma, sottolinea, «non ho reagito, non ho mai perso tempo a star dietro a questo rituale mediatico dello scontro a tutti i costi».
Ed il bilancio, insiste Bertolaso, è positivo. «Siamo riusciti all'Aquila - afferma - nell'obiettivo, che spesso sfugge in altre situazioni, di realizzare un solido consenso bipartisan sulla assoluta necessità di fare presto e bene ciò che ci eravamo impegnati a fare, non perché convenisse a qualcuno, ma perché era ciò che serviva alla popolazione dell'area colpita dal sisma per raggiungere almeno il punto in cui poter tirare il fiato, con i bisogni essenziali soddisfatti, e poter riprendere il cammino ancora lungo e difficile verso una ritrovata piena normalità di vita».
Via dall'Aquila, dunque, ma, promette, «il distacco non è per noi inizio del disinteresse, ma una nuova sfida, diventare tifosi senza giocare in prima persona, senza essere più i protagonisti della partita. Ma la squadra che resta in campo, chi continua il cammino sulle vie dell'Abruzzo che deve risorgere, ha indosso i colori e le insegne del nostro cuore».

SI VA AVANTI CON LA PAURA DEL PROCESSO BREVE

E adesso che le competenze sono del presidente Chiodi bisognerà cominciare la fase più delicata, quella della vera ricostruzione.
Sullo sfondo anche i processi per accertare le responsabilità degli oltre 300 morti. Viva la paura dei parenti delle vittime che tutto possa essere cancellato dal processo breve.
Durante la cerimonia del passaggio di consegne «da parte dei politici rappresentanti delle popolazioni locali nessun cenno al processo breve ed alle conseguenze per la città», ha detto Emanuela Medoro, «indubbiamente questo avrebbe guastato l'atmosfera piena di speranze per l'immediato futuro».
I genitori degli studenti, riunitisi in un comitato per sostenere le indagini e l'iter giudiziario relativo alle responsabilità dei crolli, hanno tenuto una manifestazione il 28 gennaio 2010, in Piazza del Teatro all'Aquila, in occasione della inaugurazione dell' Anno Giudiziario dei Penalisti Italiani, che in quello stesso giorno hanno tenuto un convegno sulla Ricostruzione del Sistema Giustizia, presso il ridotto del teatro comunale.
Uno dei manifesti dei dimostranti diceva: Assassinati nella Casa dello Studente, per non dimenticare. Processo breve per Lui, ingiustizia è fatta, incalzava un altro cartello.
«La Casa dello Studente, trasformatasi in bara di cemento è un capitolo a parte della tragedia aquilana», continua Medoro, «il primo di cento punti interrogativi sulla qualità dell'edilizia della città moderna. Sospetti atroci peseranno sulla città... dirsi tutto è la prima pietra di una lunga ricostruzione».

RITARDI AI LAVORI DELLE CASE ATER

L'associazione Mia Casa d'Abruzzo di Pio Rapagnà torna a ribadire, invece, quando non è stato ancora fatto per le case popolari: «a dieci mesi dal 6 aprile, la quasi totalità degli edifici Ater sono ancora nelle condizioni in cui le aveva lasciate il sisma. Il freddo ed il maltempo di queste settimane, oltre alle scosse che si stanno riproponendo in questi giorni, stanno peggiorando in maniera preoccupante le condizioni degli edifici maggiormente lesionati».
Per Fabio Pelini, segreteria regionale Prc-Se «non è più accettabile l'immobilismo della politica regionale di fronte alla grave situazione in cui versano gli alloggi popolari, soprattutto se si pensa che è dal 30 novembre che l'Ater ha rimesso a disposizione della Regione i progetti per l'edilizia residenziale pubblica».
«E' quanto mai urgente l'intervento del consiglio regionale per dare attuazione all'ordinanza 3803/2009 con atti di indirizzo che diano finalmente impulso alla riparazione degli appartamenti danneggiati e che da subito mettano in sicurezza i circa 6.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica», chiude Pelini.
Il comitato chiede che Luca Ricciuti, presidente della commissione Lavori pubblici, il presidente Chiodi, anche in qualità di nuovo Commissario delegato alla ricostruzione, e soprattutto Antonio del Corvo, candidato alla presidenza della provincia de L'Aquila e consigliere regionale, «intervengano senza ulteriori tentennamenti e dimostrino senso di responsabilità e soprattutto rispetto concreto per chi rischia di aggiungere la beffa al danno epocale che ha subito».

01/02/2010 8.47