Inchiesta crolli: nel mirino dei pm la commissione Grandi Rischi

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5262

Inchiesta crolli: nel mirino dei pm la commissione Grandi Rischi
L'AQUILA. Accelera l'inchiesta sulle risultanze della riunione della commissione Grandi Rischi che si svolse all'Aquila il 31 marzo 2009. * OLIMPIADI2020:ALEMANNO,SE GIOCHI A NOI GARE ANCHE A L'AQUILA





Cinque giorni prima del tragico sisma del 6 aprile, era un martedì, la commissione si riunì in città.
Da mesi L'Aquila era martoriata da scosse di media entità, la maggiore di magnitudo 4.0, registrata il 30 marzo.
I maggiori studiosi italiani di sismologia si incontrarono ed esclusero la possibilità che arrivasse una scossa come quella del 1703.
Il gotha della scienza che studia i movimenti della terra e della sua struttura e che da mesi ripete che è impossibile prevedere si lanciò comunque in una previsione. Per di più errata.
Il 6 aprile, il lunedì successivo, il terremoto che ha sventrato L'Aquila ha smentito tutti e ci si è accorti di come la sciagura del 2 febbraio di 300 anni prima era in realtà pronta a ripetersi.
Oggi la Procura vuole vederci chiaro e - secondo indiscrezioni che prendono sempre più piede - mira al livello nazionale e quindi al salto di qualità.
Gli inquirenti hanno disposto l'acquisizione di altri filmati e registrazioni relative alle interviste dei protagonisti della riunione e degli amministratori che prendendo spunto da quelle dichiarazioni hanno lanciato messaggi rassicuranti alla popolazione.
I magistrati puntano sugli atti mediatici per dimostrare il loro teorema accusatorio.
Sui messaggi rassicuranti ai cittadini intanto in procura sono state presentate altre denunce: a far scattare l'inchiesta fu proprio un esposto che vede come primo firmatario l'avvocato aquilano Antonino Valentini, nel quale si sottolineava il fatto che messaggi più equilibrati e ponderati avrebbero potuto consigliare altri comportamenti e, probabilmente, salvare qualche vita umana.

IL VERBALE

Nodo centrale dell'inchiesta potrebbe essere il verbale redatto il 31 marzo, a fine riunione dalla commissione. Ma anche su questo punto ci sono versioni contrastanti.
Come ha raccontato lo stesso Boschi qualche giorno dopo, quando la Commissione viene riconvocata a l'Aquila, «Mauro Dolce, capo dell'Ufficio sismico del dipartimento, mi mostra un testo che riporta in maniera confusa cose dette nella riunione del 31 marzo».
Qualcuno «corregge il testo alla meno peggio e Dolce ce lo fa firmare per "ragioni interne"», salvo poi vederlo pubblicato sui giornali. Soprattutto dopo avere scoperto che il 30 marzo e il 1° aprile «dalla Protezione civile sono stati diramati due comunicati (recanti anche il mio nome) "tranquillizzanti" di cui non sapevo niente».
Allora quando è stato redatto realmente quel verbale?
Leggendo quel documento delle «massime autorità scientifiche del settore sismico» (così vengono definite nel documento) che dovevano fornire un quadro di quello che stava accadendo e di quello che sarebbe potuto accadere, si scopre che nessuno poteva immagine una scossa devastante.
«I forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi», spiegò Enzo Boschi dell'Ingv, uno dei più aspri oppositori di Giampaolo Giuliani sul tema dei precursori sismici.
«E' improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta».
Sulla stessa linea anche il professor Barberi che parlò di previsioni temporali sulle evoluzioni del sisma «estremamente difficili».
Più cauto il professor Eva che disse che «non è possibile affermare che non ci saranno terremoti».
«Si può fare riferimento», disse, «alla conoscenza storica, da cui emerge l'elevata sismicità del territorio».
Anche il professor Calvi, però, escluse l'arrivo di scosse «in grado di produrre danni alle strutture» perché si erano registrati forti picchi di accelerazioni ma «con spostamenti spettrali molto contenuti, di pochi millimetri».
Le statistiche alla mano dissero che si prevedeva un lento diminuire dello sciame sismico.
L'assessore alla protezione civile chiese poi se si dovesse dare credito a chi da settimane (si legga Giuliani ndr) diceva di essere in grado di fare previsioni.
Barberi spiegò che la misurazione del radon «è un problema molto vecchio, a lungo studiato che non ha portato soluzioni utili».
Ma come hanno raccontato gli stessi protagonisti, in quei giorni concitati furono vari i contatti (soprattutto via email) tra il sindaco Massimo Cialente e Giuliani. Il primo cittadino chiedeva all'esperto di radon di monitorare la situazione, cosa che lui fece.
Il 6 aprile dopo il terremoto la commissione si riunì nuovamente.
Sul verbale non c'è riferimento alle previsioni di «improbabilità» di Boschi ma si dice solo che si conferma «l'impossibilità di prevedere l'evento sismico in termini geografici, temporali e dimensionali».
E' probabile che la Procura voglia esaminare anche le numerose email inviate sempre da Giuliani al sindaco e alla Protezione civile circa i livelli di allarme che si alzavano sempre più.
Email ignorate così come i grafici che dallo stesso Giuliani venivano interpretati in modo univoco ma che la scienza si è affrettata a bollare come non attendibili.
Nel suo libro Giuliani però evidenzia, oltre alla sua teoria, fatti inconfutabili ed allarmanti che avrebbero dovuto essere elaborati con maggiore attenzione dalla Protezione civile: una lunga sequela di terremoto a L'Aquila negli ultimi mille anni che si sono ripetuti in media ogni 250 anni. In moltissimi casi le scosse più forti erano precedute da sciame sismico. Proprio come è accaduto l'ultima volta quando vi furono 300 morti. Morti per amnesia.

a.l. 22/01/2010 9.27

QUI SOTTO IL VERBALE DELLA RIUNIONE DEL 31 MARZO 2009



IL VERBALE DEL 6 APRILE 2009




[pagebreak]

OLIMPIADI2020:ALEMANNO,SE GIOCHI A NOI GARE ANCHE A L'AQUILA

ROMA. «Telefonerò al sindaco di L'Aquila perché anche lì possano svolgersi alcuni eventi sportivi».
Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenendo durante il Consiglio comunale straordinario per le Olimpiadi 2020.
Per Alemanno è importante «che i giochi siano decentrati anche in altre città perché tutta la Nazione si unisca attorno a questo evento».
L'iniziativa del sindaco di Roma ricorda quella che riguardava la candidatura romana per la Celtic League di rugby: la franchigia capitolina dei Pretoriani, che inizialmente era stata approvata dalla Fir ma poi era stata bocciata a favore della Benetton Treviso, prevedeva infatti la possibilità di coinvolgere anche il Ferla L'Aquila nel progetto.
Va comunque ricordato, in materia di Olimpiadi, che anche se é possibile decentrare alcune gare in sedi alternative (a Pechino 2008 lo si è fatto per vela ed equitazione), non è invece prevista dalle regole del Cio la possibilità di presentare candidature congiunte di due o più città.
Per questo motivo la città giapponese di Nagasaki ha dovuto rinunciare a farsi avanti, sempre per il 2020, assieme ad Hiroshima, che ora sembra intenzionata ad andare avanti da sola.
Resta il fatto che se venisse accolta la possibilità di disputare gare anche a L'Aquila (appena 120 km di distanza dalla capitale) per il capoluogo d'Abruzzo sarebbe una grande opportunità.
Tra dieci anni, stando alle previsioni della Protezione civile che parla di 5 anni necessari per la ricostruzione, la città dovrebbe essere stata completamente rimessa in sesto e le Olimpiadi potrebbero essere una buona vetrina.

22/01/2010 9.37