«L'Università ce l'ha fatta», la prima sfida vinta del dopo sisma

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «L’Università c’è, nella sua città, L’Aquila. Quasi 20000 studenti hanno scelto nuovamente l’Ateneo Aquilano, a L’Aquila, come sempre».

E' contento la professoressa Giusi Pitari della facoltà di Biotecnologie dell' Università degli studi dell'Aquila che ringrazia «non solo come docente, ma anche e soprattutto come cittadina», chi ha scelto di restare a studiare in città anche dopo il terremoto.
La professoressa parla di «una ventata di concreta speranza» perchè «ci siete stati vicini, ci avete sostenuto, anche criticandoci, come sempre, permettendo a noi di ricordare come è ricca la vita accademica, come è possibile crescere pur con difficoltà».
«L'Università ce l'ha fatta ed è riuscita a mantenere gli accordi di programma con il Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica», continua la docente. «Ha investito subito le risorse per ridare un senso alla formazione, una delle sue principali missioni. La forza dell'Istituzione Universitaria si è fatta sentire e, chiaramente, i ringraziamenti vanno a chi ci ha aiutato in questo percorso».
«Gli studenti sono stati in tenda fino al 23 dicembre (più di 10.000 presenze!)», continua Pitari, «e ci torneranno anche nel secondo semestre, non avendo altro. C'è voluta la minaccia di dimissioni del Rettore per ottenere circa 400 posti letto alla caserma Campomizzi. Ma si sa gli studenti sono tutti uguali e allora 90 Euro fanno la differenza. Certo questi 90 Euro servono per le borse di studio dei meno abbienti, così  questi fortunati studenti dell'Aquila, per non essere da meno degli altri, pagano la tassa per il sostentamento dei loro colleghi».
«Uno sforzo in più ci voleva, per renderci più che uguali, per ripartire col piede giusto, per non essere sempre su una strada in salita», sostiene la docente che assicura che «la salita è ancora dura per gli studenti ed i docenti che col terremoto non hanno solo perso strutture, ma anche strumentazioni, reagenti costosissimi e non mi è parso di vedere, da parte delle Istituzioni che tanto hanno a cuore la città capoluogo e la Regione tutta, un'apertura verso finanziamenti per la ricerca. Insomma così, tutti uguali. Anche se non sembra».
18/01/10 11.31