Non solo ditte lumaca, «mancano all’appello migliaia di Map»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «Fa bene Bertolaso a punire le ditte che ritardano sulla costruzione dei MAP delle frazioni». * LEFT:«ATTENTI ALLA B2 NEL FAR WEST AQUILANO»
«Ma chi verrà punito per le migliaia di persone che non avranno neppure un Map?» Se lo chiede Gabriele Perilli, consigliere provinciale che annuncia che comincia infatti a circolare la notizia che mancano all'appello migliaia di Moduli abitativi provvisori e che a rimetterci «saranno sicuramente i piccoli nuclei familiari, quelli da due persone, spesso giovani coppie o anziani, ed i single».
Fra gli esclusi, sempre secondo Perilli, anche quelli che si sono ''arrangiati'' in autonoma sistemazione.
«A giudicare dalle liste pubblicate sul sito del Comune, in autonoma sistemazione ci sono 15.000 persone circa», commenta il consigliere provinciale, «ma nessuno è in grado di dire cosa vuol dire autonoma sistemazione».
Non sarebbero stati censiti fra questi, sostiene Perilli, quelli che sono in sistemazioni precarie tipo camper, roulotte, garage, o appoggiati da amici e parenti.
Soluzioni scelte ad aprile all'alternativa della tendopoli o dell'esilio sulla costa, pensando di dover stringere i denti per poco tempo perché «a settembre tutti avrebbero avuto una casa».
Invece chiuse le tendopoli, sparito il problema. «Chi si è arrangiato da solo, senza chiedere nulla alla Protezione Civile ha fatto male. Morale della favola: chi non urla, non reclama, non pretende, per la Protezione Civile non esiste».
E invece esistono e sono molto dignitosi. «Ne incontro sempre di più», denuncia Perilli, «disperati perché stanno trascorrendo l'inverno tra mille disagi e sono tutt'altro che sistemati. Di questi, anche chi avrebbe volontà e possibilità di ricostruire la propria casa è paralizzato dalla burocrazia».
Ufficialmente su internet viene pubblicata la lista dei fortunati assegnatari del progetto CASE; la lista degli 882 Map previsti inspiegabilmente solo nelle frazioni. Sparita la lista di quelli in attesa di collocazione.
«Cosa sta succedendo?», domanda il consigliere. «Qualcuno spieghi agli amministratori e ai cittadini in attesa quali sono i programmi. Perché non si costruiscono Map per i nuclei da uno e da due, senzacasa della zona rossa del centro e dei quartieri? Molti sono ancora sulla costa e altri neppure sono stati chiamati a colloquio. So che la Protezione Civile è in difficoltà su questo problema. Si abbia almeno il coraggio di dire la verità su questa fascia di terremotati e si punisca il responsabile di questa vergognosa penalizzazione.
In tutti i terremoti, almeno un container è toccato a tutti».
Perilli ha chiesto a Bertolaso di fissare un incontro su questo tema con gli amministratori «per farci capire e magari partecipare. Ora capisco perché si impedisce a chiunque l'accesso agli atti. E oltre a questa ci sono numerose altre stranezze che sto verificando. Nomi che ricorrono in più liste e presenze singolari. Mi chiedo come mai il software gioiello non sia in grado di sovrapporre le liste e scovare gli imbroglioni».

12/12/2009 10.49

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LEFT:«ATTENTI ALLA B2 NEL FAR WEST AQUILANO»

ABRUZZO. Con difficoltà e magari ritardo continuano ad emergere particolari inquietanti sulla ricostruzione aquilana. Mentre le grandi testate giornalistiche preferiscono vedere altro, è ancora Angelo Venti, giornalista ed esponente di Libera che questa volta pubblica altri particolari su Left in edicola da oggi.
La B2 –con chiara e pericolosa assonanza con la P2- è il frutto dell'unione tra le due B più importanti dell'Aquila negli ultimi otto mesi: Berlusconi e Bertolaso.
Venti mette insieme nella sua inchiesta tutti gli episodi più eclatanti degli ultimi tempi sugli appalti e sottolinea come da settembre le forze dell'ordine abbiano individuato «132 ditte non in regola».
Poi, è arrivata un'ordinanza «per coprire le irregolarità nei subappalti all'interno dei cantieri del piano C.a.s.e.». Una cosa possibile vista la "somma urgenza", più volte richiamata dalla Protezione Civile e che ha permesso parecchie deroghe ad un sistema burocratico altrimenti rigido e preciso.
Già, lo scorso 12 novembre, quando, ricostruisce Venti, «il dipartimento diretto da Guido Bertolaso emana l'ennesima ordinanza sull'emergenza terremoto in Abruzzo, la n. 3820. Tra le pieghe del provvedimento si nasconde il comma 1 dell'art.2 con cui di fatto si elimina retroattivamente il reato di «subappalto non autorizzato», un colpo di spugna che rende inutilizzabili le prove già raccolte dalle forze dell'ordine su almeno 132 subappalti sospetti».
«Non è un caso», sostiene sempre Venti, «che a oggi le imprese escluse da appalti e subappalti siano pochissime, complice la mancanza di chiarezza della gestione di Bertolaso e i continui ostacoli posti alla diffusione di dati, atti e informazioni. Eppure non sono mancati casi sospetti».
Quello dell'Impresa Di Marco, si legge ancora sull'articolo di Left, «è forse il più indicativo. Il titolare risultava socio anche nella Marsica plastica srl insieme a elementi riconducibili alla criminalità organizzata siciliana e a uno degli arrestati a Tagliacozzo nella operazione “Alba d'oro”, definita dagli stessi inquirenti «il primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo».
«Appresa dai giornali la notizia, il prefetto convocò una irrituale conferenza stampa in cui difese la ditta, salvo poi vedersi costretto, a settembre, a ritirare il certificato antimafia», chiude Venti.
Il giornalista ricorda anche lo scandalo del mega appalto per i bagni chimici («ne sarebbero stati affittati, al costo di 80 euro al giorno, 1.600 più di quanto necessario»), oppure il subappalto «senza gara a una ditta del senatore nonché coordinatore del Pdl in Abruzzo Filippo Piccone, l'inchiesta della magistratura sulla realizzazione degli uffici Asl de L'Aquila oppure quella sulla costruzione della nuova Casa dello studente da parte della Regione Lombardia, il ritiro del certificato antimafia alla già citata Igc di Gela e a un'impresa campana, la Fontana costruzioni».
Per Venti quindi «la perspicacia con cui la Protezione civile nega dati e atti sulle modalità di gestione dei fondi pubblici o sulle imprese al lavoro nei cantieri non è un caso».
Nell'inchiesta si ricorda anche che a luglio, le forze di polizia arrestano un latitante all'interno di uno stabilimento di una grande azienda locale, la Edimal. «Si accerta che il latitante lavora per un'altra impresa impegnata nei cantieri ma non in possesso dell'autorizzazione. Sorge il dubbio che il fenomeno sia molto più esteso, così da settembre le forze dell'ordine dispongono accessi in due dei 19 cantieri del Progetto C.a.s.e., quelli di Preturo e di Bazzano».
Alla fine spuntano fuori in tutto 132 ditte non in regola su cui dispongono accertamenti per il reato di subappalto non autorizzato. «Sei imprese vengono deferite direttamente all'autorità giudiziaria e segnalate alla Protezione civile. Che, in quanto stazione appaltante, ha l'obbligo di controllare la catena di subappalti. Bertolaso, però, revoca il subappalto solo a una di esse: è la Icg di Gela. Gli investigatori della Dia scoprono che 13 dei 26 dipendenti dell'azienda e due dei tre amministratori avevano precedenti penali, tra cui un collaboratore di giustizia e un ex componente della “stidda” la mafia gelese. Sul caso Igc l'ex vicepresidente della commissione Antimafia, on. Lumia, presenta anche un'interrogazione parlamentare».

12/12/2009 12.21