Terremoto, Uil: «necessario concentrarsi sul lavoro per far ripartire la città»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Dopo avere risolto il problema delle case, secondo il segretario generale Uil, Luigi Angeletti, «occorre concentrare tutti gli sforzi sul lavoro per favorire la ripresa dell'Aquila». * TASSE A L'AQUILA. PEZZOPANE SCRIVE A FINI: «COSÌ CI UCCIDETE»
«Dopo avere fatto una cosa buona nell'avere tolto le persone dalle tende, avere ricostruito una parte delle abitazioni ed averne fatte di nuove a tempo di record, come non siamo abituati in Italia - ha detto Angeletti, a margine della 3/a edizione della Convention delle imprese, che si sta svolgendo all'Aquila -, bisogna porsi un'altra questione, cioé il fatto che le case senza lavoro non servono a nulla».
Alla fine la paura del segretario dell'Ugl è che le persone saranno costrette ad andarsene, «non perché non hanno una casa ma perché non hanno un lavoro».
Sabato 5 dicembre, alle ore 14, intanto, a Villa Sant'Angelo ci sarà la cerimonia di inaugurazione del "Borgo Trento", il nuovo villaggio realizzato per dare accoglienza alla popolazione sfollata del centro aquilano.
L'insediamento è costituito da 94 abitazioni donate dalla Provincia Autonoma di Trento e vi alloggeranno circa 200 cittadini.
L'assessore allo Sviluppo Economico, Alfredo Castiglione, ha ammesso che «la Regione Abruzzo non ha risorse endogene. Siamo una Regione commissariata nella sanità e la più tassata d'Italia. Ma stiamo facendo di tutto per sostenere la ripresa economica dell'Aquila e dell'Abruzzo»
Soffermandosi sulle misure adottate dalla Regione in favore dei comuni del cratere, Castiglione ha ricordato di «aver provveduto alla rimodulazione dei fondi Por Fesr per 83 milioni di euro e di aver avviato due bandi per 46 milioni di euro. Bandi che prevedono il ristoro dei danni subiti da imprese e professionisti a causa del terremoto di aprile (35 milioni) e attrazione di nuove aziende (11 milioni)».
«In primavera - ha spiegato ancora Castiglione - arriveranno i Fas. Confidiamo di utilizzare poi il Master Plan, per il quale abbiamo già fatto una programmazione. E infine ci sarà la zona franca urbana per L'Aquila, dopo Pescara».
Il vice presidente si augura che si faccia il possibile per passare da una fase dell'emergenza ad una della ricostruzione che comprenda la ripresa economica, sociale e produttiva.
«Bisogna infatti investire non solo in macchinari, ma anche in talenti, conoscenza, giovani. Pensiamo a spin off universitari e start up con imprese. L'Aquila deve diventare modello di sviluppo da esportare».

LA GESTIONE DELLE DONAZIONI

Sempre ieri si è riunito anche il Comitato dei Garanti, l'organismo istituito con un'apposita ordinanza di protezione civile con l'obiettivo di assicurare la supervisione alla gestione delle donazioni fatte dagli italiani all'indomani del terremoto dello scorso 6 aprile in Abruzzo ed affidate alla Protezione Civile Nazionale.
Durante la riunione, cui hanno partecipato Franco Marini, Cesare Mirabelli, Natalino Irti e Fernanda Contri, sono state approvate le proposte di impiego dei fondi ancora disponibili.
L'importo complessivo delle donazioni già versate direttamente al Dipartimento della Protezione civile è di 52.224.381 euro a cui vanno sommati gli importi versati agli Enti Locali che sono stati comunque finalizzati con il coordinamento del Dipartimento (circa 22 milioni di euro).
«La maggior parte dei fondi spesi - si legge in una nota - riguarda la realizzazione di moduli abitativi per i cittadini dell'Aquila del progetto C.A.S.E e diverse iniziative destinate al sostegno della popolazione colpita dal terremoto, alla ripresa economica del territorio ed al sistema scolastico ed universitario, così come aveva già indicato il Comitato dei Garanti».
«I circa 22 milioni di euro diretti agli Enti Locali sono stati tutti interamente utilizzati per la realizzazione di moduli abitativi ed altre strutture per le comunità colpite dal terremoto residenti nei comuni diversi da quello dell'Aquila. Durante la riunione, a cui ha partecipato anche il Capo del Dipartimento Guido Bertolaso, è stato approvato un piano di interventi che prevede una spesa di oltre 9 milioni di euro».
«Tale somma servirà, tra l'altro, per il ripristino del complesso culturale teatrale 'Multisala Garden' dell'Aquila allo scopo di farlo diventare un centro culturale e di aggregazione per giovani, per la realizzazione di due centri polifunzionali per gli studenti universitari a L'Aquila e a Pile, per la costruzione di un centro a Pagliare di Sassa che potrà ospitare persone diversamente abili, per la realizzazione di un poliambulatorio a Paganica, per la creazione di uno spazio destinato alle associazioni di volontariato de L'Aquila e per la costruzione di un impianto sportivo».
«Il piano di interventi prevede, inoltre, la realizzazione di alcuni prefabbricati per ricreare in tempi brevi la mensa dei poveri - la cosiddetta Mensa di Celestino -, la chiesa e il convento dei Frati Cappuccini in attesa che venga ripristinato il Complesso di San Bernardino nel centro storico della città».

04/12/2009 9.20

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TASSE A L'AQUILA. PEZZOPANE SCRIVE A FINI: «COSÌ CI UCCIDETE»

L'AQUILA. «Perché il Parlamento adotta due pesi e due misure per i terremotati dell'Umbria e dell'Abruzzo?»
È la domanda che la presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane, rivolge al presidente della Camera Gianfranco Fini, tornando sulla questione della restituzione delle tasse.
«Quello che chiediamo è di essere trattati come tutti gli altri. In Umbria, ad esempio si è tornati a pagare le tasse dopo un anno e mezzo. La restituzione dei tributi non versati è avvenuta dopo 10 anni, in 120 rate, e solo per il 40 per cento. Per noi il pagamento delle tasse ripartirà a dicembre, mentre a giugno si dovranno restituire integralmente quelle non versate nei mesi precedenti, come se l'emergenza fosse finita».
Per Pezzopane non si può pensare di fa ripartire l'economia, se gli stipendi saranno più “leggeri” e a giugno arriverà una seconda stangata.
«Come si può pensare di chiedere a dipendenti e liberi professionisti», continua, «che hanno perso case e lavoro dopo il sisma e vivono con un misero assegno di cassa integrazione di pagare anche i tributi. Come si può pensare di ricostruire il tessuto economico e locale se le imprese locali vengono taglieggiate. È un chiaro “invito” ad abbandonare il territorio. E anche quelle che pensavano di venire non saranno incentivate a farlo. Addirittura il governo pretende il pagamento dell'ICI sulle seconde case, anche se distrutte o danneggiate dal terremoto. È troppo».
La presidente fa così appello al ruolo istituzionale del presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Parlamento e Governo ci hanno voltato le spalle approvando, a colpi di maggioranza, un decreto monco, che ci trattava come terremotati di serie B».

«LUCOLI, PAESE DIMENTICATO»

E sono tanti i paesi danneggiati dal terremoto che aspettano ancora soluzioni concrete prima di riuscire ad uscire dall'emergenza.
Uno di questi è Lucoli situato a pochi chilometri dall'Aquila.
Il Parroco Don Amedeo Passarello, da 5 anni presso l'abbazia di San Giovanni Battista a Lucoli, esprime amarezza per quanto è accaduto a seguito del sisma che il 6 aprile ha colpito l'Abruzzo.
Su alcune realtà i riflettori non si sono mai accesi: «La nostra abbazia ha subito numerosi crolli, tanto che la sacrestia e il chiostro sono stati dichiarati inagibili, eppure quella della parrocchia romana di Santa Maria in Trastevere che ci ha dedicato il suo anniversario con una raccolta di fondi, ad oggi, è la prima iniziativa di solidarietà che riceviamo».
I parrocchiani di Lucoli hanno dato il via, in una sorta di pellegrinaggio a Roma, ad una raccolta fondi, stimata intorno ai 5 milioni di euro, per la ristrutturazione dell'antica abbazia di San Giovanni Battista.
Si tratta di un prezioso complesso architettonico ed artistico risalente al 1077, inserito in tutti i
percorsi turistici della regione ma, attualmente, escluso da qualsiasi progetto di ricostruzione. L'abbazia è stata il fulcro della comunità, i figli di tante generazioni sono cresciuti ed hanno giocato lì, con il progetto spirituale iniziato dai sacerdoti diocesani inoltre, San Giovanni era divenuta il punto di incontro di ragazzi provenienti da tutta Italia alla ricerca di se stessi, in un sito meraviglioso, ispiratore di semplicità e fede.
«La ferita è dunque aperta abbiamo bisogno di piccole gocce si solidarietà che alimentino il nostro mare», chiude il parroco.

04/12/2009 10.40