Gaetano Fontana coordinatore della ricostruzione dell'Aquila

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Si chiamerà ''Struttura di missione''. Sarà composta da 30 persone. Una sorta di “situation room”, come l'ha definita il presidente dell'Anci Antonio Centi, che dovrà monitorare la ricostruzione del cratere aquilano.
Il nuovo organismo che affiancherà il presidente della Regione nella nuova fase del post terremoto è stato presentato ieri, nell'auditorium di Palazzo Centi.
Presenti numerosi sindaci dei comuni del cratere, dai quali è anche arrivata più di qualche critica per la gestione del dopo terremoto.
A coordinare la struttura, ma questo già si sapeva, sarà l'architetto Gaetano Fontana, civil servant di lungo corso, con passate esperienze come dirigente in vari ministeri e fino a quest'estate commissario ad acta per i Giochi del Mediterraneo.
Sarà una struttura «snella», come ha voluto sottolineare Gianni Chiodi, e che avrà compiti immensi. L'atto costitutivo della struttura è ancora allo studio, ma le competenze sono già abbastanza chiare. Costruita sul modello inglese delle Delivery Unit di Tony Blair, unità che hanno il compito di risolvere in forma pratica e immediata i problemi dei cittadini, la Struttura di missione sarà composta di trenta persone.
Quindici saranno scelti all'interno delle Amministrazioni Pubbliche, verosimilmente dalla burocrazia statale in base a quanto spiegato da Chiodi.
«Saranno persone collegate con i ministeri – ha spiegato il governatore – che avranno una relazione diretta e fiduciaria» con gli uffici delle amministrazioni del governo.
«Saranno necessarie questi tipi di figure per facilitare le comunicazioni con i vari ministeri con i quali saremo in contatto, e che dovranno fare la loro parte».
Nomina probabilmente politica, invece per le restanti quindici.
«Saranno presi al di fuori» dell'amministrazione, ha glissato Chiodi.

I COMPITI DELLA STRUTTURA


A 360 gradi i compiti della nuova struttura, che spaziano dal coordinamento per la ricostruzione, assistenza per i comuni che ne richiederanno l'aiuto, vigilanza, ricognizione delle risorse finanziarie. Avrà voce in capitolo sulle istruttorie e le risorse dei vari progetti, seguirà la tracciabilità e il monitoraggio dei flussi finanziari che entreranno nel cratere, e vigilerà sulla trasparenza delle varie operazioni. Prerogative poderose, insomma, di una struttura che a partire dal primo gennaio affiancherà il commissario, cioè Chiodi stesso, per affrontare il dopo Bertolaso in Abruzzo.
«Stiamo cercando di definire a norma di legge cosa sia un centro storico – ha detto Fontana riguardo l'atto costitutivo della struttura che dovrebbe essere presentato ai sindaci nei prossimi giorni – oppure a che titolo un privato può partecipare alla ricostruzione».
Dopo Bertolaso, che rischia di portare con sé anche tutti i problemi della burocrazia e della politica, problemi che nella fase successiva al sisma sono stati superati con la decretazione d'emergenza.
«Il rischio è quello di dover affrontare l'emergenza ricostruzione con le normative e le procedure di sempre – ha sottolineato Chiodi – Non ci sarà più la facilità normativa di prima».
«Speriamo – ha continuato – in un processo non ordinario. Siamo passati dalla prima fase dell'emergenza ad un'altra di tipo diverso – ha spiegato il governatore – ora siamo nella fase della ricostruzione, nella quale gli enti locali avranno un ruolo più significativo».
Vice commissario di questa nuova fase sarà il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente.
«È giusto che noi pretendiamo ciò che ci spetta – ha detto Cialente a proposito della nuova struttura – ma è anche giusto che si debba rendicontare di fronte all'Italia come vengono spesi i soldi che ci vengono dati».



NON SONO MANCATE CRITICHE

Ma non sono mancate le critiche.
È stato lo stesso Cialente che ha richiamato l'attenzione, oltre che sulla ricostruzione “hard”, su quella più soft, vale a dire quella socio-economica.
«Bisogna fare molta attenzione al rilancio economico e produttivo – ha detto il sindaco dell'Aquila – perchè altrimenti questa sarà una questione che ci scoppierà tra le mani».
Ancora più netto è stato il sindaco di Acciano, Americo Di Benedetto, che coordina i primi cittadini del cratere.
Se non si presta attenzione alla situazione economica dei piccoli comuni, ha detto, «ci troveremo assaliti da una situazione drammatica ed inaudita».
«Vorremmo che la struttura più che di missione fosse di servizio», ha spiegato, che non sia, insomma, una sorta di prigione di forza governativa.
«A latere di questa struttura – ha continuato Di Benedetto – ci potrebbe essere anche un'unità di servizio per l'economia».
Tanti sono stati infatti i problemi presentati dai piccoli comuni. Da quelli della rinegoziazione delle rate dei mutui con la Cassa Depositi e Prestiti, problema per il quale Chiodi ha annunciato che nei prossimi giorni inviterà l'amministratore delegato dell'ente, a quella delle tasse che dovranno essere rimborsate a partire da gennaio, a quella delle mancate imposte ai comuni che hanno lasciato le casse nel rosso più profondo.
«Ai cittadini serve un attimo di respiro», ha invocato il sindaco di Acciano.
«Sulle tasse serve una proroga – ha incalzato il vice sindaco di Popoli Francesco Diodati – altrimenti non potremo più dire ai cittadini di avere fiducia nel governo».
«Siamo ancora in piena fase di emergenza sotto tutti gli aspetti», ha aggiunto Diodati, che ha anche chiesto a Chiodi cosa ne sarà di tutte le richieste di assistenza inviate, stante la normativa d'emergenza, a Guido Bertolaso una volta che la Protezione Civile se ne andrà dall'Abruzzo.
«È un problema che avevo già sollevato a settembre – ha risposto il governatore – oggi non so rispondere. Se la questione fosse stata risolta prima, ora sarebbe tutto più facile».
Ma proteste sono arrivate anche dai comuni confinanti con la zona ufficialmente riconosciuta come cratere.
«Sappiamo che la vera emergenza è all'Aquila – ha fatto notare il sindaco di Cortino, Gabriele Minosse, – ma i problemi ce li abbiamo anche noi, e non abbiamo nessuno che ci aiuta».
I problemi? Anche le normative per abbattere una casa, visto che loro sono al di fuori delle ordinanze della Protezione Civile.
«Non abbiamo le agevolazioni fiscali, e questo vuol dire che un'impresa sceglie di andare nella confinante Campotosto piuttosto che venire da noi», ha detto il sindaco di Crognaleto, Giuseppe D'Alonzo.
«È per questo che avevamo chiesto le fasce per le esenzioni», massime nel cratere, e a scendere allontanandosi.
«Non abbiamo neanche gli aiuti per i trasporti bus – ha aggiunto – così le persone sono spinte a fuggire dai nostri paesi».

Alessandro Consalvi 19/11/2009 9.00