Giuliani a PrimaDaNoi.it: «Protezione Civile 10 anni indietro rispetto a me»

Alessandro Biancardi

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Giuliani a PrimaDaNoi.it: «Protezione Civile 10 anni indietro rispetto a me»
L’INTERVISTA. ABRUZZO. Giuliani smentisce di netto le notizie che ieri annunciavano la bocciatura del brevetto del suo rivelatore da parte della Comunità scientifica internazionale e punta il dito contro tutti, forte ormai del successo della sua ricerca all’estero.
E' un giudizio duro e senza appello, quello che Giuliani dà sulla Protezione civile che «non ha fatto quello che doveva fare», sulla comunità scientifica italiana «che coglie ogni occasione per screditare la ricerca» e su alcuni giornalisti «che non fanno bene il proprio mestiere».
Parla forte e chiaro il tecnico di ricerca che studia da anni la correlazione tra l'incremento di gas Radon e gli eventi sismici.
Ieri era a Roma per presentare il suo libro intitolato “L'Aquila 2009, La mia verità sul terremoto”, edito da Castelvecchi. Definito già un libro “denuncia” di una «strage che poteva essere evitata e prevista».
Dopo le tante polemiche piovute sui suoi studi che dimostrerebbero la prevedibilità dei terremoti, ora c'è un Gianpaolo Giuliani ancora più determinato nel portare avanti la sua ricerca affiancato da un folto ed autorevole gruppo di studiosi italiani, russi e americani. PrimaDaNoi.it lo raggiunge al telefono mentre è in macchina.

Abbiamo letto, da un lancio dell'agenzia Ansa, che il brevetto del rilevatore di Radon progettato dal lei, è stato bocciato dalla Comunità scientifica internazionale. Ci spiega perché?

«No, è falso. Ma dov'è l'ha letto?…forse l'ha interpretato male…»

Sarebbe difficile interpretare male una notizia che si intitola “Bocciatura internazionale Brevetto Giuliani” che leggiamo in diretta a Giuliani. In più punti sono riportate le dichiarazioni di un membro della Commissione Elettrotecnica Internazionale (Iec), Giuliano Sciocchetti che afferma chiaramente che il brevetto di Giuliani è stato bocciato dalla Comunità scientifica internazionale per una serie di motivazioni, di cui fornisce anche i dettagli.

«E' un fisico vicino alla Protezione Civile che era presente alla mia conferenza stampa di ieri. Ma questa persona dice il falso perché non abbiamo mai presentato il rivelatore per il brevetto internazionale, perché costava troppo per noi a quei tempi, ovvero nel 2003, e poi non valeva per tutti i paesi del mondo. Per ora abbiamo solo il brevetto italiano dal 2006. Con i 70 mila euro che ci volevano per brevettarlo a livello internazionale abbiamo preferito finanziare un'altra macchina per il monitoraggio del territorio».

Ma nella stessa notizia, l'Ansa scrive che lei «ha confermato le difficoltà incontrate dal brevetto a livello internazionale»…
«A quanto vedo non hanno riportato quello che le ho detto. Sì dà importanza a ciò che si vuole, ho imparato anche questo sui giornalisti nei mesi passati … Comunque a questo punto è chiaro ed evidente l'intento di mettere in ridicolo, a livello nazionale, i risultati delle mie ricerche. C'è chi ha interesse a fare questo e manda ad ogni mia conferenza qualcuno che scredita i miei studi. Mentre il riconoscimento arriva dalla comunità internazionale, ovvero laddove non arriva la longa manus dei potenti nazionali».

A chi si riferisce?
«Mi riferisco a tutte quelle persone che non hanno saputo dare indicazioni giuste alle persone nel momento del bisogno come la Protezione Civile e la Commissione Grandi Rischi che ora si ritrovano a rispondere di 300 morti che potevano essere evitati. Non hanno saputo salvaguardare la vita di tutti».

Qual è stata la posizione ufficiale della Protezione Civile rispetto al suo studio?

«La posizione ufficiale non può essere che contraria alla nostra ricerca, perché altrimenti la Protezione Civile dovrebbe ammettere di aver sbagliato, non solo adesso, ma dal 2003 quando loro sono stati messi a conoscenza dei nostri studi e non li hanno mai voluti vedere. Non hanno mai visto la macchina, non sanno come funziona, non conoscono i dati e i risultati. Noi abbiamo fatto progressi che ci hanno portato 10 anni avanti alle loro conoscenze. Loro sono indietro di 10 anni non solo rispetto alle nostre conoscenze ma anche a quelle della comunità internazionale».

Lei ha detto che la Protezione Civile ha fatto qualcosa che non doveva fare. Cosa?

«Non doveva avere l'atteggiamento che ha avuto. Nessuno si è rivolto alla popolazione che dormiva in macchina dopo le 20 mila scosse che hanno preceduto quella del 6 aprile. Loro avevano la responsabilità di tutta la gente».

Il tono della voce di Giuliani diventa sereno, entusiasta, tranquillo quando si parla dei risultati della ricerca.

Quali sono i risultati della vostra ricerca?
«La verità sta venendo fuori piano piano. Dai nostri studi esce il contrario di quello che dice la Commissione Grandi Rischi: il terremoto può essere previsto. E' umanamente prevedibile in modo deterministico, ovvero nel luogo, nel tempo e nell'intensità. Abbiamo pubblicato i risultati sul Journal Geophysical Research (pubblicazione dell' Unione Geofisici Americani, ndr)».

In quali altri paesi si studia il metodo del gas Radon?
«Gli Usa, la Russia, il Giappone ed Israele sono principalmente i paesi che svolgono ricerca sul Radon per trovare la correlazione con l'evento sismico».

Chi la sta seguendo nella sua ricerca da “visionario”, come la definiscono alcuni?
«Ormai il gruppo è diventato grande, si è ingigantito subito dopo il terremoto perché sono entrati a far parte della ricerca scientifica anche alcuni ricercatori dell'Università de L'Aquila. In questo momento siamo in collaborazione con il gruppo di ricerca del professore Mita Rajaram degli Stati Uniti, che lavora alla Nasa e effettuano ricerca sul Radon con il satellite, quindi è correlato ai nostri studi, e poi siamo in contatto con il vicedirettore dell'Agenzia Spaziale Sovietica. Inoltre ci sono anche altri ricercatori che stanno facendo pressione per entrare nel gruppo perché hanno capito la validità della ricerca».

Tenterà di prendere il brevetto internazionale in futuro?
«Non ci penso nemmeno lontanamente perché ormai stiamo rendendo pubblici tutti i risultati della nostra ricerca e stiamo mettendo la nostra strumentazione a disposizione di tutti quelli che vivono a rischio sismico. Fare un brevetto vuol dire agganciarsi ad un grande gruppo industriale che per venti anni sfrutterebbe il brevetto. Noi vorremmo sì industrializzare le nostre attrezzature per metterle a disposizione dell'umanità, ma lo faremo nella maniera più trasparente possibile».

Progetti per il futuro?
«Sono progetti a brevissima scadenza: il 1 dicembre sarò a Bari alla fiera del Levante per presentare un progetto per il monitoraggio per lo Stretto di Messina. Dal 14 al 18 dicembre sarà a San Francisco dove, in un convegno molto importante sul “Natural hazards”, verranno illustrati i risultati della nostra ricerca. Poi stiamo pensando di ampliare la rete di monitoraggio sul territorio per arrivare fino alla Campania, nella zona del Napoletano».

A proposito di questo, c'è anche la notizia che nel frusinate dei cittadini hanno già raccolto spontaneamente 200 mila euro per comprare le sue macchine. Conferma?

«Sì, questo è vero. Lì è in atto uno sciame sismico come c'era stato a L'Aquila. Nell'arco di due giorni ci sono state 190 scosse di magnitudo da 2,2 a 3. La popolazione che dorme in macchina da un po' di tempo mi ha chiamato e mi ha chiesto: che cosa dobbiamo fare? Ora vogliono comprare per quella zona tre rivelatori: è un'iniziativa privata e sono soprattutto le donne ad organizzare il finanziamento».

Neanche il tempo di salutare e ringraziare che cade la linea. Ci aveva avvisato all'inizio della batteria del suo telefonino ormai scarica. Giuliani continua il suo viaggio in macchina mentre in Abruzzo i suoi quattro rivelatori sono ancora attivi e continuano a monitorare una superficie complessiva di 10 mila chilometri quadrati.

Manuela Rosa 19/11/2009 8.44

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