Convegno Geofisica. Albarello: «impossibile prevedere terremoti»

Alessandro Biancardi

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TRIESTE. «La vicenda Giuliani sui segnali precursori di terremoto ha inciso profondamente l’opinione pubblica, lasciando forti dubbi e perplessità».


«Ma prevedere i terremoti, allo stato attuale delle conoscenze e delle tecnologie di cui disponiamo, non è assolutamente possibile».
Si esprime senza mezzi termini Dario Albarello, professore Associato presso l'Università di Siena presente da oggi al convegno del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida, in corso fino a giovedì alla Stazione Marittima.
Previsione dei terremoti e studi di pericolosità basati sull'analisi dei precursori sono due temi che procedono in parallelo, ma se il primo si presta a facili speculazioni che rischiano di diffondere false convinzioni, il secondo è gravato da una cronica quanto colpevole mancanza di finanziamenti.
I precursori a «breve termine» sono segnali che la Terra invia e che i sismologi tentano di inquadrare in modo organico sì da costruire un sistema di previsione.
Tra essi vi è il famigerato radon, gas che fuoriesce dal suolo in corrispondenza dei movimenti della terra, lo studio dei campi di deformazione con misure geodetiche, il flusso di anidride carbonica e segnali elettromagnetici. Tuttavia a detta di molti esperti, il loro valore predittivo non è così certo. «Gli indicatori da soli – puntualizza Albarello – sono poco attendibili. Andrebbero integrati con le informazioni che ricavano dalle carte di pericolosità, le quali si fondano su dati certi quali la posizione e il comportameto delle faglie, i meccanismi di generazione sismogenica e la storia sismica pregressa, e che permettono di tracciare un quadro ragionevolmente attendibile su nuovi terremoti e sui possibili danni. E comunque non di fare previsioni temporali dicendo venerdì prossimo ci sarà un terremoto!».
Un filone attualmente in via di sviluppo riguarda le previsioni a brevissimo termine, quelle che permettono di intervenire pochi millesimi di secondo prima di un sisma, bloccando, per esempio, centrali elettriche o attivando protocolli di arresto per gli impianti nucleari.
«Sono studi appena agli inizi - dice Albarello - che vedono tra i più attivi alcuni colleghi di Napoli assieme a studiosi della Turchia».
Qualsiasi approccio statistico probabilistico deve, comunque, basarsi su misure raccolte nel lungo periodo, similmente a quanto hanno fatto gli studiosi russi misurando per anni i livelli degli acquiferi, dei pozzi.
«Oggi i russi possiedono consistenti serie temporali di dati. In Italia abbiamo il problema di finanziamenti limitati ed erogati per brevi periodi di tempo. Difficilmente troviamo qualcuno disposto a investire almeno dieci anni di finanziamenti in una ricerca che non dà risultati immediati, ma che si limita a fornire dati appena da integrare. Tuttavia, per affinare procedure di validazione condivise e fissare criteri univoci di interpretazione dei segnali della Terra l'unica strada percorribile è questa».
Purtroppo, in fatto di politiche della previsione, l'Italia non può certo dire di essere ai primi posti.
17/11/2009 12.27