Macerie, due discariche e l’intoppo di una burocrazia farraginosa

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5510

Macerie, due discariche e l’intoppo di una burocrazia farraginosa
L’AQUILA. Due nuovi discariche per gli inerti e un tavolo istituzionale convocato mercoledì prossimo.
Obiettivo, arrivare a una soluzione definitiva per quei milioni di tonnellate di macerie che a più di sette mesi dal sisma ancora ingolfano i centri storici del paesi del Cratere aquilano.
Sette mesi di intoppi e lungaggini burocratiche, per un affare che potenzialmente smuoverebbe milioni di euro in entrata e in uscita dalle casse pubbliche.
Una riunione, quella organizzata ieri dalla Provincia dell'Aquila alla caserma della Guardia di Finanza di Coppito, alla quale erano presenti un po' tutte le istituzioni.
Per la Regione, l'assessore Daniela Stati, per la Provincia la presidente Stefania Pezzopane e l'assessore all'Ambiente (e padrone di casa) Michele Fina.
Insieme a vari sindaci del Cratere, erano presenti anche il prefetto Franco Gabrielli e alcuni tecnici dei vari enti.
Assente l'amministrazione comunale.
È stato lo stesso prefetto ad esprimere nel corso della riunione la sua preoccupazione per i cumuli di macerie che ancora ingombrano L'Aquila e le cittadine limitrofe.
«Un problema – ha ammesso Michele Fina – enorme e complessissimo che va oltre ogni immaginazione», con milioni di metri cubi di macerie presenti oggi ai quali «si aggiungerà una quantità molto maggiore derivata da demolizioni e ristrutturazioni».
Saranno due, si è deciso nel corso dell'incontro, le nuove discariche nelle quali si potranno conferire gli inerti.
Barisciano e Avezzano (a Valle Solegara) hanno infatti accettato di allargare i loro impianti esistenti, per 900 mila metri cubi totali.
Ma a sette mesi dal sisma si scopre anche che tutte le procedure di smaltimento sono ancora troppo stringenti.
Tra i vari intoppi che hanno impedito lo smaltimento delle macerie, il passaggio di queste tra i Vigili del Fuoco e le ditte indicate per raccoglierle, la necessità di trovare altri siti per lo stoccaggio temporaneo oltre la ex Teges, e l'eccessiva severità delle norme comunitarie in materia di smaltimento dei rifiuti, sulle quali, forse, il governo potrebbe chiedere anche una moratoria.
«Ci sono questioni immediatamente risolvibili, poi ci potranno essere anche ordinanze da parte del Consiglio dei Ministri», ha detto ai giornalisti Franco Gabrielli.
Entro lunedì i tecnici di Provincia, Regione e Protezione Civile dovrebbero produrre un documento nel quale verranno proposte soluzioni ai vari nodi individuati.
Mercoledì dovrebbe invece essere convocato un tavolo tra i vari enti istituzionali, compresi i comuni, per approvare le soluzioni e nel quale, ha dichiarato Fina, «decideremo se passare da alcuni soggetti ad altri» la questione degli appalti per le ditte da indicare per lo smaltimento dei rifiuti.
Burocrazia farraginosa, certo, ma anche necessità di dover gestire una questione che farà uscire ed entrare milioni di euro dalle casse pubbliche, statali o locali che siano.
Trasformare le macerie in ricchezza: questo l'imperativo.
Con tutto ciò che potrebbe comportare. Milioni di tonnellate di inerti, che dovranno essere triturati in impianti per la costruzione dei quali i comuni ieri hanno già chiesto l'aiuto della Protezione Civile.
Rifiuti pericolosi, come l'amianto, che dovranno essere trattati.
Materiale di risulta che dovrà essere rimesso nel circolo economico, un processo nel quale pubblico e privato, per i quali ha detto Fina «si dovrà accorciare la filiera», dovranno andare per necessità a braccetto.
«Bisogna individuare agevolazioni in particolare sull'Iva e sull'obbligo degli enti pubblici di utilizzare i materiali riciclati – ha aggiunto Fina – in modo tale da creare una filiera economica del materiale riciclato che sia conveniente, perchè significherebbe attirare l'interesse privato sulla realizzazione di impianti per il riciclaggio di inerti».
«Noi piccoli comuni – ha fatto notare il sindaco di Prata d'Ansidonia Francesco Di Marco – abbiamo macerie che possiamo definire pulite. Sono solo pietre di vecchie case. Potremmo fare un'ordinanza noi stessi per portarle in siti scelti da noi, e magari anche recuperarle. Così toglieremo un po' di peso e tutto si potrebbe velocizzare. Invece no: dobbiamo portare tutto dove ci dicono. E aspettare che si costruiscano gli impianti. Perchè?».
Tutto là: perchè?

Alessandro Consalvi 14/11/2009 10.29


CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK