Inchiesta crolli, Valente non risponde. D’Innocenzo ha chiesto l’archiviazione

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Si è avvalso della facoltà di non rispondere il direttore della Casa dello Studente, Luca Valente, nel corso dell'interrogatorio davanti al sostituto procuratore della Repubblica dell'Aquila, Fabio Picuti. * 6/4/09: HEBE DE BONAFINI OSPITE ALLA GIORNATA DELLA MEMORIA

Valente é indagato per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose per il filone legato al crollo della Casa dello Studente dove sono morti otto giovani.
«Il mio assistito», ha poi spiegato il legale Piergiorgio Merli, «si è avvalso della facoltà di non rispondere perché per organizzare una strategia difensiva bisogna prima valutare la documentazione alla base dell'accusa. E in tal senso la ricostruzione è difficile perché il progetto della Casa dello Studente parte dal '65, da quando si sono succedute poi ristrutturazioni e altri interventi».
Sugli allarmi lanciati dagli studenti durante lo sciame sismico sulla stabilità della struttura e denunciati come non presi in considerazione da parte dei giovani dopo il terremoto, l'avvocato Merli ha spiegato che il suo assistito «non ha mai ricevuto direttamente denunce di allarme».
Sulle accuse formulate al suo assistito l'avvocato ha sottolineato che da una prima analisi si tratta di una serie di «omissioni che deriverebbero dall'omesso controllo sia sulla costruzione che sui lavori di ristrutturazione».



Merli ha anche chiarito che lo studio di Abruzzo Engineering, che secondo la Procura della Repubblica denuncia lo stato precario di alcune strutture pubbliche tra cui la casa dello studente, «é una scheda in cui si censisce il palazzo».
E' durato circa un'ora e mezzo, invece, l'interrogatorio di Luca Di Innocenzo, l'ex presidente dell'Azienda per il diritto allo studio universitario, che gestiva la casa dello studente dell'Aquila, assistito dagli avvocati Fabio Alessandroni e Fausto Corti.
«Abbiamo risposto - ha spiegato Alessandroni, all'uscita dagli uffici della Procura - in maniera esaustiva, puntuale con la presentazione di documentazione corposa, abbiamo chiarito la nostra posizione e abbiamo richiesto l'archiviazione».
Alla domanda dei giornalisti se Luca D'Innocenzo prima del 6 aprile era al corrente degli allarmi lanciati dagli studenti universitari e se la struttura avesse mostrato cedimenti, l'avvocato Alessandroni ha risposto che «Luca D'Innocenzo era il presidente dell'Adsu, organo politico, non era un organo tecnico e quindi le nozioni tecniche non erano a sua conoscenza».
«Luca D'Innocenzo - ha aggiunto il difensore - sicuramente non era a conoscenza di queste informazioni. All'interno dell'Adsu - ha concluso il legale di D'Innocenzo- c'erano degli organi tecnici, l'ex Presidente dell'Adsu era solo una figura politica e lui e' responsabile solo per le decisioni di indirizzo politico non certamente per questioni strutturali».
Con questi due interrogatori si e' chiusa la prima fase dell'inchiesta sul crollo della Casa dello studente in cui tra i 15 indagati (quattro sono deceduti e gli eredi risponderanno soltanto per eventuali condanne in sede civile), due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, altri due non si sono presentati agli interrogati.
Oggi e domani saranno ascoltati altri nove indagati, per il crollo della Facoltà di ingegneria di Roio. A breve la Procura provvederà a notificare altri avvisi di garanzia per il filone d'inchiesta riguardante il crollo dell'ospedale “San Salvatore”

06/11/2009 9.13
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6/4/09: HEBE DE BONAFINI OSPITE ALLA GIORNATA DELLA MEMORIA

Si terrà oggi, organizzato dal Comitato Familiari Vittime della Casa della Studente, Kabawil Ass. Onlus e i Comitati Cittadini, il presidio della memoria, il rituale appuntamento dedicato alle 307 vittime del sisma del 6 aprile.
Per non dimenticare, per chiedere che venga fatta luce sulle molte morti che potevano essere evitate, per chiedere giustizia.
A testimoniare il valore assoluto della memoria sarà Hebe De Bonafini che perse i suoi due figli, arrestati e torturati sotto il regime argentino.
Nata in Argentina nel 1928 Hebe è tra le fondatrici dell'Associazione “Madres de Plaza de Mayo”, simbolo della resistenza della società argentina contro il golpe militare che il 24 marzo 1976 insanguinò il paese, portando alla scomparsa di trentamila persone.
Un crimine di Stato mai conosciuto prima, legato ad un perverso progetto di scomparsa degli oppositori del regime.
In una società annichilita dal terrore, le madri dei ragazzi scomparsi cominciarono coraggiosamente a riunirsi tra loro, sfidando il potere militare che vietava qualsiasi forma di assembramento. Sfida che ad alcune di loro costò la vita.
Iniziarono a protestare proprio nella piazza del governo, la Plaza de Mayo, ciascuna con un fazzoletto bianco in testa sul quale era scritto il nome del figlio scomparso.
Iniziò così la storica marcia di ogni giovedì, che da allora ha sempre avuto luogo, in cui le donne chiedono in modo dignitoso e perseverante verità e giustizia per la scomparsa dei loro figli e figlie.
Da semplici casalinghe, "pazze" di dolore per la scomparsa dei figli, poco per volta si trasformarono in donne capaci di capire il mondo che le circondava e di agire per cambiarlo. Sono donne, madri che hanno inventato una forma di lotta nuova e originale, che della loro condizione hanno fatto punto di partenza di una azione civile più vasta. E' a loro che si rifanno i movimenti delle madri Afgane ed iraniane e quello delle madri dei militari statunitensi.
Oggi Hebe De Bonafini come portavoce delle “madres”– che hanno tutte tra gli 80 e i 90 anni - ritiene che i nuovi desaparecidos siano i bambini che ogni giorno continuano a doversi prostituire e a cercare cibo tra i rifiuti.
Convinta che “le rivoluzioni cominciano dalle parole che usiamo” il suo primo gesto politico ha avuto a che fare con il linguaggio.
Hebe nel corso degli anni è stata ricevuta dalle maggiori Istituzioni Internazionali e dai Capi di Stato di molti Paesi ed ha ottenuto, come rappresentante dell'Associazione, numerosi riconoscimenti internazionali per l'alto profilo civile dell'attività delle Madres, tra cui il Premio Unesco 1999 per l'Educazione alla Pace e il Premio Internazionale consegnato dalla Regione Abruzzo nel 2007.


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