Conservatorio L’Aquila. Italia-Giappone frizioni tra Stati per rifiuto dei fondi

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Una offerta di 500mila euro dal Giappone, più il progetto innovativo di un architetto di chiara fama mondiale per ricostruire il conservatorio dell’Aquila.


«Ci spiace niente da fare», è stata la risposta dell'Italia per il tramite della Protezione civile che invece ha preferito appaltare i lavori per un importo vicino ai 4 milioni di euro.
Il progetto di costruzione di una sala concerti all'Aquila, che doveva essere finanziata dal Giappone nell'ambito degli aiuti internazionali di ricostruzione post terremoto, è stato sospeso per mancanza di fondi e rischia di creare frizioni tra Roma e Tokyo.
Lo riferisce lo Yomiuri Shimbun, il più diffuso quotidiano del Sol Levante con più di 12 milioni di copie nella sola edizione del mattino, nella corrispondenza da Roma di Kazuki Mazuhara (dal titolo «assistenza giapponese sospesa unilateralmente»).
Il progetto, illustrato lo scorso luglio dall'ex premier nipponico Taro Aso al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in occasione del summit del G8, prevedeva la realizzazione in due mesi di una sala concerti innovativa, soprattutto per l'uso di cartone compresso, dell'architetto giapponese, Shigeru Ban.
Il costo, in particolare, era ipotizzato in un milione di euro, di cui la metà a carico del governo nipponico e l'altra coperta con la raccolta di fondi.
Stime italiane, invece, ipotizzano, considerando le infrastrutture accessorie (parcheggi e viabilità), costi per circa 3,6 milioni di euro.
«Manca il budget», è il commento dei responsabili per la ricostruzione post terremoto, riferisce il quotidiano nipponico.
«La sospensione è fuori dal senso comune della diplomazia perché si tratta di una cosa decisa tra i capi di governo dei due Paesi», è il commento dell'ambasciatore giapponese a Roma, Hiroyasu Ando.
Una polemica molto forte era stata sollevata anche da ambienti vicini allo stesso conservatorio che non riuscivano a spiegarsi per quale ragione la Protezione civile avesse rifiutato non solo il gesto altruistico ma anche il progetto innovativo di un architetto noto in tutto il mondo. Per una struttura peraltro di sicuro diversa dalle altre e antisismica.
Per la protezione civile però tutta l'opera costa molto di più ed i soli fondi nipponici non bastano, questo però comunque non spiega perché rimandare al mittente quelli già promessi.
«L'Auditorium - spiegano le fonti della Protezione civile - costerebbe chiavi in mano 4 milioni di euro. Il problema è che per attuare tutte le opere nel territorio stiamo procedendo attraverso gare di appalto. E questo ovviamente non sarebbe possibile farlo per un'opera già progettata. Dovremmo procedere attraverso assegnazione diretta, ma questo noi stiamo cercando sempre di evitarlo. Non potendo procedere ad assegnazione tramite gara, servirebbero ulteriori finanziamenti. I 500mila euro offerti dal governo nipponico sono insufficienti».
Quindi l'opera non si farà?
«No, al momento non è possibile. Bertolaso - annunciano fonti della protezione civile alla agenzia Ansa - ha già preso appuntamento per la prossima settimana con l'ambasciatore giapponese per trovare una soluzione alternativa che consenta con la donazione nipponica di realizzare un'opera completa».
Intanto però un appalto è stato avviato non senza contestazioni.

05/11/2009 10.02

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