Inchiesta crolli, rettore Convitto: «ci dicevano "no allarmismi"»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. E' durato circa due ore l'interrogatorio di garanzia di Livio Bearzi, rettore del Convitto nazionale, raggiunto nei giorni scorsi da un avviso di garanzia per omicidio colposo. * CASE MOBILI, PUBBLICATO AVVISO PER L’ACQUISIZIONE DI 500 M.A.R.

La linea difensiva è stata chiara: non era previsto dalla normativa che il rettore del convitto dovesse far uscire i ragazzi in caso di scosse sismiche ed è stato ripetuto anche ieri davanti al pm Fabio Picuti, titolare dell'inchiesta.
Ha negato così ogni addebito Bearzi, il responsabile della struttura scolastica nella quale il 6 aprile scorso morirono tre ragazzi.
Alla fine dell'interrogatorio la stessa linea difensiva è stata illustrata a giornalisti per bocca del suo avvocato, Enrico Guidobaldi. Neanche una parola da parte di Bearzi, che si è allontanato da taccuini e telecamere.
È stato dunque Guidobaldi a parlare, e profusamente.
«Il convitto è un ente dello Stato, e nella normativa non viene previsto che il rettore dia l'ordine di far uscire ragazzi minorenni per strada», ha spiegato il legale che ha espresso «vicinanza umana» alle famiglie dei morti sotto le macerie, ma ha ribadito che non c'è «nessuna responsabilità» a carico del suo assistito, a causa di una normativa che secondo Guidobaldi «andrebbe rivista».
Ma che questo sia un punto focale dell'indagine, anzi il punto, lo testimonia il fatto che è stato proprio Guidobaldi a definire comunque come «delicato» il passaggio secondo il quale il responsabile dell'incolumità dei ragazzi, proprio come in qualunque scuola italiana, è il preside dell'istituto.
Tutto questo dovrà essere chiarito dalle indagini della Procura.
Indagini che nei prossimi giorni, ha annunciato l'avvocato, potranno avvalersi anche di una memoria difensiva da parte di Bearzi, e che farà riferimento ad «atti e protocolli presenti in altre amministrazioni».
Secondo il legale, quindi, «ogni passaggio del mio assistito é stato eseguito rispettando puntualmente tutta la normativa».
Guidobaldi ha anche risposto alla domanda dei cronisti se ha chiesto al suo assistito perché non ha portato fuori in salvo i ragazzi alla luce del fatto che la struttura aveva cento anni.
L'avvocato ha risposto «che alcune valutazioni devono essere fatte al momento, mi permetto di osservare che con il senno di poi molte situazioni potevano essere risolte. Ci sono state scosse ma dei minori non potevano essere lasciati uscire in mezzo alla strada. Normativamente questo non viene previsto e forse è il caso di integrare la norma prevedendo queste fattispecie».
Il difensore ha ricordato anche che quella notte «Bearzi era presente nel Convitto con la moglie e due figli, é rimasto bloccato e per uscire ha dovuto sfondare una parete».
Ma che ci sia stato una sorta di corto circuito in tutta la trafila dell'allarme da dare in quei giorni alla popolazione aquilana, fin dai piani più alti, è testimoniato anche dello stesso avvocato di Bearzi. «Tutte le strutture istituzionali hanno chiamato alla tranquillità», ha sottolineato Guidobaldi. Insomma, se la stessa Protezione Civile, in quelle fatidiche ore, non diede l'allarme, perchè avrebbe dovuto farlo il direttore di un convitto, pur struttura centenaria e a rischio sismico?, ha sostenuto il legale.
A chiarire questi ed altri punti ci penserà nelle prossime settimane la Procura dell'Aquila.
«E' stato precisato tutto al pm titolare dell'inchiesta», ha continuato l'avvocato. «Abbiamo chiarito l'intera posizione del rettore, ogni passaggio e' stato eseguito rispettando puntualmente tutta la normativa. Siamo fiduciosi».
Il secondo indagato per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose, è il dirigente ella Provincia dell'Aquila, Vincenzo Mazzotta, che è stato sentito anticipatamente nella giornata di mercoledì dopo che il sostituto procuratore della Repubblica, Fabio Picuti, ha acconsentito al cambiamento di data.
L'avvocato Guidobaldi ha riconosciuto che la vicenda umana non ha incidenza giudiziaria ricordando che il solo precedente è legato al caso di San Giuliano di Puglia.

a.c. 31/10/2009 10.21

NON SI PRESENTA A PM PROGETTISTA CASA STUDENTE

Non si è presentato invece all'incontro con il Sostituto procuratore della Repubblica dell'Aquila Fabio Picuti, per motivi di salute, il primo dei nove indagati per il crollo della Casa dello studente a dovere essere interrogato stamani, l'ottantanovenne ingegnere Claudio Botta, secondo l'accusa progettista dell'opera che risale al 1965.
Il suo avvocato difensore Massimo Carosi ha presentato un certificato di impedimento e, all'uscita dalla sala degli interrogatori, ha riferito ai giornalisti che sono in corso indagini difensive per dimostrare che l'ingegnere Botta, all' epoca della realizzazione della struttura uno dei professionisti più valenti dell'Aquila e provincia, non è l'estensore del progetto della Casa dello studente.
Per oggi sono stati convocati nove degli undici indagati per il filone della Casa dello studente nell'ambito della maxi inchiesta sul terremoto. In questo filone, il numero complessivo di indagati era di 15 ma quattro sono morti e le notifiche sono state fatte agli eredi, al fine dell'eventuale risarcimento civile. Le accuse sono per tutti di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose. Il 6 aprile scorso nel crollo della residenza universitaria sono morti 8 giovani. Il 5 novembre sono stati convocati il direttore, Luca Valente e il presidente dimissionario Luca D'Innocenzo, che dopo la notifica dell'avviso di garanzia si è dimesso anche dall'incarico di assessore al comune dell'Aquila, che secondo la Procura, sarebbero le due figure salienti per scoprire se ci sono responsabilità umane nel crollo della Casa dello studente, uno dei simboli del tragico terremoto aquilano.

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CASE MOBILI, PUBBLICATO AVVISO PER L'ACQUISIZIONE DI 500 M.A.R.

L'AQUILA. Il Comune dell'Aquila ha avviato le procedure per l'acquisizione di 500 case mobili, come consentito dall'ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri n. 3817.
Lo ha reso noto il sindaco Massimo Cialente. L'avviso è stato affisso all'albo pretorio.
Fino al 6 novembre le ditte interessate potranno formulare delle offerte economiche per la fornitura dei M.A.R. (i moduli abitativi removibili).
Le proposte andranno indirizzate all'ufficio comunale del protocollo, in via Edoardo Scarfoglio n. 2. Nell'avviso sono indicate anche il numero dettagliato delle case mobili da mettere a disposizione, a seconda dei componenti dei nuclei familiari.
«Spero vi sia una risposta consistente da parte degli imprenditori del settore – ha dichiarato il sindaco Cialente – l'arrivo dei Mar rappresenta un successo della Municipalità, che ha insistentemente chiesto i fondi allo Stato tale possibilità, allo scopo di completare l'operazione, allestita insieme con il commissario delegato Guido Bertolaso, di dare, entro la fine dell'anno, un tetto sulla testa in città a tutti gli aquilani che ne sono privi. I Mar infatti si aggiungono ai complessi del progetto Case, in fase di completamento, ai Map, per i quali si sta avviando la costruzione, e agli appartamenti del fondo appositamente costituito, che entro la fine dell'anno dovrebbero essere compresi tra 300 e 500. Le casette mobili saranno assegnate alle famiglie la cui abitazione è stata giudicata B o C, con adeguata documentazione che dimostri che gli interventi sono molto lunghi, nonché a tutti coloro che ancora non hanno avuto la possibilità di ottenere gli alloggi del complesso Case o i Map. Sono compresi, naturalmente, gli studenti universitari».
Cialente ha aggiunto che «in considerazione della circostanza che tale fornitura potrebbe non essere sufficiente, vedremo, una volta assegnati questi Mar, quali saranno ancora le esigenze da soddisfare. Come abbiamo vinto con Bertolaso la sfida delle scuole – ha aggiunto il sindaco dell'Aquila – così abbiamo vinto anche quella degli alloggi temporanei. Ora diventa sempre più importante accelerare i tempi per la riparazione delle B e C, cosa possibile grazie alla riprogrammazione delle strutture che si occupano delle procedure tecniche e amministrative della ricostruzione».

COMUNICAZIONE AGIBILITA' CASA VA DATA SUBITO

Va comunicato immediatamente al servizio Politiche abitative, in via Rocco Carabba n. 6, il ripristino dell'agibilità della propria abitazione, sia se tale situazione è riscontrabile sulle pubblicazioni all'albo pretorio del Comune e sul sito internet, sia se tale agibilità è stata certificata dal direttore dei lavori in seguito al completamento degli interventi effettuati sull'immobile. Lo ha reso noto il medesimo servizio comunale, rammentando che il diritto a percepire il contributo di autonoma sistemazione scade 45 giorni dopo il ripristino dell'agibilità, ma che la comunicazione della stessa va effettuata subito per mettere in condizioni gli uffici di predisporre e procedure conseguenti. La mancata comunicazione comporterà il recupero forzato delle somme percepite indebitamente.


31/10/2009 10.44