Cialente: «Piano Case sbagliato» e agli sfollati: «lasciate le tende»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. «Se non ci sono posti per ospitare gli sfollati in città ci diano gli alloggi occupati dalla Protezione Civile negli alberghi cittadini».
E' stata questa la proposta provocatoria lanciata da Mattia Lolli del Comitato 3e32 a nome dei tanti sfollati rimasti senza una casa in città o costretti ad accettare una soluzione provvisoria a decine di chilometri di distanza dal capoluogo.
Ieri gli aquilani che vivono ancora in tenda hanno manifestato ancora una volta il disagio e la rabbia per una condizione di assoluta precarietà che va avanti da quasi sette mesi.
L'occasione c'è stata nel confronto pubblico con il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente e con Fabrizio Curcio, in rappresentanza della Protezione Civile, per discutere dell'emergenza abitativa.
La preoccupazione principale per molte delle persone che rimangono, è quella di non allontanarsi dall'Aquila.
C'è chi, a poche ore dalla scossa ha scelto di optare per la tenda e non per i più comodi alberghi della costa pescarese e teramana proprio per non spostarsi dal luogo di residenza.
Adesso dopo sei mesi di sacrifici, però, la Protezione Civile sta smistando gli ultimi rimasti, un migliaio, fuori città.
«A me avevano addirittura proposto - ha commentato Carla Capitti, sfollata in una tendopoli di Paganica - un trasferimento a Campo Imperatore, assicurandomi che almeno la funivia avrebbe funzionato regolarmente».
L'Hotel di Campo Imperatore si trova a più di 2.000 metri di quota e nel periodo invernale si raggiunge solo attraverso un collegamento funicolare la cui ultima corsa è fissata di norma alle 5 del pomeriggio.
«A questo punto - ha proseguito la signora Capitti - tanto vale che se le temperature sono reggono ci lascino rimanere nelle tende».
Preoccupazione anche per la situazione di Piazza d'Armi. «Ci hanno lasciato persino senza gas - ha detto Luciano Pagliaro, uno dei 20 rimasti in quella che è stata la principale tendopoli cittadina - e siamo costretti persino a fare le docce fredde. Cuciniamo con mezzi di fortuna - ha proseguito indicando una vistosa fasciatura alla mano - e questo a me ha provocato una ustione».
Situazioni analoghe in altre tendopoli come riportato da Simona Sacchetti del campo Italtel 2. «Ci chiamano irriducibili - ha commentato - ma noi siamo solo persone che dobbiamo restare all'Aquila anche per accompagnare i nostri figli a scuola».

CRITERI DI ASSEGNAZIONE STABILITI DA PARAMETRI


«Non esiste nessun criterio che preveda una priorità per chi è nelle tende nell'entrare in una nuova casa», ha spiegato Fabrizio Curcio. «I criteri di assegnazione delle case sono stabiliti in base a determinati parametri, tra cui il numero dei componenti il nucleo familiare e la presenza di bambini, anziani o portatori di handicap, ma non l'attuale sistemazione. E' chiaro che a parità di diritti - ha aggiunto - la priorità è data a chi è in tenda».
«Siamo partiti con 33 mila persone in tenda - ha detto Curcio - ora ne sono rimaste circa 2.150; di questi 1.500 avranno un tetto entro dicembre, quindi l'emergenza riguarda le persone restanti».

CIALENTE: «FALLITO IL PIANO CASE


«Il Piano Case è stato studiato su basi inadeguate a questo terremoto, perché gran parte degli edifici coinvolti sono condomini con molti appartamenti», ha detto con convinzione il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente.
«In questo momento - ha spiegato Cialente - nell'ambito del Piano, arricchito dai Map e dai 500 moduli abitativi removibili, avremo da gestire un problema che riguarda 1.500 persone con nuclei familiari composti da uno o due persone».
L'invito del sindaco agli sfollati, tuttavia, è quello di lasciare le tende.
«Anche se facessimo arrivare ora i moduli removibili - ha detto ancora Cialente - ci vorrebbe troppo tempo per le urbanizzazioni, per questo motivo la cosa migliore da fare è accettare le destinazioni provvisorie, in virtù della possibilità di rientrare entro la fine dell'anno».
A questo, i comitati hanno replicato, in occasione dell'incontro pubblico, di voler restare nelle tende e attendere l'arrivo dei container.
«La mia casa C sarà di nuovo agibile per dicembre 2010 - ha detto Stefano Frezza di Epicentro Solidale - cosa farò fino ad allora?».


IPSIASAR TEMPORANEAMENTE IN SCUOLE COMUNALI

Fino alla fine di novembre l'Ipsiasar dell'Aquila troverà sistemazione in un edificio scolastico comunale e in due Musp (le strutture temporanee antisismiche riservate alle scuole), destinati alla direzione didattica “Marconi”.
A renderlo noto è l'assessore alle Opere pubbliche, Ermanno Lisi.
«La situazione dell'Ipsiasar, con i suoi tre indirizzi, le sue 41 classi e i suoi 800 allievi, era diventata insostenibile, con gli studenti costretti a massacranti doppi turni e la gestione didattica ormai insostenibile – ha spiegato Lisi – per questa ragione il prefetto dell'Aquila, Franco Gabrielli, il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale, Carlo Petracca, e il rappresentante della Protezione civile, Elvezio Galanti, hanno sottoscritto una convenzione in base alla quale il Comune dell'Aquila “presterà” alla Provincia (ente competente per le scuole superiori) parte dei locali della scuola di Santa Barbara, che è agibile, e i musp di via Aldo Moro e della statale 80. Ciò, allo scopo di insediarvi le tre aree didattiche dell'Ipsiasar, vale a dire l'istituto d'arte, l'istituto professionale per gli odontotecnici e l'istituto alberghiero».

29/10/2009 10.09