Inchiesta crolli, gli studi dei sismologi acquisiti dalla Procura

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Come ha spiegato nei giorni scorsi il procuratore dell’Aquila, Alfredo Rossini, l’inchiesta sui crolli riguarderà anche il mancato allarme.

La scossa devastante delle 3.32 del 6 aprile scorso si poteva prevedere?
I sismologi nel corso degli ultimi sei mesi sono stati chiari più volte: impossibile fare previsioni.
Ma allo stesso tempo una previsione fu fatta, tranquillizzando tutta la popolazione aquilana sconvolta da mesi e mesi di sciame sismico.
Un controsenso?
Nessuna misura di sicurezza fu adottata nonostante la preoccupazione degli aquilani che si domandavano il perché di continue micro scosse.
Proprio su questa faccenda la Procura dell'Aquila ha deciso di fare luce dimostrando che nessuna sfaccettatura della tragedia sarà messa da parte.
Stanno entrando così nel vivo le indagini sul mancato allarme sul terremoto da parte delle istituzioni, in particolare sui toni rassicuranti della Commissione Grandi Rischi, riunitasi all'Aquila il 30 marzo scorso.
Gli inquirenti hanno fatto acquisire studi di ingegneria sismica con riferimento allo stato della ricerca sulle previsioni dei terremoti, per approfondire le indagini sul mancato allarme e sui messaggi troppo rassicuranti nei mesi e nelle settimane precedenti la tragica scossa del 6 aprile.
Tra gli estensori degli studi anche Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che fa parte della Commissione Grandi Rischi.
Su questo aspetto l'inchiesta è scattata dopo la presentazione di un esposto che vede tra i firmatati l'avvocato aquilano Antonio Valentini, nel quale si censurano i messaggi rassicuranti e ottimistici inviati alla popolazione appena cinque giorni prima del tragico terremoto.
Secondo i ricorrenti, se ci fosse stata una informazione diversa molte vite si sarebbero potute salvare nelle notte tra il 5 e il 6 aprile quando per i crolli morirono 300 persone.
Nei giorni scorsi sono stati sentiti già ascoltati due dipendenti pubblici come persone informate sui fatti.
Nel contesto dei mancati allarmi è da inserire anche la mancata attuazione di quanto disposto dallo studio di Abruzzo Engineering sulla stabilità e la staticità di strutture pubbliche e dalla cosiddetta relazione Barberi, risalente al 1999.
In quei due documenti tutte le «criticità strutturali» degli edifici che non hanno retto erano state scritte nero su bianco. Perché nessuno intervenne?
Del rischio sismico ne parlarono svariate volte in consiglio regionale, furono redatti studi e monitoraggi per cifre ingentissime e bisognava poi passare ai fatti mettendo in sicurezza tutti quegli edifici che erano stati indicati come carenti e soggetti a rischi.
Ma su questo fronte c'è il classico rimpallo di responsabilità degli enti e Comune e Provincia scaricano tutto sulla Regione che era competente nella erogazione dei finanziamenti relativi alla protezione civile.

28/10/2009 9.14



*L'ABRUZZO DEL 2003:NON TEMEVA MA SAPEVA








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