Inchiesta crolli, Rossini: «ottimista, ritmo rapido dell'indagine»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Nuova settimana decisa per l'inchiesta sui crolli portata avanti dalla Procura dell'Aquila.

Dopo gli avvisi di garanzia arrivati a destinazione nei giorni scorsi per la Casa dello Studente (15), Convitto Nazionale (2) e Facolta di Ingegneria di Roio (9), questa settimana dovrebbe toccare al filone dell'ospedale San Salvatore e dei condomini.
Intanto è certo che negli avvisi di garanzia per il crollo della casa dello studente ai 15 indagati - 11 viventi e 4 morti - oltre all'omicidio colposo e al disastro colposo, la Procura contesta le lesioni colpose per i 18 studenti che si sono miracolosamente salvati nella notte del 6 aprile scorso.



Le lesioni vengono messe in relazione con lo choc e lo stress post terremoto.
Per 16 di loro si parla solo di «lesioni psicologiche consistenti in sindrome post traumatica da stress»; per due, i danni psicologici si aggiungono ai danni fisici causati dai traumi per il crollo.
Tra queste Carmela Tomassetti, una delle prime nelle ore immediatamente successive alla tragica scossa a denunciare con forza i mancati interventi nonostante le continue lamentele degli studenti. Ai tecnici sotto inchiesta viene contestato la violazione della legge antisismica e la mancata verifica e valutazione dell'adeguamento statico e delle prove di stabilità soprattutto in relazione alle ristrutturazioni avvenute nel corso degli anni.
In relazione all'azione del proprietario e del costruttore, entrambi deceduti, vengono espressi dubbi sulle tecniche di costruzione nel 1965.
Agli amministratori sono contestate omissioni di vigilanza e controllo sull'adeguatezza statica e sismica della struttura.
Ai due indagati del convitto nazionale la procura "rimprovera" la mancata valutazione della inadeguatezza sismica soprattutto nel periodo dello sciame sismico, la mancata messa in sicurezza e la mancata adozione di un piano di sgombero dell'edificio dopo le scosse che hanno preceduto il sisma.
In particolare al rettore, Livio Bearzi, viene contestato il fatto che non sono state tenute in considerazione gli allarmi lanciati nel 1999 dal rapporto Barberi e dal più recente studio di Abruzzo Engineering, risalente al 2004.



Sabato scorso gli inquirenti hanno effettuato sopralluoghi in alcuni edifici di via XX Settembre dove i crolli hanno causato vittime.
Sul posto sono arrivati consulenti nominati dalla procura e gli uomini dell'interforze della polizia giudiziaria, accompagnati dai vigili del fuoco.
In particolare i tecnici hanno visionato l'edificio, quasi interamente crollato, nei pressi della sede dell'Anas e del tribunale dell'Aquila.
L'obiettivo è quello di terminare le perizie sulle quali la procura sta basando le accuse alle persone che avrebbero avuto delle responsabilità.
I condomini dove il 6 aprile scorso c'é stato il maggiore numero di vittime - come annunciato dai procuratore capo, Alfredo Rossini - saranno i prossimi filoni di indagine dopo quello dell'ospedale San Salvatore, che concluderà i filoni già aperti che hanno portato all'emissione di 26 informazioni di garanzia.
«Sono ottimista sui risultati che abbiamo raggiunto e che raggiungeremo», ha detto Rossini. «Abbiamo preso un ritmo rapido ed andremo fino in fondo anche per la gente che aspetta di conoscere la verità sui crolli».
La procura deve anche organizzarsi per affrontare l'importante nodo degli interrogatori degli indagati che per i filoni della casa dello studente e del convitto nazionale sono concentrati tra il 30 ottobre e il 5 novembre prossimi.

26/10/2009 9.37




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