Crolli: 9 indagati per l'Università. Rossini: «rischiati 2 mila morti»

Alessandro Biancardi

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Crolli: 9 indagati per l'Università.  Rossini: «rischiati 2 mila morti»
L'AQUILA. Sono nove gli indagati per il crollo della facoltà di ingegneria dell'università dell'Aquila, nella frazione di Roio, per il terremoto del 6 aprile scorso. * LA PROSSIMA SETTIMANA AVVISI DI GARANZIA PER OSPEDALE E CONDOMINI
Si tratta di Mauro Irti, direttore del cantiere; Gianludovico Rolli, progettista; Giulio Fioravanti, progettista; Massimo Calda, progettista; Alessandro Fracassi, direttore tecnico di cantiere; Carmine Benedetto, lo stesso direttore tecnico di cantiere; Ernesto Papale, direttore dei lavori; Sergio Basile, collaudatore; Giovanni Cecere, collaudatore. Tutti sono accusati di disastro colposo.

«STRUTTURE NON CONFORMI ALLE NORME ANTISISMICHE»

Questi indagati vanno ad aggiungersi ai 13 annunciati ieri (11 per la casa dello studente, 2 per il convitto nazionale) e alle 4 persone indicate negli avvisi di garanzia notificati ai loro eredi, ai fini di una eventuale richiesta di risarcimento dei danni in seguito alla costituzione di parte civile delle famiglie delle vittime.
Nella facoltà di ingegneria di Roio dell'università dell'Aquila non ci sono state vittime.
Tutte le persone coinvolte - esclusi gli eredi - sono accusate, a vario titolo, di avere realizzato o collaudato strutture non conformi alle normative antisismiche previste per una città come L'Aquila. La svolta reale nella maxi inchiesta sul terremoto si è materializzata ieri in una giornata febbrile con la notifica degli avvisi di garanzia accompagnati dalla convocazione per gli interrogatori di garanzia che cominceranno il 30 ottobre (per il Convitto) e si concluderanno entro il 5 novembre.
Le ipotesi di reato per i filoni riguardanti la casa dello studente e il convitto, sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose.
Agli interessati sono stati contestati a vario titolo la violazione della legge antisismica e le omissioni sulla verifica di una buona esecuzione dei lavori e sul controllo sulla staticità e stabilità delle strutture.
Per la facoltà di ingegneria, sono ipotizzati reati riferibili alla violazione delle norme sulle costruzioni.

RISCHIATI 2 MILA MORTI

Se è vero che ad Ingegneria non si sono registrati morti (la scossa è avvenuta alle 3.32 di notte) il procuratore ha però sotolineato che si sarebbe potuta consumare una catastrofe.
«E' crollata una parete», ha spiegato Rossini, «che avrebbe potuto costituire, se a quell'ora fossero stati presenti studenti, un rischio di morte per 2.000 persone».
Proprio per questa ragione sono stati emessi i nove avvisi di garanzia per il filone di inchiesta legato al crollo della sede della facoltà dell'ateneo nella frazione di Roio.
La struttura, «di rilevanti dimensioni - ha ricordato Rossini - affacciava su una sala dove gli studenti si riunivano prima di entrare in facoltà. La caduta avrebbe costituito un serio pericolo. Le ipotesi di reato si basano su questo particolare e sul fatto che - ha proseguito - attraverso le perizie è emerso che i lavori non erano stati fatti bene, tant'é vero che la parete di grosse dimensioni è crollata come in altre situazioni».
Gli interrogatori delle nove persone indagate in questo filone dell'inchiesta saranno calendarizzati dopo quelli relativi alla Casa dello Studente e al Convitto nazionale, che si concluderanno il 5 novembre prossimo.

23/10/2009 12.50

[url=http://www.primadanoi.it/notizie/23089-Inchiesta-crolli-I-nomi-dei-13-indagati-Altri-9-per-l-Universit%E0]I 13 AVVISI DI GARANZIA NOTIFICATI IERI[/url]


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LA PROSSIMA SETTIMANA AVVISI DI GARANZIA PER OSPEDALE E CONDOMINI

Dopo gli 11 indagati per i crolli della Casa dello Studente, i 2 per il Convitto Nazionale e i 9 per l'Università di Roio, facoltà di ingegneria, a breve partiranno nuovi avvisi di garanzia.
E tutt'altro che chiusa l'ondata di notifiche che sono partite dalla Procura del capoluogo che da sei mesi sta portando avanti le indagini.
Il lavoro è certosino, dal palazzo di Giustizia non lasciano trapelare niente ma il ''bollettino'' quotidiano del procuratore non manca mai.
Anche dopo la prima ondata di avvisi di garanzia ha risposto alle domande dei cronisti dimostrando ancora una volta la volontà di far partecipare i cittadini alle mosse delle procura, ovviamente senza anticipazioni di sorta.
Così questa mattina il Procuratore ha annunciato che i prossimi provvedimenti giudiziari della Procura riguarderanno i filoni relativi ai danni all'ospedale regionale "San Salvatore" e, subito dopo, i crolli negli edifici dove c'é stato il maggior numero di morti.
Come si ricorderà l'ospedale, pur essendo stato inaugurato da poco, non ha retto alle scosse. Un evento inquietante che gettò pesanti ombre sulla struttura e la sua inaugurazione.
[url=http://www.primadanoi.it/notizie/20814-L-ospedale-San-Salvatore-costruito-con-la-sabbia]In una intervista del Tg2[/url] ad un operaio che effettuò i lavori al nosocomio nel 1980 emerse un utilizzo annacquato del cemento. Tutte ipotesi che la procura dovrà vagliare.
«Stiamo lavorando e siamo vicini ad altre comunicazioni giudiziarie - ha spiegato Rossini -. Sull'ospedale siamo abbastanza avanti. Le decisioni sugli altri crolli arriveranno nell'ordine e, in tal senso, purtroppo daremo la priorità agli edifici dove ci sono stati morti».
Rossini ha fatto anche capire che teme che qualcuno voglia bloccare le indagini e il processo relativi al terremoto.
«Se qualcuno spera che questo ufficio si arresti – ha assicurato - ovvero che non vada fino in fondo, devo disilluderlo: andremo fino in fondo. Alcuni avevano dubitato che saremmo arrivati ai processi - ha sottolineato Rossini - e invece abbiamo raggiunto una fase molto complessa, inviando anche notifiche per capi di imputazione analitici e particolareggiati, in un tempo ragionevole. Riusciremo - ha aggiunto il procuratore - a chiudere questa fase dei processi e sara' un fatto piu' unico che raro, soprattutto se si guarda ai precedenti casi di terremoto in Italia e all'estero. La maggior parte dei procedimenti, infatti, si sono chiusi con un nulla di fatto. Noi - ha concluso - arriveremo fino alla fine».
23/10/2009 16.08