Inchiesta crolli, si attende la svolta. Proteste e disagi per il freddo

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. C’è grande attesa per la svolta dell’inchiesta sui crolli che sta portando avanti la Procura dell’Aquila.

Secondo le prime indicazioni del procuratore Alfredo Rossini già nella prima decade del mese sarebbero potuti arrivare i primi avvisi di garanzia.
Ma le perizie presentate dai consulenti nominati dalla procura sono ancora in corso.
A questo punto non è neppure certo che entro la settimana in corso possa accadere qualcosa di nuovo.
«Non c'é niente», ha commentato ieri Rossini, che non si è pronunciato sulle possibilità di svolta entro la settimana.
Lo slittamento dei tempi è causato dal fatto che la portata quantitativa delle relazioni è rilevante.
Delle cinque perizie, la Procura si sta concentrando in particolare sulle relazioni sulla casa dello studente e sul convitto nazionale, dove sono morti rispettivamente otto e tre giovani studenti.
Nel mirino i protagonisti della filiera costruttiva e autorizzativa dei due edifici. Le altre perizie presentate riguardano l'ospedale e l'università. La quinta non è stata resa nota dal procuratore Rossini.



6MILA SFOLLATI AL FREDDO, SCOPPIANO LE PROTESTE

Dopo la durissima notte appena trascorsa a causa del freddo la protezione civile nazionale sta studiando misure per accelerare il piano di chiusura.
«Ci auguriamo che le persone comprendano che sta arrivando l'inverno - spiega il dirigente della protezione civile nazionale Fabrizio Curcio -. Invitiamo chi oggi ha una casa assegnata e sa quindi che nel giro di qualche settimana sarà in un alloggio, ad accettare di trasferirsi per qualche tempo in albergo anche non proprio prossimo all'Aquila. Così si eviterebbero disagi e problemi».
In un primo momento, il piano di chiusura delle 171 tendopoli si sarebbe dovuto concretizzare entro fine settembre, anche se poi il tutto è slittato per la paura scattata per la forte scossa di qualche settimana fa e per la richiesta di sindaci e cittadini di rimanere in tenda per andare direttamente nelle casette antisismiche ed evitare il passaggio intermedio in albergo. Da maggio ad oggi - secondo quanto riferito dalla protezione civile - sono state circa 110 le aree di accoglienza chiuse.

FREDDO IN SCUOLA-TENDA

E questa mattina un folto gruppo di genitori della scuola elementare di Pianola ha protestato duramente per il fatto che i lori figli sono costretti a fare lezione «sotto le tende con una due cappotti addosso con una temperatura di soli cinque gradi».
I genitori puntano il dito contro la mancata attivazione dei moduli abitativi provvisori, anche queste nelle vicinanze della tendopoli.
«Prima ci avevano detto che i Map sarebbero entrati in funzione oggi - protesta il gruppo di genitori che chiede di mantenere l'anonimato -, poi, ci hanno annunciato che ci vogliono tre o quattro giorni. Ma lì c'é ancora un cantiere. La nostra vita è un caos ed i bimbi sono costretti ad andare a scuola in condizioni scandalose».
Il gruppo di genitori ha anche sottolineato di aver «protestato con gli insegnanti che comunque non hanno colpe e telefonato al circolo didattico dove alle 8 e un quarto non c'era nessuno, infatti rispondeva il fax».

RIFONDAZIONE: «GRAVE SITUAZIONE DELLE TENDOPOLI»

Intanto Rifondazione Comunista continua a denunciare la cattiva condizione degli ospiti delle tendopoli. «Emblematico- spiega il segretario provinciale Fabio Pelini - e' il caso di Piazza d'Armi, dove qualche decina di sfollati e' stata abbandonata a se stessa solo per aver rifiutato di andare in alberghi lontano dalla città: persone, magari senza auto e con un lavoro a L'Aquila, che non potevano fare altrimenti».
Il modello «centralizzato e autoritario» imposto dal Governo «con la complicità» del sindaco Cialente per Rifondazione «è chiaramente fallito: molte delle tendopoli sono ancora in piedi, di almeno 3 mila nuclei famigliari senza casa non si sa che farne; la requisizione delle case sfitte, da noi sollecitata fin da maggio e partita con enorme ritardo, sta dando risultati modestissimi, per non parlare della graduatoria per l'assegnazione delle C.A.S.E., di cui proprio non e' dato conoscere i punteggi. Chi paga - conclude la nota - per le promesse disattese?»

TINARI (DCA): «VIETATO PARLARE MALE DEL SINDACO»

Dal consigliere comunale dell'Aquila Roberto Tinari (Gruppo Dca) arriva invece la difesa per il sindaco Cialente, dopo che nei giorni scorsi Carlo Costantini aveva parlato di «rischio di inciucio» con il governo Berlusconi.
«Quando Cialente vuole e deve fare appieno quello che è il suo compito, vale a dire l'interesse esclusivo dei cittadini, ecco che si materializzano dal nulla persone depositarie di verità, che vogliono dettare regole e consigli», commenta Tinari.
«A questi gentili e sapienti signori non dobbiamo permettere di parlare del sindaco dell'Aquila in questi termini e modi, indipendentemente dal colore politico. Il sindaco è sempre il primo cittadino e non ci stiamo a questi attacchi trasversali che celano stili di comando di dubbia provenienza.
Dove era questo signor Costantini durante il terremoto? Che cosa ha fatto per i terremotati? Che vuole dai cittadini aquilani?»

13/10/2009 12.02