Inchiesta crolli, «più di 5 indagati»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3832

L'AQUILA. Il numero degli indagati nella prima tranche di decisioni sui crolli causati dal terremoto sarà superiore a cinque. Ancora sette giorni prima di una svolta. * LA PAURA DEGLI SCIACALLI NEI PAESI DESERTI
Se è vero che, secondo il procuratore capo della Repubblica, Alfredo Rossini, per ognuna delle cinque perizie presentate dai consulenti nominati dalla procura c'é un indagato principale sui crolli e presunti corresponsabili nella filiera costruttiva e autorizzativa è chiaro che il numero degli indagati sarà superiore a cinque unità.
Ma sul possibile numero complessivo degli indagati il procuratore mantiene il più stretto riserbo, anche perché si stanno ancora approfondendo le perizie.
Nei giorni scorsi un quotidiano nazionale ha parlato di 60 avvisi di garanzia pronti per essere spediti ad altrettanti presunti responsabili ma Rossini ha smentito.
Quello che è certo è che al momento la Procura ha già in mano i nomi di coloro che sono stati a vari livelli coinvolti nella realizzazione delle case crollate.
«Abbiamo identificato le persone che possono avere delle responsabilità – ha spiegato il procuratore- e attraverso il fantastico lavoro della polizia giudiziaria siamo risaliti all'intera filiera costruttiva. Stiamo confrontando questi dati con le perizie per verificare il grado di responsabilità e poi emettere i primi provvedimenti».
Non si sa se ci saranno arresti. Anche perchè ieri il procuratore ha detto chiaramente che i suoi collaboratori spingono per effettuare subito gli interrogatori evitando per il momento la carcerazione preventiva. Sarà comunque il procuratore a formulare le sue richieste al gip, che dovrà poi decidere. Ovviamente l'arresto si potrà richiedere, così come previsto dal codice, sono nel caso di pericolo di fuga dell'indagato, reiterazione del reato o inquinamento di prove.
Ma quanto manca ancora prima di conoscere i nomi?
Nei giorni scorsi si era detto più volte che la prima decade di ottobre sarebbe stata decisiva. Ma a quanto pare per i primi risultati dell'inchiesta potrebbe mancare ancora una settimana abbondante se per questo si intendono - come ha sottolineato Rossini - i primi risultati di valenza processuale.
Per fare la stima dei tempi bisogna considerare quanto emergerà dai primi interrogatori degli indagati: allora si deve mettere in preventivo il tempo che manca alla decisione e alla notifica dei primi avvisi di garanzia e contestuale avviso a comparire ed almeno tre giorni tecnici di tempo per la convocazione dell'indagato: se il procuratore manterrà la scadenza della prima decade di ottobre per gli avvisi per gli interrogatori manca almeno una settimana.
Facendo il punto sull'inchiesta Rossini ha sottolineato «che in questo momento noi stiamo lavorando su cinque perizie che sono state depositate e a mano a mano faremo le nostre valutazioni».
Ma finora le perizie annunciate erano quattro e riguardavano: la casa dello studente, il convitto nazionale - dove sono morti rispettivamente otto ed undici giovani -, l'università e l'ospedale. Rossini ha aggiunto la quinta non rivelando a quale struttura è riferita. Comunque, pare ormai certo che i primi indagati saranno relativi alla casa dello studente e al convitto nazionale, dove si sono concentrati le maggiori attenzione dei consulenti per rilievi e carotaggi.

08/10/2009 9.30
[pagebreak]

LA PAURA DEGLI SCIACALLI NEI PAESI DESERTI

L'AQUILA. I beni architettonici e gli elementi litici di pregio provenienti dalla forzata demolizione degli edifici e delle abitazioni danneggiati irrimediabilmente dal terremoto del 6 aprile scorso, saranno oggetto di un accurato monitoraggio di testimonianza prima che i detriti e le relative macerie vengano trasportati nelle discariche pubbliche.
E' quanto prevede un progetto che sarà consegnato, il 15 novembre prossimo, alla comunita' terremotata e, per essa, alle Autorità istituzionali locali.
Sostanzialmente il progetto , attraverso moderni sistemi di rilevazione e di archiviazione, consentirà il recupero dei beni e delle memorie personali e di famiglia ovviamente rispettando in toto la sostenibilità ambientale.
Intanto sale l'agitazione in alcuni Comuni per il possibile arrivo di sciacalli nei paesi abbandonati.
A Castelnuovo di San Pio delle Camere i cittadini stanno pensando di formare dei gruppi («non chiamatele ronde», dicono) per controllare il paese durante le ore serali, quando gli operai delle ditte edili se ne vanno e si vedono furgoni che iniziano a girare per il paese.
«Qui non ci sono volanti ne' servizi di vigilanza anti-sciacallaggio», dicono i residenti, «e adesso che il campo ha chiuso e la gente se ne sta andando, temiamo per la sicurezza delle nostre cose».
«In diverse occasioni – spiegano ancora - abbiamo fermato furgoni e camioncini sospetti, gli occupanti si sono giustificati dicendo che stavano cercando lavoro o di trovarsi in paese per cercare ferri vecchi. Risposte evasive e spesso impacciate ben diverse da quelle degli operai che invece sanno sempre dire dove lavorano e per conto di chi».
E le denunce non sarebbero solo dei cittadini: «Circa un mese fa la Protezione civile ci avvisò di aver visto la luce di alcune lampadine tascabili muoversi nel buio del paese. Fino ad ora credo sia sparita solo una bicicletta anche se molti cittadini che non possono rientrare nelle loro case non possono sapere se siano stati commessi furti. Il peggio viene proprio adesso: tutti se ne stanno andando via e in paese resteranno poche decine di persone, chi controllerà?».

08/10/2009 9.45