Il modello L’Aquila fa scuola e finisce a Messina

Alessandro Biancardi

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MESSINA. Nuove case in tempi brevi, «arredate e con i frigoriferi pieni», ha annunciato il premier. Parteciperanno alla ricostruzione siciliana «quelle ditte che hanno lavorato bene per l’Abruzzo». * LA PROTESTA: «ABBANDONATI I CITTADINI DEL CENTRO»



«Faremo come a L'Aquila. Vi saremo vicini con tutti i mezzi». Lo ha detto ieri il premier Silvio Berlusconi, parlando con alcuni sfollati nel corso del sopralluogo nelle zone colpite dall'alluvione nel messinese.
L'intenzione pare che sia quella di trasferire il modello utilizzato nel capoluogo di regione fino in Sicilia. Le differenze tra le due tragedie sono evidenti e bisognerà “modellare” il progetto.
«Qui ci sono due negatività - ha spiegato Berlusconi- : i tempi e la sicurezza. Vi saremo vicini con tutti i mezzi. Abbiamo la grande esperienza dell'Abruzzo, nel tempo necessario vi daremo le case».
Il premier ha sottolineato che i quartieri investiti dalla frana «non sono più abitabili. Costruiremo nuovi quartieri come quelli fatti a L'Aquila».
I soldi «non sono un problema», il governo metterà le risorse necessarie.
Gli enti locali dovranno occuparsi di individuare le nuove aree edificabili. Sempre rivolto alle persone vittime dell'alluvione Berlusconi ha ripetuto le stesse frasi pronunciate sei mesi fa agli aquilani: «creeremo strutture abitative con giardini, ma anche con negozi per far ripartire il piccolo commercio».
Abitazioni «di soli tre piani, vivibili – ha ripetuto il Cavaliere - con giardini, piante, fiori».
E dentro ogni casa, «arredata, ci sarà tutto quello che serve per vivere, dai piatti ai frigoriferi. Entrando si potrà stare una settimana senza neanche fare la spesa».
A Berlusconi ha replicato Ermete Realacci del Pd, sottolineando che «farebbe piuttosto bene a ripensare le scelte politiche in tema di ambiente e territorio da lui compiute» che hanno «azzerato i fondi per la difesa del suolo».
Duro l'Idv, che con Leoluca Orlando attacca il premier, che «come un avvoltoio si è precipitato in Sicilia per sfruttare mediaticamente questo lutto», e si chiede: «se l'esecutivo aveva previsto il disastro, perché allora ci sono tanti morti e dispersi?».
Il premier ieri aveva infatti detto che la tragedia era annunciata. Il disastro «era stato previsto» dagli esperti che avevano dato l'allarme «per tempo», anche se poi si è verificato qualcosa di «veramente eccezionale, con precipitazioni più intense del previsto, che hanno fatto sì che accadesse oggi quello che avrebbe sempre potuto accadere» e che ha cambiato per sempre l'aspetto di borghi, montagne e costa.
Positivo, invece, il commento dell'Udc: «I primi passi del Governo per rispondere all'emergenza tragica di Messina vanno nella giusta direzione», ha detto Luca Volonté.
Intanto, però, ad occuparsi della ricostruzione saranno gli enti locali, con il governatore Raffaele Lombardo che sarà il commissario straordinario.
«Abbiamo davanti una grandissima responsabilità - dice lui - e faremo fino in fondo la nostra parte. Qui bisogna rinaturalizzare il territorio, non alzare muri di cemento».

BLOCCO DELLE TASSE

Berlusconi ha promesso anche il blocco delle tasse e dei mutui per tutti i cittadini che sono stati colpiti dall'alluvione.
Quanto all'impegno del governo, Giulio Tremonti e bilancio permettendo, sarà stanziato un miliardo di euro per affrontare le situazioni più a rischio su tutto il territorio italiano dal punto di vista idrogeolocico.
Esattamente la stessa cifra messa in campo dopo il terremoto del 6 aprile per gli interventi urgenti sugli edifici strategici a rischio sismico.
«Non lasceremo soli i messinesi, così come è stato per gli aquilani», ha detto il premier prima di andare via. E non ha aperto nessun fronte polemico: «l'abusivismo», ha detto, «è, purtroppo, un problema che ho visto in tutta Italia».
Sul Ponte sullo stretto, invece, nemmeno una parola.

05/10/2009 9.41
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LA PROTESTA: «ABBANDONATI I CITTADINI DEL CENTRO»

Mentre il sistema L'Aquila è pronto per arrivare in Sicilia non si placano le proteste di chi non condivide le scelte del Governo sulla gestione dell'emergenza post sisma in Abruzzo.
«In questi mesi abbiamo vissuto nella disperazione, nell'incertezza del nostro futuro», racconta Emilia Giammaria del Movimento per L'Aquila.
«Con una sistemazione autonoma, senza pesare alle casse dello Stato finora abbiamo percepito 540 € in tutto. Mentre parte degli aquilani stanno sulla costa negli alberghi: quanto sono costati e continuano a costare allo Stato?»
«La nostra disgrazia», racconta Giammaria, «è quella di abitare nel centro storico e di essere 2 persone; l'assessore Luca D'Innocenzo del progetto C.A.S.E. ci ha detto che il problema è per i residenti del centro che sono single o le coppie: non sanno dove metterli. Ora mi domando: forse erano le prime persone che avrebbero dovuto sistemare, tenendo conto che nella più positiva delle ipotesi passeranno 10 anni per rientrare in centro, invece si sono preoccupati di collocare rumeni e albanesi».
«Vergogna», tuona Giammaria, «non c'è posto per i residenti aquilani, che sono nati e hanno lavorato una vita per costruirsi ciò che avevano e con il terremoto hanno perduto. Non si è tenuto conto di niente, si è ridotti in mezzo ad una strada, devi morire tanto non interessa a nessuno; hai perso la casa? Tanto piacere. Abbiamo perso 3 appartamenti e non abbiamo più nulla. I residenti del centro storico (che sono pochi: per lo più la città era abitata da studenti) sono i più penalizzati. Per mantenere un certo tessuto sociale dovevano essere collocati nell'immediata vicinanza del centro storico per non creare problemi alle persone già tanto provate? Così non è stato».
Giammaria chiede se qualcuno riesce a comprendere lo stato psicologico di queste persone.
«Alle 6 di mattina prendiamo il treno per recarci al lavoro fuori regione e tornare alla sera. A chi interessa? Se ti va bene ti spediscono ad Assergi, Camarda, Arischia, Paganica, sono affari tuoi, oppure stai sotto i ponti».
«Io non andrò mai in una casa in muratura», continua Giammaria, «mi basta già quello che abbiamo passato e sofferto. Grazie sindaco per come siamo stati trattati.. grazie ancora! La sorte mia della mia famiglia, e di tutta la gente che a 6 mesi di distanza dal terremoto è ancora in via di collocazione, è incerta, viviamo nell'ansia più assoluta. Passeremo i giorni a seguire nelle strade, sotto i ponti: a lei cosa interessa? Invita alla calma…ma quale calma possono avere le persone in queste condizioni? Costrette ad un esilio forzato che non ha una scadenza».


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