Università post terremoto, solo 200 posti letto per 8.000 studenti

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Una delle grandi incognite autunnali sono i posti letto per gli Universitari. Impossibile per gli studenti trovare alloggio e secondo un dato fornito dal rettore dell’Ateneo Ferdinando di Orio ci sarebbero appena 200 posti a fronte di una richiesta di 8.000 universitari. * CHIODI: «ALLE REGIONI RICHIESTO FONDO SOLIDARIETA'»
Come uscirne? Il rettore ormai non nasconde più lo sconforto e oggi ha ribadito che servono almeno ottomila posti letto per gli studenti e per ora è riuscito a metterne a disposizione solo 212 presso la struttura Reiss Romoli, nonostante questo non rientri nelle competenze dell'ateneo.
«Ci e' stato detto - ha proseguito - di abituarci al pendolarismo e all'idea dello studente itinerante, una prospettiva che non accetto. Chiediamo, invece, che siano messi a disposizione i moduli abitativi provvisori o su ruote».
Gli studenti continuano a chiedere assistenza ricordando soprattutto l'enorme impegno che stanno portando avanti restando all'università aquilana.
Già nei giorni scorsi avevano denunciato, anche alle telecamere di Striscia La Notizia, un aumento dei prezzi d'affitto del 50% rispetto allo scorso anno accademico, per una singola.
Il Codacons aveva annunciato un esposto alla Procura.
Intanto il sindaco Massimo Cialente oggi ha chiesto 300 moduli abitativi provvisori in aree determinate, 1000 moduli removibili e l'apertura di due residenze: solo così si può far fronte all'emergenza.
«E' ben noto», ha aggiunto l'assessore alle Politiche abitative, Luca D'Innocenzo, «come una delle emergenze sia quelle di conservare il tessuto del nostro ateneo, in particolare sotto il profilo della popolazione studentesca »
Oltre ai 4.000 studenti universitari fuori sede che hanno autodichiarato la necessita' di un alloggio, provenendo da case classificate E, F vanno però aggiunti anche gli studenti che vivevano in abitazioni con esiti diversi (A, B o C) ma che non potranno vedersi rinnovato il contratto per esigenze sopraggiunte dei nuclei familiari proprietari.
A questo numero va ulteriormente sommato quello degli studenti di nuova immatricolazione.

SOLUZIONI TAMPONE

D'Innocenzo ha annunciato di aver proposto al dipartimento di Stato la realizzazione di 300 map di 70 metri quadrati, per 4 persone, da costruire nella zona ovest della città, ad esempio nelle aree di Cansatessa e di Preturo.
«L'ipotesi può coprire il fabbisogno di 1.200 studenti universitari fuori sede», ha detto l'assessore, «individuati tra quelli che hanno partecipato al censimento. A ciò potrebbero essere aggiunti 1.000 'mar', moduli abitativi removibili. Utilizzando la legislazione sui campeggi e' possibile l'insediamento di tali strutture in aree agricole».
Secondo la proposta del Comune, altre strutture provvisorie potrebbero essere allestite con dei musp per 100 camere doppie, per un totale di 200 posti alloggio, a destinazione foresteria universitaria nell'area già oggetto di esproprio a Lenze di Coppito, in perfetta compatibilità con la destinazione urbanistica della stessa.
«Tutto questo percorso - ha concluso l'assessore - sarebbe completato dall'apertura di casale Marinangeli e della residenza di Roio per ulteriori 60 posti».

«CERTEZZA SUI TEMPI DELLA RICOSTRUZIONE»

L'assessore della Provincia, Pio Alleva, non nasconde invece le preoccupazione per l'evoluzione della ricostruzione.
«Dopo il terremoto del 1703, gran parte dell'Aquila fu ricostruita in sette anni - ha detto - qui, se si pensa alle nostre zone rosse, sette anni corrispondono alle nostre aspettative più rosee».
La preoccupazione arriva dai finanziamenti e dalle normative.
«Nulla è cambiato nella normativa del terremoto - ha spiegato - che per il momento non permette una ricostruzione dei centri storici, specie nei piccoli paesini. Il problema sono le seconde case che costituiscono buona parte dei nostri nuclei - ha aggiunto - dove si può contare su poco o nulla se si è già ottenuto un contributo sull'abitazione principale».
Alleva poi si è detto perplesso sull'erogazione dei fondi, spalmata fino al 2039.
«Non possiamo attendere fino a quell'anno - ha detto - il decreto 39 poi convertito in legge prevedeva 1152 milioni di euro nel 2009, ma oltre 800 di questi sono stati spesi per il Piano Case e una cifra consistente per l'assistenza della popolazione. Per il 2010 ce ne sono 500 milioni, poi 300 e via dicendo. Abbiamo bisogno di più sostanza per velocizzare i tempi».

01/10/2009 14.47
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CHIODI: «ALLE REGIONI RICHIESTO FONDO SOLIDARIETA'»

L'AQUILA. Un fondo di solidarietà di tutte le regioni per agevolare e dare strumenti finanziari alla ricostruzione della Regione Abruzzo.
È la richiesta presentata stamane in sede di Conferenza delle regioni dal presidente Gianni Chiodi, che ha formalmente richiesto la creazione di un fondo di solidarietà da costituirsi con l'1% dell'ammontare complessivo dei fondi Fas in favore delle regioni e il 5% dei Por-Fesr delle regioni in obiettivo "competitività e occupazione".
Il presidente della Conferenza, Vasco Errani, ha assicurato l'immediata convocazione delle commissioni Affari internazionali e Affari finanziari della Conferenza per accertare la consistenza della richiesta e l'entità del fondo di solidarietà.
«La nostra richiesta – ha spiegato il presidente Chiodi - ricalca nella sostanza precedenti comportamenti che le regioni hanno avuto in passato con eventi della stessa natura. Mi riferisco in particolare al terremoto delle Marche e dell'Umbria del 1997, dove ci fu un intervento forte e significativo di tutte le regioni, e quello del Molise del 2002, dove l'atteggiamento delle regioni fu praticamente lo stesso. Mi rendo conto – ha poi aggiunto Chiodi – che le situazioni temporali e politiche sono diverse rispetto ad anni, ma noi stiamo solo richiedendo una replica di quanto accaduto in precedenti esperienze».
Il presidente della Regione si è poi mostrato cautamente ottimista sull'esito delle commissioni tecniche convocate da Errani.
«Sono convinto che ci sarà un atteggiamento solidaristico delle regioni italiane perché è accaduto in passato e non ci sono motivi perché si torni indietro. Per noi sarebbe un'importante boccata d'ossigeno; basti pensare che il solo Fas con la solidarietà dell'1% delle regioni porterebbe nelle casse dell'Abruzzo 261 milioni di euro che, posso assicurare, verranno tutti utilizzati per la ripesa economica della regione».
01/10/2009 14.54