Gestione terremotati: Ara: «1.220 milioni di euro spesi male»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

9538

Gestione terremotati: Ara: «1.220 milioni di euro spesi male»
IL DOCUMENTO L’AQUILA. Fino a questo momento i soldi pubblici spesi per la gestione dei terremotati ammontano a 1.220 milioni di euro. L’associazione Ara denuncia:«con gli stessi soldi si potevano sistemare 48 mila persone con tempi ridotti di un terzo».


I tempi sono maturi per un primo bilancio. L'Ara, l'associazione per la ricostruzione dell'Aquila, chiede che si abbandoni definitivamente l'ottica della rincorsa all'emergenza e non si proceda ad un ulteriore espansione del progetto Case che ospiterà 18 mila persone.
I primi calcoli della Protezione Civile sono risultati errati e quindi bisognerà mettere in cantiere altri 500 alloggi antisismici.
L'Ara ha, però, elaborato una relazione comparativa tra i costi del progetto Case e quelli di altre soluzioni logistiche, come i moduli abitativi provvisori.
Il risultato è sconcertante e l'associazione di Massimo Manieri evidenzia come la spesa delle abitazioni antisismiche temporanee abbia «prodotto un risultato aberrante in termini di investimento per la comunità», soprattutto se «si considera che tali somme sono state di fatto sottratte alla vera ricostruzione e non hanno risolto il problema abitativo provvisorio».
Ma quanto è stato speso fino ad oggi?
880 milioni di euro se ne sono andati per i 184 edifici, per un totale di circa 4.500 appartamenti che saranno adatti ad ospitare circa 18.000 persone.
Ci sono poi i 120 milioni di euro per la gestione delle tendopoli, 170 milioni per le strutture ricettive, 50 milioni per gli affitti e l'autonoma sistemazione in case private.
C'è poi un altro milione e mezzo da spendere per sostenere coloro i quali non troveranno sistemazione nelle C.A.S.E. sino a dicembre.
Una cifra enorme pari a 1.220 milioni di euro.
Secondo l'associazione Ara questi soldi sarebbero stati sufficienti per sistemare «in tempi ridotti ad un terzo, 48 mila persone, ovvero l'intero fabbisogno, in circa 14 mila moduli abitativi provvisori (tipo abitazioni in legno o moduli removibili ad alto contenuto tecnologico del tipo A)».
Una soluzione caldeggiata fin dall'inizio dall'associazione proprio per non sottrarre soldi alla vera ricostruzione (quella delle case definitive) e soprattutto per far sì che nessuno passasse l'estate al caldo nelle tende.

COSTI ESAGERATI PER LE CASE?

Ma se a questo punto si deve accettare che le cose siano andate così, l'associazione mette però l'accento sui costi di realizzazione e sulle cifre che oggi appaiono decisamente troppo elevati.
Solo per le case antisimiche sono stati spesi 710 milioni di euro.
La cifra è comprensiva di costo delle lavorazioni, delle opere di urbanizzazioni e delle spese tecniche ed amministrative, con la sola esclusione dei costi del prezzo di esproprio dei siti di ubicazione.
Il costo medio al metro quadro di ciascun alloggio è di 2.380 euro che lievita però aggiungendo i costi di espropri che l'associazione stima in 6,5 mln di euro.
«Il prezzo di esproprio», spiega l'avvocato Manieri, «è tuttavia destinato a lievitare nel corso degli anni e si attesterà intorno ai €.130.000.000 stimando un costo medio delle aree espropriate pari al valore di mercato attuale per aree similari con destinazione edificatoria».
«Su queste somme è prevedibile un ulteriore esborso per la comunità per interessi legali e spese giudiziarie, pari all'incirca ad un ulteriore 20 milioni di euro», si legge nella relazione.
Aggregando tali dati si ha un costo finale di edificazione complessivamente pari a 880 milioni di euro ed un costo al metro quadro pari a 2.850 euro.
«Con questo prezzo al metroquadro», spiega Manieri, «prima del 6 aprile 2009 si acquistava un appartamento nuovo signorile in zona non periferica; è peraltro noto che il costo di costruzione di un palazzo a norma antisismica si attesta oggi intorno ai €.1.100,00/1.300,00 mq».
«Considerato l'anti-economicità del progetto», chiude Manieri, «oltre che la sua inadeguatezza in termini di ricostituzione della coesione sociale e di recupero dell'economia cittadina, auspichiamo che si abbandoni definitivamente l'ottica della rincorsa all'emergenza e non si proceda ad un ulteriore estensione del progetto Case».

a.l. 26/09/2009 10.42