Rifiuti Napoli, chiesto rinvio a giudizio per Guido Bertolaso

Alessandro Biancardi

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Rifiuti Napoli, chiesto rinvio a giudizio per Guido Bertolaso
NAPOLI. Richiesta di rinvio a giudizio per Guido Bertolaso dalla Procura di Napoli per gestione illegale dello smaltimento dei rifiuti, e richiesta di archiviazione per traffico illecito di rifiuti.
Guido Bertolaso è l'uomo delle emergenze. Dal 6 aprile a L'Aquila coordina le attività di soccorso ed è considerato dal Governo Berlusconi come l'uomo chiave, capace di gestire qualsiasi cataclisma. Lui si vanta di aver lavorato sia con l'attuale premier che con chi lo ha preceduto.
Prima del terremoto Bertolaso aveva gestito anche l'emergenza rifiuti di Napoli nel ruolo di sottosegretario con delega speciale ai rifiuti.
Da lì scaturì una inchiesta della magistratura, una indagine complessa e non senza strascichi polemici (era intervenuto anche il Csm) ribattezzata «Rompiballe» (che ha già portato al rinvio a giudizio per 25 tra tecnici e dirigenti di azienda) dalla quale venne stralciata proprio la posizione del Super capo della Protezione Civile.
Adesso il pm Maurizio De Marco ha chiesto il rinvio a giudizio per Bertolaso e l'archiviazione per il traffico illecito di rifiuti.
Sulla richiesta dovrà pronunciarsi il gip Gabriella Pepe.
La richiesta di archiviazione riguarda l'ipotesi di reato principale, mentre quella di rinvio a giudizio l'ipotesi che i rifiuti furono smaltiti in maniera illegale cambiando arbitrariamente la loro classificazione in modo da trasferirli all'estero o stoccarli come ecoballe.
La posizione di Bertolaso era stata stralciata insieme a quella del prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, e a quella dell'ex commissario, Corrado Catenacci.
Come indagato era stato iscritto nel registro apposito nella primavera del 2008 sin dalle prime battute dell'indagine avviata dai pm Paolo Sirleo e Giancarlo Novelli.
Bertolaso appresa la notizia dell'inchiesta che lo coinvolgeva aveva detto di essere estremamente tranquillo. «Sono come Venezia», disse, «serenissimo, ho fatto esclusivamente il mio dovere. Sono un medico, se vedo un moribondo non aspetto l´ambulanza. Lo carico a bordo, se passo con il rosso o supero il limite di velocità, pazienza. Pagherò la multa».

COS'E' L'INCHIESTA ROMPIBALLE

L'inchiesta è scoppiata a maggio del 2008 con 25 arresti tra funzionari e dipendenti del commissariato per l'emergenza in Campania, finiti tutti agli arresti domiciliari. L'avviso di garanzia raggiunse anche il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa.
Dietro il risvolto clamoroso c'erano stati lunghi mesi di indagine da parte dei carabinieri del Noe della Campania.
L'inchiesta venne denominata "Rompiballe" mutuando una espressione utilizzata in una intercettazione telefonica: tra le accuse c'é infatti quella di aver consentito in alcune occasioni che le balle di spazzatura - teoricamente rifiuti trattati e resi così idonei allo smaltimento in un termovalorizzatore - venissero aperte, e il contenuto inviato in discarica.
In un primo momento i titolari dell'inchiesta smentirono le voci su una presunta iscrizione nel registro degli indagati dello stesso sottosegretario ma qualche mese dopo anche Bertolaso risultò tra gli indagati.
Secondo quanto accertato dalla magistratura i rifiuti che uscivano imballati dai cdr avevano caratteristiche fisico-chimiche identiche alla spazzatura d'origine.
Questo vuol dire, secondo la tesi accusatoria che si sarebbero sprecati soldi per produrre "finte" ecoballe, che in realtà sarebbero state solo spazzatura impacchettata.
28/09/2009 17.12