Si barrica nella casa inagibile: «non voglio lasciare L’Aquila»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Il dramma della disperazione e dello sconforto dopo cinque mesi in tenda e un futuro incerto è andato in scena ieri nel primo pomeriggio. * 1.000 PC E 1.500 PECORE VERSO L’ABRUZZO

Erano passate da poco le 15 quando Pina Lauria, 54 anni è entrata nel suo appartamento di piazza d'Armi, inagibile dopo il sisma. L'appartamento che si trova nella immediata periferia ovest della città, proprio di fronte ad uno dei campi in via di dismissione, non può essere abitato per le gravi lesioni riportate in seguito alla scossa del 6 aprile. Ma la donna è entrata ugualmente, si è diretta verso il balcone e si è affacciata gridando: «Non voglio lasciare L'Aquila».
Alla donna, che vive ancora in tenda, era stata appena comunicata la nuova destinazione a circa 70 chilometri dall'Aquila. Adesso che la sua tendopoli sarà smantellata, le hanno detto, dovrà trasferirsi in un albergo a Castellafiume, nella Marsica.
Una destinazione provvisoria ma comunque inaccettabile per la donna che ha deciso così di barricarsi nella sua casa inagibile e protestare.
Solo la promessa di una soluzione abitativa nel capoluogo, dopo una lunga trattativa, l'ha convinta a desistere e scendere.
«Dopo cinque mesi nelle tende - ha detto la donna disperata - non ci sto a lasciare la mia città, tanto più che devo pensare ai miei due genitori anziani che sono in autonoma sistemazione e che per il momento rimarranno qui».
La donna ha anche avuto parole dure per i criteri con cui viene decisa la sistemazione provvisoria degli sfollati, e si è detta «disgustata» dalle logiche che ha definito «clientelari».
Sul posto sono intervenuti un'ambulanza, polizia e vigili del fuoco, che hanno chiuso la strada dove sorge la palazzina inagibile, ma anche componenti dei comitati cittadini che hanno appoggiato la protesta.
Inutile la trattativa con la donna durata ore ed ore.
«Non me ne vado da qui se prima non vedo un foglio della Protezione civile con scritta una nuova destinazione», ha detto la donna.
La signora è stata poi raggiunta dal suo compagno, Antonio Congeduti, che si è affacciato al balcone gridando contro il governo e contro il progetto "Case".
I due hanno poi esposto uno striscione sul balcone con scritto "L'Aquila-Castellafiume, 70 km di vergogna".
Solo in serata la donna è uscita dall'appartamento dopo che il parlamentare del Pd Giovanni Lolli è riuscito a parlarle entrando nella casa ed impegnandosi a garantire per lei una nuova sistemazione all'interno dell'area aquilana.
Lei ha vinto ma tanti altri dovranno spostarsi altrove perché in città non c'è posto per tutti.

18/09/2009 10.40



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1.000 PC E 1.500 PECORE VERSO L'ABRUZZO

L'AQUILA. Sono stati consegnati ieri alla presenza del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, altri 1.000 notebook all'Università dell'Aquila.
Si tratta di un progetto realizzato in sinergia da Telecom Italia e Acer, d'intesa con il Ministero che premia i primi studenti immatricolati all'Ateneo.
I primi terminali erano già stati messi a disposizione lo scorso mese di luglio, ieri è stata completata la consegna con l'assegnazione simbolica di 30 computer ad altrettante matricole. «L'ateneo apprezza questo concreto sostegno rivolto agli studenti che hanno scelto la nostra istituzione - ha commentato il rettore Ferdinando Di Orio -. Un segno tangibile della volontà di contribuire a creare le migliori condizioni di studio».
«Questa donazione rientra in un progetto più ampio che ha come scopo sostenere la ripresa della produttività in Abruzzo - ha dichiarato Massimo D'Angelo, amministratore delegato di Acer Italia - I giovani sono il nostro futuro e nel donare questi strumenti abbiamo voluto offrire l'opportunità di avvalersi di tecniche didattiche innovative».
Sono 3.000 complessivamente i computer messi a disposizione dalla Acer nel progetto in favore dei terremotati, a sostegno anche di associazioni di categoria come Confindustria.

1.300 PECORE SARDE NEI PASCOLI DELL'ABRUZZO

Per risollevare le sorti delle aziende agro-pastorali colpite dal terremoto arriverà un gregge di 1.300 pecore dalla Sardegna all'Abruzzo.
L'appello lanciato dalla Coldiretti isolana all'indomani del sisma non è caduto nel vuoto.
Anzi ha superato ogni aspettativa in termini di adesioni e numero di capi selezionati. I 1.300 ovini verranno consegnati ai pastori abruzzesi a metà ottobre.
«Un gesto di solidarietà concreta tipico del mondo agro pastorale sardo», sottolinea l'assessore regionale dell'Agricoltura Andrea Prato che stamane, assieme ai dirigenti di Coldiretti, ha annunciato la piena riuscita dell'operazione.
Una iniziativa che trae ispirazione da un'antica tradizione pastorale dell'isola, 'Sa Paradura', secondo la quale ad un pastore che subisce danni al gregge ognuno dona una pecora affinché possa recuperare il patrimonio andato perduto.
«In questo modo - osserva la Coldiretti - in Abruzzo con le pecore arriverà anche un pezzo importante della nostra cultura».


18/09/2009 10.55