Terremoto.Tutte le colpe dei politici dell'Aquila nell’inchiesta di Presadiretta

Alessandro Biancardi

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Terremoto.Tutte le colpe dei politici dell'Aquila nell’inchiesta di Presadiretta
L’ANTEPRIMA VIDEO. L’AQUILA. Come mai all’Aquila si è costruito un quartiere intero con trentamila abitanti su una faglia attiva? Perché tutti gli studi di vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, scuole comprese, non sono mai stati presi in considerazione dagli amministratori locali?
E, infine, come è stato possibile che dopo 4 mesi di scosse continue, sempre più frequenti, sempre più forti non si è fatto nulla per allertare la popolazione?
Quante vite umane, quanti feriti e quante distruzioni in meno avremmo avuto se solo si fosse dato retta a quegli studi e alle grida di allarme dei geologi dell'università dell'Aquila.
Sono queste le domande e le considerazioni che la trasmissione di Rai Tre, in onda domenica 13 settembre, alle ore 21, cercherà di documentare.
In questa puntata Riccardo Iacona ha ripercorso il rapporto Barberi del 2001 sullo stato di vulnerabilità degli edifici pubblici: i danni erano stati tutti previsti.
La giornalista Lisa Iotti è andata poi nel quartiere dell'Aquila costruito nei decenni passati ignorando le perizie dei geologi e ha raccolto le voci dei parenti dei ragazzi morti alla casa dello studente dell'Aquila.
«La paura di un terremoto», si dice nel servizio, «era talmente lontana, così come la preoccupazione del rischio terremoto, che all'Aquila hanno costruito un intero quartiere sulla faglia: Pettino. Un quartiere di 30mila abitanti. Oggi tutte le case sono inagibili e tutto è stato costruito da poco. Negli anni '80: l'altro ieri, insomma, quando già si conosceva la pericolosità della faglia».
Vengono intervistati alcuni residenti che si sono salvati per miracolo la notte del 6 aprile e raccontano di come non sapessero che le loro case erano costruite in una zona ad altissimo rischio sismico.
Una signora lo dice chiaramente: «se lo avessi saputo, non avrei certo comprato una casa qui».
Sono gli appartamenti «vista faglia» dove solo negli ultmi mesi, con l'incrementarsi delle scosse le informazioni erano circolate.
Si era tornati a parlare della faglia e del rischio sismico ma tutti gli allarmi (rivelatisi poi più che giustificati) erano stati messi a tacere e soffocati da più parti: dalle istituzioni e dalla commissioni grandi rischi che solo pochi giorni prima aveva assicurato che i terremoti non potevano essere previsti e che, dunque, bisognava stare tranquilli (prevedendo che non sarebbe arrivata una scossa forte).
Ma si sono sbagliati.
«Prima che dei costruttori, la colpa è dei politici», racconta un altro residente, «infatti, chi aveva i terreni qui a Pettino ha incassato bei soldini: circa 300 euro a metro quadrato. Dovrebbero impedire questo tipo di speculazione… è tanto semplice a parole. Rifaranno le stesse scelte perché siamo un popolo di furbi e non impareremo nulla dai nostri morti…»
Poco distante sempre a Pettino c'è il complesso di case popolari “il Moro” costruite dall'Ater negli anni ‘80 quando già si sapeva tutto eppure nessuno ha fermato la costruzione.
«La cosa grave che nessuno dice», racconta Iacona, «è che il Prg del 1979 è ancora operativo: si può ancora costruire a Pettino e si è costruito fino al giorno prima del terremoto».
Secondo gli esperti ed i tecnici intervistati dai giornalisti di Presadiretta la colpa ricadrebbe tutta sugli amministratori locali che si sono succeduti nelle diverse ere politiche che hanno approvato ed avallato leggi e progetti senza tenere conto delle relazioni geologiche che pure avevano messo sull'avviso chi doveva prendere le decisioni di costruire.
Gianluca Fugaro mostra alle telecamere una copia della relazione geologica allegata al Prg del 1979 dove si poteva leggere chiaramente che una fittissima rete di fratture tettoniche (faglie) erano sparse su tutto il territorio e che dunque il pericolo sismico era elevato.
Ma al tempo del Prg del 1979 la speculazione edilizia di Pettino era già cominciata, dunque, bisognava solo trovare la via “legale” per avallare scelte già compiute per non scontentare i costruttori che avevano già previsto di guadagnare milioni.
Così quelle relazioni geologiche non sono state prese in considerazione.
Perché? Perché in Italia funziona così.
«”Caro geologo”, dice il politico», spiega il tecnico alle telecamere, «”se tu mi scrivi una cosa del genere io chiamo un tuo collega che mi scrive quello che mi serve!”».
Fantasia e malignità?
Nient'affatto.
Iacona ed i suoi dimostrano addirittura, con telecamere nascoste, come sia facile farsi approvare progetti fasulli, redatti da progettisti fasulli, su relazioni copiate da internet.
Insomma uno spaccato della nostra Italia, Repubblica da sempre fondata sulla illegalità diffusa ad ogni livello.
Qualche volta anche sui morti, persone ingiustamente scomparse a causa di responsabilità di chi l'ha già fatta franca.

12/09/2009 12.42

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