Terremoto. Genitori a Roma:«Vogliamo giustizia per i nostri figli»

Alessandro Biancardi

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Terremoto. Genitori a Roma:«Vogliamo giustizia per i nostri figli»
    ROMA. «Non hanno un futuro, avranno giustizia?». «Noi non dimentichiamo». «Il terremoto non uccide. L'uomo sì». «Giustizia per Sara e Lorenzo, una vita negata». «Giustizia per i nostri figli». (Foto:Franco Botticchio)

Sono queste le frasi scritte su striscioni neri che questa mattina il coordinamento dei familiari degli universitari morti nel terremoto dello scorso aprile hanno srotolato nella piazza antistante Palazzo Chigi.
E lì campeggiavano insieme a genitori affranti, amici e parenti in cerca di giustizia anche le gigantografie di ragazzi sorridenti, ritratti nella loro quotidianità, che hanno perso la vita nel terremoto delle 3.32.
Ci sono Lorenzo e Sara abbracciati. C'è Enza che sorride mentre gioca col suo maglione verde.
Ci sono Nicola e Tonino.
Poi ancora volti senza nomi, sorridenti, immortalati in attimi di gioia e semplicità.



Nessuno avrebbe immaginato sarebbero stati gli ultimi.
Nessuno avrebbe immaginato una ferita così lacerante.
In tutto gli studenti morti a L'Aquila sono stati 55 e la voglia dei genitori, oggi, è solo quella di sapere perchè i loro figli hanno perso la vita.
Insistono sulle colpe dei maggiori studiosi italiani di sismologia che si incontrarono ed esclusero la possibilità che arrivasse una scossa come quella del 1703
«E' stata palesemente ignorata la politica di prevenzione ripetendo all'infinito che i terremoti non si possono prevedere. Ma allo stesso tempo come è possibile prevedere che un terremoto non avvenga?»
Su questo punto si è discusso nelle settimane seguenti alla catastrofe e nessuno però è stato in grado di dare risposte esaustive.
I genitori ricordano che anche nello studio di Abruzzo Engineering tutte le facoltà presentavano delle criticità. Massime, inoltre, quelle
segnalate per la Casa dello Studente di via XX settembre, dove hanno perso la vita 8 ragazzi.
Nella residenza di 7 piani di cui 2 interrati, lo stato di manutenzione veniva ritenuto «buono» ma si segnalavano «criticità strutturali».
Ultimi interventi strutturale non ne erano registrati, nel palazzo finito di costruire nel 1970.
Nessuna altre indagine era stata effettuata sulla struttura che come spiega il rapporto, veniva utilizzata 12 mesi l'anno, da una media di 150 persone 24 ore su 24.
Si parla poi di esposti in passato che sarebbero stati archiviati ma nei quali già si scriveva nero su bianco quanto poi il terremoto ha provato senza appello: edifici malandati che non potevano non crollare.



Ma nessuno fece niente, continuano a ripetere oggi i parenti delle vittime senza trovare pace.
Eppure la legge prevede organi di controllo e responsabilità precise.
Anche a seguito delle scosse di fine marzo, abbastanza violente, l'Università rimase aperta, così come la residenza per gli studenti. Qualche transenna qua e là, raccontò qualche studente, ma niente di più.
Una ordinanza del sindaco invece aveva previsto per un breve periodo la chiusura delle scuole dell'obbligo.
Perché l'università no?
Perché è rimasta aperta anche nei giorni a ridosso di quel 6 aprile, pochi giorni prima di Pasqua?
Il rammarico è tutto qua: quegli studenti fuori sede se l'università fosse stata chiusa sarebbero ritornati a casa per le vacanze di Pasqua. Un dettaglio non trascurabile perché oggi sarebbero qua a benedire quel provvedimento che invece non è arrivato.
Sempre nei mesi scorsi, dopo il terremoto, una studentessa spiegò bene che i problemi della residenza che ospitava gli universitari erano noti a tutti.
«Avevamo denunciato le crepe e lo stato di questa struttura assurda», disse la ragazza in varie trasmissioni televisive e alla Procura, «non c'erano scale d'emergenza, non è mai stato fatto un piano di evacuazione».



La giovane studentessa ha raccontato la segnalazione di «crepe anomale».
Ma dopo i controlli i tecnici hanno sempre detto che non c'era alcun problema.
«Nella camera 211, proprio nella zona dove la casa è crollata», ha raccontato ancora «c'era una crepa che ogni anno veniva ristuccata. Quando alcuni amici che vivevano nella camera 210 lunedì notte sono riusciti a mettersi in salvo hanno visto che quella camera non c'era più. Era completamente crollata».
Queste sono parole che i genitori non possono e non vogliono dimenticare.

a.l. 11/09/2009 14.10