Seimila case sfitte da requisire, la soluzione estrema prima dell’inverno

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Sono circa 6.000 le seconde case all'Aquila e dintorni che potrebbero essere requisite se, dopo le opportune verifiche strutturali, risulteranno agibili e sfitte. COMITATO 3.32: «IMPOSSIBILE ENTRARE NEL CAPO DI ACQUASANTA» * DA LUCOLI: «PAURA DEL FUTURO. QUALCUNO CI AIUTI»
Lo ha detto il prefetto, Franco Gabrielli, parlando di abitazioni - non tutte classificate A - che si trovano in vari Comuni dell'Aquilano.
Le seconde case potranno essere utilizzate per ospitare gli sfollati delle tendopoli - allestite dopo il terremoto di aprile e ora in fase di smantellamento - e per consentire il riavvicinamento di chi vive negli alberghi della costa abruzzese.
Ai proprietari di appartamenti da requisire sarà corrisposta un'indennità sulla base di un contratto elaborato dalla Protezione Civile.
«Finalmente - ha commentato il vicepresidente del Consiglio regionale d'Abruzzo, Giorgio De Matteis - si sta pensando di far riferimento alle migliaia di seconde case disponibili che, con alcuni interventi di consolidamento, possono costituire una soluzione importante per questo territorio. Del resto - ha aggiunto De Matteis - sin da maggio abbiamo chiesto e auspicato interventi di questo tipo, supportati da strumenti legislativi appropriati che vengono annunciati solo ora».

Intanto ieri un centinaio di persone sono state trasferite negli appartamenti della Scuola della Guardia di Finanza a Coppito.
Le prime a entrare negli alloggi che a luglio hanno ospitato le delegazioni delle nazioni partecipanti al "G8" sono state famiglie di nazionalità peruviana e filippina.
Poi, cittadini originari dell'Est Europa e successivamente italiani.
Sono solo due gli alberghi che finora hanno ospitato gli sfollati usciti dalle tende di Piazza d'Armi. Il piano di trasferimento e dismissione proseguirà gradualmente per concludersi a fine settembre. Nella struttura di Coppito ci sarà posto - come ha sottolineato il capo della Protezione Civile nazionale, Guido Bertolaso - per un numero di persone che va da 1.500 a 1.800.

E' rientrata invece la protesta dei cinque albergatori aquilani aderenti a Confcommercio che, nel pomeriggio, avevano minacciato di non ospitare gli sfollati usciti dalle tende di piazza d'Armi.
A sbloccare la situazione é stata una nota con cui la Protezione Civile ha comunicato a tutti gli albergatori del cratere sismico che, qualora non mettano a disposizione la struttura, si procederà alla requisizione.
«Dopo questa nota, grazie alla Protezione Civile non ci sono due pesi e due misure - ha commentato Mara Quaianni, responsabile Federalberghi L'Aquila -. Tutti metteranno a disposizione le stanze. Siamo stati sensibili, ma tutti dobbiamo fare sacrifici in questo difficile momento».
Quaianni ha informato che la prossima settimana è previsto un incontro con i vertici della Protezione Civile per discutere del rinnovo della convenzione e dell'abbassamento dal 75% al 50% della quota di stanze da riservare ai terremotati.
«Se la soluzione doveva essere trasferire i terremotati delle tendopoli nelle case oppure in strutture permanenti – ha commentato De Matteis-, è evidente che non è questo il risultato prospettato dalla Protezione Civile».

Intanto è stato ufficializzato che saranno 86 i moduli abitativi provvisori (Map) da realizzare a San Gregorio, una delle frazioni dell'Aquila più danneggiate dal terremoto del 6 aprile.
Il terreno, sulla collina che sovrasta l'attuale centro abitato, è stato messo a disposizione dall'Amministrazione separata degli usi civici, nell'unica area in buone condizioni dal punto di vista idrogeologico.
I moduli provvisori copriranno le esigenze degli sfollati della parte vecchia della frazione, che conta oltre il 97% delle abitazioni gravemente danneggiate.

«Gli abitanti sono riconoscenti alla Protezione Civile - commenta Chiara Petrocco, consigliere di circoscrizione - che, di concerto con l'Amministrazione comunale, ha trovato questa soluzione. Ci auguriamo che vengano fornite soluzioni logistiche anche ai residenti delle case comunali, specie a quelli che non rientreranno nelle specifiche del Progetto Case».

05/09/2009 11.47

COMITATO 3.32: «IMPOSSIBILE ENTRARE NEL CAPO DI ACQUASANTA»

A L'Aquila stanno smantellando i primi campi, «ma le persone non hanno la minima idea di dove saranno mandati e non hanno ricevuto il minimo preavviso», denuncia Mattia Lolli del Comitato 3.32.
«C'e' chi finirà in albergo sulla costa e chi andrà in una caserma. Non viene rispettato minimamente il diritto di poter decidere del proprio futuro. Abbiamo organizzato per oggi un assemblea cittadina per discuterne con tutta la città».
Stamattina gli esponenti del comitato si sono recati presso il campo di Acquasanta (uno dei più grandi) che probabilmente sarà il prossimo ad essere smantellato, per sentire cosa ne pensa la popolazione ed invitarla all'assemblea.
«Ci e' stato detto», ha raccontato Lolli, «che è vietato entrare. Non possiamo parlare con i nostri concittadini e compaesani, perchè i nostri volantini li disturberebbero. Quando una signora del campo, ha provato a "convincerli" (a questo siamo ridotti) dicendogli «ma questa è casa nostra» gli e' stato risposto che quello ormai e' territorio della protezione civile, e decidono loro. Chi entra e chi no, cosa si può distribuire e cosa no, cosa si può dire e cosa no. Sappiamo che e' un problema che dobbiamo e possiamo risolvere solo noi, ma crediamo sia fondamentale che tutti sappiano che livello di repressione e controllo vergognoso che si e' raggiunta in questo territorio. Ora basta».

05/09/2009 14.22

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DA LUCOLI: «PAURA DEL FUTURO. QUALCUNO CI AIUTI»

L'AQUILA. «3 settembre, sono passati ormai cinque mesi, l'autunno è alle porte, la desolazione incombe come un macigno sulle tante piccole realtà montane annientate dal sisma».
Arriva da un blog di Lucoli l'ultimo grido d'aiuto. Incertezza e paura per quello che sarà il futuro. Il blog che dal 6 aprile scorso racconta quello che avviene nel comune terremotato ospita spesso testimonianze e perplessità su quella che sarà la ricostruzione.
«La cosa che colpisce di più è che tutto tace», si legge sul diario virtuale. «Sembra quasi che non si voglia affrontare la realtà, che si metta la testa sotto la sabbia ..... aspettando cosa? Che magari il fortunato vincitore del sei al superenalotto elargisca una copiosa donazione per la ricostruzione dei piccoli borghi abruzzesi?»
E le domande sono tante: «quanti si sono già scontrati con l'impossibilità di poter pensare a recuperare le proprie case? Quanti stanno dicendo addio ad una parte della propria vita rimpiangendo i tanti sacrifici fatti per costruirsi un rifugio? Quanti stanno svuotando le case facendo propria la convinzione che non torneranno più? Molti, se non tutti temo».
Secondo il racconto, infatti, sarebbe praticamente impossibile ricominciare a ricostruire «con le premesse attuali».
Difficoltà ci sarebbero sia per i residenti («perché la sua casa è circondata da non residenti») e nemmeno per chi a Lucoli aveva una casa per le vacanze e che «su quelle case avevano già investito quanto avevano e non possono, adesso, affrontare completamente di tasca propria 80.000 euro di lavori per il recupero di un'abitazione che sì amano ma nella quale non abitano stabilmente e che comunque non recupererà mai il valore sul mercato di quanto vi si è investito».
E allora? E allora riprendono gli interrogatici: «Quale scenario ci riserva il futuro? Paesi fantasma, abbandonati, semidistrutti, emigrazione dei residenti verso zone che offrono nuove prospettive (soprattutto i giovani), tracollo dell'economia locale, dal turismo al terziario. Ma perché di questo se ne parla solo su qualche blog? Perché spesso proprio i non residenti sono più attivi quando chi pagherà maggiormente questo stato di cose, purtroppo, sono proprio i locali?»

05/09/2009 11.47