Le case in costruzione non bastano: ora si pensa a requisire quelle libere

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Tra le soluzioni temporanee per le famiglie le cui prime case sono state distrutte o dichiarate inagibili, l’ordinanza n. 3769 del 15 maggio scorso permette di andare a vivere in affitto a spese dello Stato in appartamenti sfitti o non utilizzati su tutto il territorio dell’Abruzzo.






ABRUZZO. Tra le soluzioni temporanee per le famiglie le cui prime case sono state distrutte o dichiarate inagibili, l'ordinanza n. 3769 del 15 maggio scorso permette di andare a vivere in affitto a spese dello Stato in appartamenti sfitti o non utilizzati su tutto il territorio dell'Abruzzo.


La condizione è di non disporre di altre soluzioni abitative all'interno della regione.
Le case saranno assegnate dai sindaci in base a criteri di priorità che tengono conto della vicinanza dell'immobile al Comune di residenza, di quanto è numeroso il nucleo familiare, e se ne fanno parte disabili, anziani e bambini.
Saranno la Protezione civile e i sindaci a individuare queste case, arredate e dotate di impianto di riscaldamento. Il contratto di affitto tra i proprietari delle case disponibili e i beneficiari del provvedimento sarà regolato secondo un modello di convenzione che è contenuto nell'ordinanza.
I contratti di affitto sono previsti di 6 mesi, rinnovabili fino a 18 mesi e i canoni, a meno di diversa dichiarazione di congruità, vanno dai 400 fino agli 800 euro a seconda della grandezza dell'appartamento. Il Comune pagherà gli affitti e solo gli oneri condominiali sono a carico dell'affittuario. Ovviamente, chi usufruirà di questo provvedimento non avrà l'indennità di autonoma sistemazione.
Questo quanto prevede l'ordinanza della Protezione civile.
Oggi però saltano fuori novità.
«L'azione che è partita dall'ordinanza 3769 ha cercato di dare un messaggio calmierante rispetto ad una situazione che oggi sta esplodendo, per quanto riguarda gli affitti delle abitazioni agibili, per richiamare tutti ad onestà e solidarietà», ha detto il vicecapo del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis nel corso della trasmissione "Radio anch'io", a cui ha preso parte anche il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente.
La situazione è quella degli affitti che starebbero lievitando a causa di speculazioni più che prevedibili. Così molte delle case sfitte oggi hanno un affitto di gran lunga superiore.
«Nessuno - ha detto ancora De Bernardinis- si sogna minimamente di pensare di mettere semplicemente nelle case in costruzione i terremotati, perchè quelle in costruzioni non sarebbero sufficienti. Gli strumenti - ha aggiunto - sono anche il fatto di far emergere dal territorio dell'aquilano quello che e' un patrimonio edilizio già accatastato ed agibile sul quale ruotavano 10-11 mila studenti. Non si vede perchè questo patrimonio che potrebbe essere attorno alle 4 mila unità non debba emergere. Mi assumo io - ha concluso - la responsabilità di aver deciso di non metter le persone nei container provenendo da altre esperienze come quella della Basilicata, proprio in ragione delle altre esperienze non vorrei lasciare il popolo abruzzese nei container per 5 anni esistendo un patrimonio edilizio come questo».
Alle parole del responsabile della protezione civile risponde subito il presidente Chiodi che si dice favorevole ad una soluzione che si direbbe di forza.
Così Chiodi, prima dell'inizio dei lavori del Consiglio, si è trattenuto con i rappresentanti di un'associazione degli inquilini e dei Comitati cittadini, riuniti davanti al palazzo dell'Emiciclo.
Il confronto è stato aperto e cordiale. Agli inquilini, che hanno sollevato il problema delle 4 mila case popolari o gestite dall'Ater per le quali gli enti pubblici non hanno ancora presentato domanda di ricostruzione, il Presidente ha risposto che «è un problema serio, ma è lo stesso che stanno vivendo gli altri cittadini».
«Alcuni di questi immobili sono di proprietà della Regione – ha confermato – ma altri appartengono al Comune. Valuteremo con il Consiglio le azioni di intraprendere«.
Del problema case il presidente Chiodi ha parlato anche con alcuni componenti del Comitato 3.32 che stamane hanno consegnato all'Assise regionale un documento, già nelle mani del Comune, sulle linee-guida per la ricostruzione.
«Tutto quello che stiamo facendo – ha assicurato – è nella massima trasparenza. Qui non si può fare nulla senza trasparenza. Il nostro obiettivo è ridurre al massimo la permanenza nelle tendopoli, ma spesso non abbiamo le mani libere. Dobbiamo fare i conti con la burocrazia che, in questi casi, andrebbe bypassata. Stiamo lavorando alacremente e quando dico alacremente intendo dire che molte decisioni vanno assunte con tempestività, senza 10 mila tavoli di confronto preliminari. Stiamo agendo col massimo impegno e nell'interesse delle persone. Quello che è accaduto ci ha portato una grande sofferenza ma dobbiamo lavorare e credere che L'Aquila tornerà più bella e più forte del passato».
Poi, Chiodi ha fatto appello alla coesione della comunità «perché troppo spesso in questi giorni è prevalsa la volontà di frammentazione».
Quanto alla richiesta di alloggi per settembre, Chiodi ha assicurato: «Anche io sono per la requisizione delle case sfitte, ma bisogna fare i conti con problemi oggettivi. Avevamo negoziato con l'Ance la disponibilità per l'affitto di 3000 appartamenti, ma poi il processo si è arrestato: i prezzi sono saliti e le imprese hanno preferito mettere in vendita quegli stessi edifici. Stiamo ora puntando su un Fondo immobiliare col quale si potrà ovviare anche il problema del rimborso alla Cassa di risparmio».
Infine, il presidente Chiodi ha invitato i rappresentanti dei Comitati cittadini ad un incontro informale da programmare nei prossimi giorni.
Insomma al momento si ha dunque la conferma di quello che diversi gruppi e organizzazioni dicevano da almeno due mesi: le case in costruzioni non bastano per tutti.
Che si fa? Non è ancora chiaro di sicuro bisognerà inventarsi qualcosa ad agosto.

30/07/2009 13.39